9 luglio 1787, la resa dei conti tra Paccard e Balmat

La conquista del Monte Bianco ha una coda lunga di malumori e malelingue. Il dottore, che ha raggiunto per primo il Tetto d'Europa insieme al cercatore di cristalli, non sopporta le calunnie, ma allo stesso tempo sente di avere fallito come scienziato

 

Il 9 luglio 1787, quasi un anno dopo la loro splendida impresa sul Monte Bianco, qualcuno avvertì il dottor Paccard che Jacques Balmat sparlava di lui. Secondo i testimoni fu l’unica volta che Michel Gabriel Paccard perse il controllo: corse per strada sotto la pioggia, cercò Balmat in una bettola, lo trovò, lo colpì con l’ombrello e lo lasciò steso in una pozzanghera, sbronzo.

Un eroe nell'ombra

Ci si domanda perché ci volle tanto tempo per accertare che il merito principale della prima salita del Monte Bianco fosse da attribuire a Paccard, tanto più che il dottore era uno stimato scienziato, membro corrispondente dell’Accademia delle Scienze, e in fondo non aveva che da raccontare i fatti in un libro di prima mano, che probabilmente sarebbe diventato subito un best seller. Ma il libro annunciato non uscì mai, alle insinuazioni si aggiunsero altre insinuazioni, confondendo le carte per decenni, e alla fine Paccard cercò di convivere con la calunnia: “Avrei potuto ottenere riparazioni giudiziarie poiché ne avevo tutti i mezzi, ma mi hanno detto che la vera gloria e il merito consistono nel sopportare le ingiurie e non nel vendicarle”.
Si può immaginare che cosa gli cadde addosso quando si trovò isolato e denigrato, non tanto dai compaesani – che probabilmente tifarono un po’ per lui e un po’ per Jacques Balmat, e anni dopo lo elessero sindaco – quanto dalla più potente macchina propagandistica di fine secolo, la letteratura popolare: Bourrit che costruisce la leggenda del Monte Bianco sull’intrepido cercatore di cristalli, Dumas che scrive che “il coraggio ha preceduto la scienza”, Hugo che addirittura fa di Balmat l’eroe dell’ode romantica Balma. C’è di che rimanere schifati e annichiliti. 

“Avrei potuto ottenere riparazioni giudiziarie poiché ne avevo tutti i mezzi, ma mi hanno detto che la vera gloria e il merito consistono nel sopportare le ingiurie e non nel vendicarle”. Michel Gabriel Paccard

Una vergogna immotivata?

Secondo gli studi di Pietro Crivellaro, però, esiste anche una spiegazione di natura scientifica, e siamo di nuovo nel 1787: “Il dottore invia i suoi dati barometrici al ‘Journal de Lausanne’ e li pubblica proprio il 4 agosto, il giorno in cui de Saussure sta scendendo dal Monte Bianco con i propri dati: la cima è alta 4775 metri, solo una trentina in meno rispetto all’altezza reale, un eccellente risultato per i mezzi dell’epoca… Paccard ha modo di constatare che i propri dati barometrici dell’8 agosto 1786, dai quali si ricavava per il Monte Bianco l’altezza di 5039 metri, sono ampiamente smentiti dai dati di de Saussure. Paccard può così rendersi conto di avere sbagliato sentendosi umiliato e sconfitto come scienziato”.
 

La tardiva e doverosa riabilitazione del dottor Paccard, che arrivò postuma e grazie soprattutto all’opera meritoria degli storici britannici, alla fine gli è valsa un monumento nel centro storico di Chamonix, non lontano dalla classica, ancillare, confortante mano tesa di Balmat che da oltre un secolo indica a monsieur de Saussure la via di salita per il Monte Bianco. Per i turisti sono solo due ricordi del passato, ma per la storia è già l’anticipazione di un nuovo mondo: se da una parte il signore e il suo “servitore” assecondano il cliché dell’Ancièn Régime, dall’altra lo spirito indipendente di Paccard rappresenta la borghesia innovatrice, che illuminata dalla luce della cultura e delle ragioni della scienza si permette di rischiare, esplorare e addirittura sbagliare.