15 settembre 1864: il coraggio di von Payer per la prima dell'Adamello

162 anni fa l'esploratore boemo conquista la cima delle Alpi Retiche, al secondo tentativo. Con lui solo Giovanni Caturani, perché i valligiani si rifiutano di proseguire sul ghiacciaio.

 

Julius von Payer vide la nuvola candida dell’Adamello (3.569 metri) nel 1862, quando era di guarnigione a Verona, e si chiese perché non fosse ancora stato scalato. Quasi tutte le grandi cime delle Alpi lo erano, se non presentavano difficoltà di rilievo come il Cervino, ma sulle Centrali l’alpinismo era ancora agli albori. Forse dipendeva dalla posizione defilata dei massicci, dal ritardo del turismo, o più probabilmente dalla quantità del ghiaccio e dalla vastità dei ghiacciai sui quali le guide svizzere si sarebbero trovate a loro agio mentre ai montanari locali mancavano l’attrezzatura, l’esperienza e la tecnica.

Una prima perlustrazione

Nel 1863 von Payer sale a Pinzolo, sul versante trentino e dunque austriaco, avventurandosi da solo nella Val Genova ancora coperta di neve e minacciata dalle valanghe. Per il momento può bastare, pensa il giovane ufficiale boemo, ma decide che tornerà assoldando degli accompagnatori del posto. Infatti lo si rivede il 4 settembre 1864, reduce dalle Dolomiti di Brenta, e siccome a Pinzolo non si trovano guide diplomate si rivolge a Gerolamo Botteri, contadino e pastore, e Giovanni Caturani, un robusto ventenne che si vanta di avere accompagnato i cartografi sulle sue montagne. 

Partono alle 6 del mattino, aiutati da un portatore con i viveri. Affrontano il ghiacciaio legati con la corda di canapa dei contadini di Pinzolo. Alle 14,30 raggiungono la cresta che affaccia sul Pian di Neve, che battezzano Cresta Croce, e lì le “guide” si rifiutano di andare oltre. Payer riesce a vedere distintamente la cima dell’Adamello che da quel punto sembra formare un corpo unico con la massa del Corno Bianco – errore di prospettiva –, ma deve retrocedere con la morte nel cuore, cercando lui stesso la via di discesa tra i crepacci. Tornerà dopo pochi giorni, deciso a battersi fino in fondo.

“Nessuno torni senza l’Adamello” Julius von Payer

Un arrivederci, non un addio

La seconda volta dormono al baito Mandrone, un povero ricovero per pastori. Alle 3 del 15 settembre sono già pronti per la partenza. Payer sprona i compagni nel cuore della notte: “Nessuno torni senza l’Adamello” ripete loro, ma è una carica a salve. Ancora una volta i valligiani camminano bene sul sentiero, si affannano sulla morena e cedono sul ghiacciaio. Allora Payer si slega e procede da solo distanziandoli; poco dopo le 8 gli scarponi chiodati pestano la cima, dove si accorge dell’errore: la più alta è più avanti, dopo un avvallamento. Ha scalato il Corno Bianco. 

“La vista era di una grandiosità infinita, un mondo di monti, cattedrali di neve e rocce".

Con Caturani, l’unico che si lascia convincere a patto di non dover salire in testa a gradinare il ghiaccio, riprende l’ascensione e finalmente raggiunge il cono terminale. Alle 11 e un quarto del mattino un urlo rompe il silenzio dell’Adamello e Payer gioisce: “La vista era di una grandiosità infinita, un mondo di monti, cattedrali di neve e rocce, una variopinta confusione di ogni colore e sfumatura si dispiegava davanti all’occhio estasiato, profondità e lontananze sembravano infinite”.