Iris Bielli su Requiem, E8 6c, Dumbarton Rock
iris Bielli su Endangered, 8c, Pala del Frate
Iris su Invisibilis, a vista da capocordata, Marmolada
Iris su Waiting for..., 8b trad, Cadarese
Iris su Zahir
Iris su AbsinthiumAppena nove mesi per passare dall’8c+ al 9a. Ma per Iris Bielli, l’highlight del 2026 è la salita in libera e in giornata di Zahir, legata in cordata con il papà. Perché per lei l’importante non è smarcare un grado, ma quello che sente dentro quando porta la corda in catena, la sensazione che le rimane addosso per giorni. Lasciato alle spalle il mondo delle competizioni, la scalatrice lombarda classe 2004 si divide tra gli studi di Ingegneria, risultati stellari in arrampicata sportiva e tradizionale, e un po’ di sana incertezza su cosa fare della propria vita. In fondo non è così per tutti, a ventidue anni?
Dalle gare alla montagna
Ciao Iris, partiamo dall’inizio: come hai iniziato ad arrampicare?
Ti dico subito che entrambi i miei genitori scalano, mia mamma adesso non più tanto, mio papà al tempo era anche piuttosto forte. Io fino ai 14 anni ho praticato la ginnastica artistica, ed ero concentrata su quello. Capitava ogni tanto di andare a fare una falesiata familiare, ma niente di più. A settembre 2018 ho smesso con la ginnastica e mia mamma mi ha accompagnata alla palestra dei Ragni di Lecco, dove Fabio Palma mi ha vista. Non avevo praticamente mai scalato, ma lui mi ha subito spronata inserendomi nella squadra agonistica.
Come sei passata dal mondo agonistico a quello della montagna?
All’inizio andavo tutti i fine settimana in falesia con mio papà, ho sempre preferito scalare su roccia. Vivendo nel lecchese, le pareti sono impossibili da ignorare, incuriosiscono. Ho poi iniziato ad andare in montagna nel 2021, con un amico di mio papà, Celestino Comi. Mi ha insegnato le manovre e poi mi ha portato a fare la mia prima via, sulla Nord della Presolana, tutta da prima. Quell’estate avevo anche fatto il mio primo 8a a vista: c’era Marco Vago, uno dei Ragni, che mi ha detto che un giorno avrei dovuto provare Silbergeier. Da quel giorno ho avuto il pallino della montagna, ho iniziato a guardarmi in loop i video di Nina Caprez e Cedric Lachat su quella via.
“Ho sempre preferito scalare su roccia. Vivendo nel lecchese, le pareti sono impossibili da ignorare, incuriosiscono”.
E la competizione ti manca?
Ho smesso di fare gare nel 2022, perché con l’inizio di Ingegneria non riuscivo a tenere insieme tutto. Ho scelto la roccia perché è la mia passione, ma diciamo che in un’altra vita forse insisterei con le gare.
A luglio hai salito Zahir in giornata: che valore dai a questa salita?
Quella mattina sono partita senza aspettative, ho pensato: “Vado su e vedo com'è questa via, inizio a capire qual è il livello”. Poi in realtà sono riuscita a liberarla in giornata. Non c’è mai stato un momento in cui ho avuto paura di fallire, cosa che mi accade spesso in tutti gli ambiti della vita. Quello che mi è rimasto di più di quella giornata è che sono riuscita a dare tutto senza avere timori reverenziali o paura, scalavo vivendo il momento e basta. Salire questa via con mio papà è stato bellissimo, qualcosa che ricorderò per sempre.
Salire questa via con mio papà è stato bellissimo, qualcosa che ricorderò per sempre - Iris Bielli.
Prima femminile
Come vivi le distinzioni di genere, le prime femminili e i record?
Non mi piace molto questa idea del primato, perché credo che spesso una ripetizione non abbia niente di meno che una prima salita femminile. Poi, certo, ho dei modelli di donne straordinarie come Lynn Hill o Babsi Zangerl, loro hanno fatto tante prime femminili (e anche prime assolute) ma secondo me hanno anche altro da dire, proprio a livello personale, qualcosa da raccontare.
Hai mai paura quando scali?
Come tutti, ci sono dei giorni in cui è meglio che rimanga sul divano. Ma nei giorni in cui sono tranquilla con me stessa, alla paura non ci penso neanche, sono molto calma. Su Zahir, l’unico momento in cui ho avuto paura è stato quello in cui ho sbagliato via e mi sono trovata a dover disarrampicare. In quel momento sono riuscita a stare calma, a pensare “okay, l’unica cosa che puoi fare è tornare indietro cercando di non cadere e di non staccare nessuna presa”. Quando scalo ho una tranquillità che non riesco ad avere negli altri ambiti della vita.
Hai partecipato alla prima edizione dell’Eagle team del CAI. Qual è la cosa più bella che ti ha lasciato?
È stato molto prezioso avere a che fare con alpinisti di altissimo livello come Matteo Della Bordella: quando abbiamo aperto Madre Roccia in Marmolada, ad esempio, è stato per me un momento di crescita, di cambio di passo. Aprire una via con lui, capire qual è il limite e come spingerlo più in là, è sempre una bella esperienza. E poi l’altra cosa più preziosa sono state le persone che ho conosciuto da tutta Italia, perché non è mai facile trovare giovani con cui andare in montagna.
Tra gradi e professionismo
Sono passati pochi mesi dal tuo primo 8c+ al tuo primo 9a. Quanta importanza dai a questi numeri?
L’importante per me è cosa sento quando arrivo in catena. Per esempio, quando ho scalato Zahir sono stata in pace con me stessa per giorni, è stata una giornata che mi ha lasciato veramente tanto addosso. Invece per il 9a, non pensavo neanche di farlo, è stato un piano B. Devo dire che quando sono arrivata in cima ho pensato “Ok, ho chiuso un bel tiro”, ma non ha avuto per me il sapore di salire Zahir o altre vie che ho scalato in passato. Per me la falesia serve a raggiungere il livello tecnico per fare certe salite in montagna.
Adesso studi Ingegneria, ma hai ambizione a fare dell'arrampicata un'attività professionistica, oppure preferiresti che rimanga una passione?
Mi sono laureata a settembre dell’anno scorso in Triennale in Ingegneria ambientale, poi mi sono presa un anno sabbatico per capire cosa fare e adesso che è passato sono più confusa di prima. Non sono sicura di voler fare dell’arrampicata una professione, perché non so se riuscirei a viverla bene come la vivo adesso. Quando una passione diventa qualcosa che non fai più solo per te stesso, tutto cambia.
Quando una passione diventa qualcosa che non fai più solo per te stesso, tutto cambia - Iris Bielli.
Qual è la tua linea da sogno?
Senza dubbio Silbergeier, in Ratikon. L’avevo già provata due anni fa, ma non ero pronta. Dovrei tornare e vedere se sono migliorata abbastanza.