Allarme zanzara coreana: non ha paura del freddo e della quota

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica 'Acta tropica' sottolinea l'importanza di ricerche più approfondite per studiare meglio un insetto più resistente rispetto alla nota zanzara tigre, capace di vivere anche "fuori stagione" e in montagna

 

Tra le numerose specie asiatiche di Aedes che si sono insediate in Europa negli ultimi decenni, la zanzara coreana (Aedes koreicus) ha ricevuto relativamente poca attenzione da parte della ricerca sin dalla sua prima individuazione in Belgio nel 2008; l'Italia è stato il secondo Paese europeo, nel 2011, a registrarne la presenza, riconosciuta poi in altri 9 stati del continente.

Resistente e misteriosa

Sotto il profilo scientifico, a quasi vent'anni dalla sua individuazione in Europa, una sintesi sistematica delle evidenze disponibili e una valutazione strutturata delle priorità di ricerca e operative si sono rese però ormai necessarie, anche perché è notevole la sua capacità di colonizzare località montane e perialpine ad altitudini irraggiungibili per la più famosa e temuta zanzara tigre (Aedes albopictus), sua congenere, ma meno attrezzata per resistere alle temperature più rigide.  La maggiore resistenza della zanzara coreana le permette di rimanere attiva per un periodo nell'arco dell'anno che va dalla primavera inoltrata all'autunno.

Le somiglianze con la zanzara giapponese e tigre

Riconoscere la zanzara coreana non è semplice, innanzitutto per la sua somiglianza con la zanzara giapponese, capace di trasmettere i virus del Nilo occidentale, la Dengue e il Chikungunya, a cui è stata associata anche in diverse ricerche del passato. A dispetto del nome, è proprio la zanzara coreana a trasmettere invece gli agenti patogeni dell'encefalite giapponese. Le uova risultano inoltre quasi identiche a quelle della zanzara tigre, rendendo necessari ulteriori sforzi per identificarla con certezza.

 

Pochissimi studi inoltre hanno valutato l'efficacia degli insetticidi per questa specie di zanzara, con risultati che hanno mostrato una capacità di resistenza variabile.

Il punto della situazione

L'articolo pubblicato su Acta tropica presenta i risultati di una revisione esplorativa della letteratura scientifica, combinata con gli esiti di un workshop multidisciplinare di esperti tenutosi a Trento nel febbraio 2026. Il meeting ha riunito 41 ricercatori e professionisti provenienti da 6 paesi europei con competenze in sorveglianza delle zanzare, entomologia medica, genomica, modellistica ecologica e sanità pubblica.


Questa revisione e il workshop hanno evidenziato che, a quasi due decenni dalla sua prima rilevazione in Europa, la zanzara coreana rimane una specie sostanzialmente poco studiata, soprattutto rispetto alla zanzara tigre comune. Da un punto di vista operativo, una priorità centrale emersa sia dalla revisione che dal workshop è la revisione dei quadri di monitoraggio esistenti che tengano in maggiore considerazione la zanzara coreana. Investire in questo senso dovrebbe quindi essere considerato un prerequisito per qualsiasi progresso significativo nella modellizzazione della distribuzione della specie e di quali sono i rapporti competitivi con la zanzara tigre.

Una minaccia da non sottovalutare

L'invito degli scienziati è di non sottovalutare la zanzara coreana. Attualmente, la specie potrebbe essere caratterizzata principalmente come un fastidio significativo piuttosto che come una minaccia consolidata per la salute pubblica, data la limitata evidenza del suo ruolo nella trasmissione di arbovirus all'uomo in Europa, ma l'aspetto veterinario non dovrebbe essere sottovalutato. Tuttavia, questa visione dovrebbe essere accompagnata da un onesto riconoscimento del fatto che la specie è ampiamente sottovalutata, che il suo comportamento alimentare e i potenziali impatti sulla fauna selvatica rimangono scarsamente quantificati e che la sua rilevanza per la salute pubblica potrebbe essere rivista man mano che si accumulano nuove prove. “Questo articolo a più mani dimostra come la sinergia tra enti di ricerca sia la chiave strategica per trasformare lo scambio di dati in conoscenza concreta, fondamentale per anticipare e gestire le sfide ecologiche, sanitarie e ambientali legate alle specie invasive” spiegano i ricercatori Giovanni Marini, dell’unità ecologia applicata del centro ricerca e innovazione Fem e Valeria Lencioni, dell’ambito di ricerca clima ed ecologia del Muse.

 

Più in generale, si rileva che il coinvolgimento della società con progetti di citizen scienze, chiaramente incentrati sul monitoraggio del fastidio e sulla segnalazione della specie, rappresenta sia uno strumento di sorveglianza pragmatico sia un'opportunità per una comunicazione pubblica trasparente sullo stato in evoluzione delle zanzare Aedes invasive in Europa.