Anna nel Santuario di Monte Tranquillo, dopo aver raggiunto gli 8000 km di cammino - Abruzzo © Archivio personale Anna Horodecka
Lago del Salto - Lazio © Archivio personale Anna Horodecka
A 3,5 km da Pereto - Abruzzo © Archivio personale Anna Horodecka
Parco Nazionale del Pollino - Calabria © Archivio personale Anna Horodecka
Rivello - Basilicata © Archivio personale Anna Horodecka
Parco regionale dei Monti Picentini, Senerchia, Campania © Archivio personale Anna Horodecka
Serino in Campania © Archivio personale Anna Horodecka
Nei pressi di Carovilli - Molise © Archivio personale Anna Horodecka
Monte Papa - Parco Nazionale degli Appennini Lucani - Basilicata © Archivio personale Anna Horodecka
Nei pressi di Cerisano - Calabria © Archivio personale Anna HorodeckaLa pagina Instagram di Anna Horodecka è tappezzata di video fatti sul Sentiero Italia CAI. Sulle note di Fabrizio De Andrè, Gianmaria Testa, dei Modena City Ramblers e dei Nomadi, scorrono le immagini dell'alta Sabina. Scrollando dal telefono, ci ritroviamo immersi in laghi, boschi, ruscelli, borghi e sentieri pietrosi, ma anche dentro la tenda da cui Anna osserva di persona tutta questa natura.
Una professoressa in cammino
Nominata ambasciatrice SICAI, Anna ha quasi 50 anni, è di origini polacche ed è professoressa associata presso l’università economica SGH in Varsavia e docente a Monaco, alla Hochschule München. Ha conseguito due dottorati in Economia e in Teologia e l’abilitazione scientifica in Scienze Sociali. Ha iniziato il Sentiero Italia CAI nel 2014 e l'ha quasi terminato. A oggi, dopo 12 anni, ha camminato per più di 8000 chilometri, pubblicando scrupolosamente sui social il suo video-diario di viaggio. La sua è una storia di avventure, imprevisti, ricerca di senso e, soprattutto, grande stupore davanti agli incontri naturali e umani di cui è ricco il suo cammino.
Quando la raggiungo, è sulla strada per Vallepietra (provincia di Roma).
Direttamente dal SICAI
Dove hai raggiunto gli 8000 km?
Ero al Santuario del Monte Tranquillo, in Abruzzo. Quando sono arrivata c'era un capriolo molto tranquillo, ci siamo guardati e lui non è scappato!
Come riesci a conciliare il tuo lavoro con il cammino?
Fino all'anno scorso potevo camminare solo durante le vacanze estive, da fine luglio fino a settembre. In questo periodo era difficile fare il sud Italia a causa del caldo, quindi andavo soprattutto al nord sulle Alpi. Ora, invece, sono in aspettativa: a luglio 2025 è mancato mio padre e questo, insieme allo stress dovuto al lavoro, mi ha fatto andare in bornout perché ho esaurito le energie. In Polonia hai diritto ad un anno di pausa dal lavoro per ragioni di salute. Così a ottobre sono partita per la Calabria e lì ho percorso alcuni tratti del Sentiero Italia. Poi l'inverno era troppo freddo e ho continuato a camminare verso Santiago di Compostela, lungo il cammino francese, e poi in Spagna e in Portogallo. So che se cammino sto bene.
Mi dispiace per la tua perdita! Pensi che stai trovando quello che cercavi?
Per natura ho bisogno di camminare da sola per stare bene. Quando sono senza forze, anche quando sto male fisicamente, per esempio con il mal di schiena o altro, appena arrivo sul Sentiero Italia CAI mi sento di nuovo bene, è una rinascita per me. E sul sentiero, come nella vita, bisogna avere la forza interna per attraversare anche i posti brutti, che ti fanno fare comunque esperienze.
"Sul sentiero, come nella vita, bisogna avere la forza interna per attraversare anche i posti brutti, che ti fanno fare comunque esperienze". Anna Horodecka
I primi passi sul SICAI
Quando hai iniziato il tuo viaggio sul SICAI?
Nel 2014. Era agosto e stavo lavorando ad un articolo per lavoro quando un hacker ha iniziato ad inviare messaggi dal mio account ai miei contatti chiedendo soldi. Ho cercato di proteggere i miei amici, ma questa situazione è stata molto stressante per me e mi ha depressa. Quando si è risolta, ho deciso di partire: in quel mese pioveva sia in Germania sia in Austria, mentre in Italia c'era bel tempo. Sono andata in Liguria, da dove parte la Grande Traversata delle Alpi che, in cui alcuni tratti, si sovrappone al SICAI, e ho iniziato il cammino. Il primo anno ho fatto 220 km. E inoltre ho incontrato Riccardo, che ora è mio marito!
Com'è successo?
Una mattina sono uscita dal rifugio Don Barbera con il mio diario sul quale prendo appunti di viaggio ed è arrivato un gruppo di speleologi dove c'era anche lui. Ci siamo conosciuti e siamo rimasti in contatto finché non ho deciso di complicarmi la vita – ride – perché ora che siamo sposati vivo in tre Stati: in Polonia e Germania per lavoro e in Italia con lui, a Pietrasanta, in Toscana.
Dagli appunti scritti a mano sei passata ai video che pubblichi sui social!
Sì, il sentiero per me è un viaggio spirituale, e vorrei condividerlo con gli altri, anche se non sempre riesco a pubblicare tutto sui social. Oltre a raccontare quello che succede, vorrei condividere anche quello che accade dentro di me, i rapporti che stringo con le persone che incontro, quando e perché un posto mi colpisce particolarmente. Così però i diari diventerebbero troppo lunghi! All'inizio scrivevo tutto a mano, poi ho iniziato a registrare e a trascrivere. A volte ho pubblicato versioni integrali con vari commenti e riflessioni, ma poi ho deciso di caricare solo versioni riassunte in italiano.
Il sentiero per me è un viaggio spirituale, e vorrei condividerlo con gli altri, anche se non sempre riesco a pubblicare tutto sui social.
Cuori umani aperti
Hai incontrato belle persone?
Questa è una cosa bella sul Sentiero Italia: ci sono questi cuori umani che si aprono a te. Ed è stata per me una consolazione nelle sventure che mi sono capitate.
Per esempio?
Potrei raccontartene tante. Per tre volte sono stata caricata dall'elisoccorso, due volte perché i sentieri erano bloccati e non potevo passare, una volta perché avevo raggiunto la cima di monte Porrara, in Abruzzo e c'era un vento fortissimo; il mio zaino di 12 kg è rotolato giù per il pendio e io, saltando istintivamente per fermarlo, sono caduta con lui, rompendomi la caviglia. In questi casi non voglio disturbare le persone che mi circondano, ma chiunque è passato si è fermato ad aiutarmi e qualcuno ha aspettato con me l'arrivo dei soccorsi. Adesso che ho attraversato la provincia di Rieti, ho preso un sacco di zecche e di acari; io ho le pinzette per toglierle ma una volta una si è infilata nel mio braccio destro e con la mano sinistra non riuscivo a fare niente, quindi mi ha aiutato un barista. In Piemonte, invece, ne avevo addirittura 20 addosso, anche sulla schiena. Mi è successo anche nel Lazio, dove mi ha aiutato un macellaio, usando un disinfettante per pecore: mi ha detto "se va bene a loro, va bene anche per gli uomini".
Hai ricevuto un bell'aiuto da tutti!
Già! La rete umana che trovi in questi piccoli paesi è qualcosa che ti colpisce il cuore. Questi episodi mi hanno fatto capire che siamo stati creati come persone che hanno bisogno le une delle altre. E questo accade qui, non nelle città.
“La rete umana che trovi in questi piccoli paesi è qualcosa che ti colpisce al cuore”.
Tu abiti in città?
Sì, da quando sono nata, il 21 dicembre 1976, proprio all'incrocio delle due strade principali di Varsavia. Vivevo in questo palazzo di 15 piani in una casa piccolissima con i miei genitori e mio fratello, quindi ho sempre sentito il desiderio di stare in mezzo alla natura.
E quando hai iniziato a camminare?
Nel 2010. Ho iniziato sui monti Tatra – catena montuosa che crea un confine naturale tra la Slovacchia e la Polonia, ndr- li ho attraversati in 3 giorni. Nel 2012, invece, ho dormito per la prima volta da sola in tenda in Austria. Ho iniziato a muovermi da sola perché ero circondata di amiche con figli quindi era difficile organizzarci. Avevo paura, ma ho sempre cercato di affrontarla.
Un posto sicuro per dormire
E sul sentiero SICAI dove dormi?
Spesso in tenda, oppure nei rifugi o negli ostelli. A volte mi ospitano: tipo in Calabria mi hanno lasciato la chiave di un rifugio; oppure in paesi di campagna entro in pizzeria, il proprietario vede che sono una camminatrice, e mi ospita per una notte; una volta mi hanno fatta dormire in una casetta di legno fatta per la nipote nel giardino e mi hanno portato anche un faretto per illuminare e scaldare dentro. Anche queste sono belle esperienze. Comunque preferisco dormire lungo il sentiero, nel bosco; mi sento più sicura. Nel 2016, in un bergerie – tradotto letteralmente è ovile, ndr – in Piemonte, a Susa, un uomo mi ha quasi aggredito una notte mentre dormivo. Io mi sono arrabbiata, l'ho guardato male e ho gridato forte contro di lui, che è tornato a dormire al suo posto. Fuori c'era il temporale e io ne ho molta paura; nonostante questo, sono scappata sotto la pioggia e sono andata a denunciarlo. Lì ho scoperto che era già ricercato dalla polizia, ma per altri motivi.
Concorso SICAI
Ti sei saputa difendere! E com'è successo che ti sei candidata per diventare ambasciatrice SICAI?
Non ricordo se mi è apparso il bando sui social o se me l'ha inviato qualche amico.
E cosa stavi facendo quando ti hanno comunicato di aver ottenuto il riconoscimento?
Dormivo al lago del Salto. Avevo passato lì la notte in tenda, e quando mi sono svegliata ho letto l'email di una certa Eleonora che si complimentava con me e mi chiedeva una foto in cammino. Io le ho risposto subito e mi è andata bene che ero in un punto in cui c'era connessione internet. A volte, per lunghi tratti, non c'è linea o io spengo il telefono per risparmiare batteria.
Amare il sentiero come si ama una persona
Ormai hai percorso quasi tutto il SICAI: ci sono state delle tappe che ti sono piaciute più di altre?
Sono così tanto affezionata a questo sentiero che non posso dire che c'è qualcosa di più bello o più brutto. Tutto insieme è bellissimo, è come quando ami una persona. Ci sono tappe in cui le montagne sono tanto alte e tanto spettacolari, come tra le Alpi; oppure ci sono state tappe in cui ho vissuto emozioni molto intense, collegate alla difficoltà fisica o del tempo – perché magari c'erano dei temporali; a volte ho trovato la strada asfaltata e questo non è un granché quando cammini; ci sono stati giorni interi in cui non ho incontrato nessuno; adesso, per esempio, non mi piace questo caldo; in Abruzzo ho sentito i lupi che cantavano di notte. Insomma, sono successe tante cose, sia con le persone sia nella mia anima e posso viverle pienamente perché sono concentrata sul percorso difficile. Quindi ho imparato questo: a volte succedono cose brutte o che non vorrei, ma mi permettono comunque di vivere un'esperienza particolare.
I sentieri in Italia e in Europa
Un'ultima domanda: ci sono differenze tra il SICAI e gli altri cammini/percorsi che hai fatto all'estero?
Intanto al nord il SICAI è ben segnato, soprattutto in Trentino; al sud, invece, spesso la traccia cartacea non corrisponde a quella in natura, quindi non ci sono percorsi aggiornati. A volte capitano percorsi completamente chiusi con la vegetazione e i rovi, quindi pensi di fare un percorso veloce, invece resti bloccato per 300 metri. Sui monti Tatra, invece, i percorsi sono ben segnati; nel sud est della Polonia invece non erano segnati quando ci andavo con gli scout, ma ai tempi abbiamo imparato a muoverci con la bussola, a leggere le mappe topografiche, a calcolare gli azimut. In Germania è tutto molto ben segnato e organizzato: è difficile camminare e non incontrare nessuno, perché i tedeschi amano camminare e sono molto sportivi.