© Foto dal sito Ragni di Lecco
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© Foto dal sito Ragni di LeccoCi sono montagne che, anche dopo decenni di frequentazione, continuano a offrire spazio all'immaginazione. Il Pizzo di Prata, sopra Chiavenna, con la sua imponente parete nord e il carattere selvaggio, è una di queste. Qui Simone Manzi e Filippo Lisignoli hanno aperto Ingannevoli simmetrie, una nuova linea che percorre il grande pilastro centrale della parete.
L'idea di questa linea ronzava in mente a Manzi da tempo. Quel pilastro compatto, apparentemente respingente e ignorato dalle vie classiche, rappresentava la possibilità di creare un itinerario capace di coniugare difficoltà tecniche, protezioni veloci ed esplorazione a due passi da casa.
Parlandone con Filippo Lisignoli emerge un dettaglio sorprendente: anche lui aveva da tempo posato gli occhi sulla stessa linea. Non solo: nel 1982, suo padre Massimo Lisignoli, insieme al fratello Guido, aveva già tentato di salire quel pilastro, rinunciando davanti all'impossibilità di proteggere l'uscita di un diedro. Quel tentativo si concluse deviando verso il canalone centrale, dando origine a quella che oggi è la via classica della parete.
"Conoscendo questi luoghi non è difficile immaginare come mai non fosse stato possibile proseguire oltre sul pilastro: la roccia non è sempre facile da leggere né tanto meno da scalare e proteggere e nell’era dei friend e del martello comprato e dimenticato chissà dove, su questa parete i chiodi sono un’ancora di salvezza imprescindibile" ha scritto Manzi nel resoconto pubblicato sul sito dei Ragni di Lecco.
"Nel luglio dell’anno scorso io e Lisi siamo insieme per un intervento di soccorso alpino e guardiamo la parete: con il sole pomeridiano un diedro che sembra tagliato con il coltello luccica al sole e insieme pensiamo: “eccolo!”" continua Manzi.
Dalla parete alla vetta
L'apertura si è svolta in due fasi, tra luglio 2025 e giugno 2026. Dopo aver salito tutta la via l'anno scorso, i due alpinisti sono infatti tornati per aggiungere degli spit nei passaggi più esposti e difficilmente proteggibili, per rendere più sicura un'eventuale ripetizione.
La via si sviluppa infatti su una parete dove la qualità della roccia cambia continuamente e dove le possibilità di protezione sono spesso limitate.
Spiega Manzi nel resoconto, a proposito della scelta della linea: "Raggiungiamo il grande cengione alla base del pilastro e i dubbi ci assalgono. Vaghiamo a destra e a sinistra e non sappiamo deciderci se tenere la linea che ci eravamo prefissati, dritta sopra di noi nel “diedro luminoso” (letto con la S sibilante) oppure spostarci a sinistra su una linea difficile da comprendere ma affascinante. Alla fine optiamo per il diedro, in parte perché era più logico provenendo dalle placche sotto e in parte perché volevamo proseguire la linea del papà e dello zio di Lisi".
La parte alta della via si rivela la più impegnativa: una sezione dove la roccia richiede attenzione continua e protezioni non sempre evidenti. Superato il pilastro, la parete si abbatte fino al catino finale e alla vetta.
Una volta a casa, mostrando le foto al padre di Lusignoli, i due scopriranno il motivo per cui non avevano trovato soste da discesa in parete: la via tentata dai fratelli Lusignoli nell'82 si trovava dall'altro lato del pilastro, proprio nella direzione in cui i due avevano pensato di procedere quando si trovavano sulla cengia.
Una via moderna, ma dal carattere alpinistico
Ingannevoli simmetrie è una linea che copre 520 metri di sviluppo in 13 tiri, ai quali si aggiungono circa 80 metri di zoccolo iniziale e altri 350-380 metri fino alla cima. Le difficoltà raggiungono il VII+ obbligatorio, con un impegno complessivo valutato RS3.
La linea è stata aperta con chiodi e protezioni veloci ad eccezione di uno spit al dodicesimo tiro. Solo durante la prima ripetizione sono stati aggiunti alcuni spit nei tiri più impegnativi e attrezzate le soste. Si tratta di un itinerario alpinistico, con lunghi tratti obbligati, protezioni in gran parte da integrare e roccia non sempre ottima, soprattutto nei tiri più facili