Montagna senza barriere 2026
Montagna senza barriere 2026
Montagna senza barriere 2026
Ci sono giornate che terminano con il rientro a casa e altre che continuano a vivere nelle persone che le hanno condivise. Quella di domenica 6 settembre, sulle rive del Lago di San Ruffino, appartiene certamente alla seconda categoria.
La 24esima edizione di Montagna senza barriere ha portato ancora una volta nel cuore dei Monti Sibillini persone con disabilità, famiglie, volontari, accompagnatori e associazioni, unite da un
obiettivo semplice e - proprio per questo- importante: fare in modo che la bellezza della montagna e il piacere dello stare insieme possano essere davvero patrimonio di tutti.
A organizzare e coordinare l’iniziativa è stato Tonino D’Andrea, che da anni dedica energie, passione e impegno alla realizzazione di questa giornata. Ma proprio lo spirito di Montagna senza
barriere insegna che i risultati più importanti si raggiungono insieme. Al suo fianco, infatti, c’è stato il CAI – sezione di San Benedetto del Tronto, che ha sostenuto l’organizzazione dell’intera
manifestazione, insieme alle altre sezioni CAI di Ascoli Piceno, Amatrice, Amandola, Antrodoco, Fermo e Rieti e alle numerose realtà del volontariato e della disabilità coinvolte nel progetto: Festa della Vita OdV, Unitalsi, Aism, Oltre, I cirenei, il gruppo caritativo interparrocchiale Pda, Casa di Gigi, Casa Manuela e centro diurno di Pagliare. È proprio questa capacità di fare rete, mettendo in comune persone, competenze e disponibilità, ad aver trasformato l’impegno delle singole organizzazioni in una grande esperienza collettiva di solidarietà.
Un unico obiettivo
Realtà differenti per storia, identità ed esperienza, ma capaci di riconoscersi intorno a un obiettivo comune. Ciascuna ha portato qualcosa: tempo, competenze, capacità organizzative, presenza,
assistenza, relazioni. È proprio dall’unione di queste risorse che nasce il valore dell’iniziativa. In questo senso, Montagna senza barriere racconta anche qualcosa di più ampio rispetto alla
giornata del 6 settembre: mostra concretamente cosa significa fare rete sul territorio. Significa superare i confini delle singole organizzazioni, mettere insieme capacità diverse e costruire risposte
che nessuno, da solo, potrebbe realizzare con la stessa forza. Alla realizzazione del progetto ha contribuito anche la fondazione cassa di risparmio di Ascoli Piceno, che ne ha sostenuto economicamente le attività. Un contributo importante, che mostra come la collaborazione tra volontariato, associazionismo e istituzioni del territorio possa tradursi in opportunità concrete di inclusione e partecipazione.
Una storia iniziata più di vent’anni fa
Ma la rete che oggi rende possibile l'iniziativa ha radici lontane e nasce, prima ancora che da un progetto, dall’incontro tra persone. La storia dell’iniziativa si intreccia con quella dell’Unitalsi di Ascoli Piceno e di Festa della vita, associazione fondata nel 1990 da Giovanni Ficerai, per tutti Gianni 37, con l’obiettivo di creare occasioni di incontro, aggregazione, festa e condivisione e, soprattutto, di testimoniare che ciascuno può essere protagonista e offrire il proprio contributo, anche quando deve confrontarsi con una disabilità.
È proprio dall’amicizia tra Gianni 37 e Tonino D’Andrea, allora coordinatore della commissione escursionismo della sezione ascolana del CAI, che nel 2002 nasce l’idea di portare questa
esperienza anche in montagna, proponendo una giornata realmente “senza barriere”. Un’intuizione semplice ma, per quegli anni, tutt’altro che scontata: individuare percorsi nella natura che potessero essere vissuti anche da persone con disabilità e trasformare l’escursione in un’occasione di incontro tra persone diverse.
Da quella prima idea sono trascorsi ventiquattro anni. Nel tempo sono cambiati i luoghi, si è ampliata la collaborazione tra le associazioni e la rete è cresciuta, ma è rimasto intatto lo spirito originario: creare occasioni per stare insieme e dimostrare, attraverso l’esperienza concreta, che la montagna può essere uno spazio di partecipazione, relazione e libertà per tutti. Nelle ultime edizioni, l’attenzione si è rivolta in particolare ai percorsi vicini ai laghi, luoghi nei quali la bellezza del paesaggio montano può incontrare maggiori condizioni di accessibilità.
Una grande partecipazione
La manifestazione ha visto la presenza di oltre 50 persone con disabilità, accompagnate da volontari, familiari e amici. Un risultato che assume un significato ancora maggiore se si considera
la complessità organizzativa necessaria per consentire anche alle persone con ridotta mobilità di vivere un’esperienza in un ambiente naturale.
Il progetto nasce infatti dalla consapevolezza che l’accessibilità non coincida semplicemente con l’abbattimento di una barriera architettonica. Significa creare opportunità reali di partecipazione, permettere alle persone di uscire dai contesti tradizionalmente dedicati all’assistenza e diventare protagoniste della vita sociale della propria comunità. È proprio questo uno degli obiettivi fondamentali di Montagna senza barriere: superare insieme non soltanto gli ostacoli fisici, ma anche quelli culturali e relazionali che ancora troppo spesso accompagnano la disabilità.
Il Lago di San Ruffino, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini, ha fatto da cornice a una giornata costruita intorno alla condivisione. Il programma, iniziato in mattinata, ha previsto l’arrivo dei partecipanti, la camminata accessibile, il pranzo conviviale, ed infine, la Santa Messa, celebrata da Don Vincenzo Tassi.
Ma dietro il programma ufficiale c’è stato molto di più.
Ci sono state persone che hanno accompagnato altre persone lungo il percorso, volontari pronti ad affrontare insieme le difficoltà, incontri, conversazioni, sorrisi e quella spontaneità che difficilmente può essere restituita da numeri e programmi. La camminata accessibile è stata pensata proprio per consentire la partecipazione delle persone con mobilità ridotta, attraverso il sostegno di volontari e accompagnatori. Ed è forse proprio qui che si coglie il senso più profondo dell’iniziativa: non una giornata organizzata “per” le persone con disabilità, ma una giornata vissuta “con” loro. Una differenza apparentemente piccola nelle parole, ma enorme nel significato.
L’inclusione, in questa prospettiva, smette di essere un principio astratto e diventa una pratica concreta, vissuta insieme. Ed è questo che domenica si è potuto vedere sulle rive del lago.
Per qualche ora sono venute meno le categorie di “volontario”, “accompagnatore”, “persona con disabilità”. Sono rimaste soprattutto le persone. Circa 200 persone che camminavano insieme, che si aiutavano, che scherzavano, che condividevano il pranzo e che, alla fine della giornata, portavano a casa qualcosa che nessuna fotografia riesce completamente a raccontare.
Il vero risultato di Montagna senza barriere, però, probabilmente non si misura soltanto contando i partecipanti. È nel sorriso di chi ha potuto vivere un luogo che sembrava difficile da raggiungere. È nella tranquillità di una famiglia che, per una giornata, ha trovato intorno a sé una comunità pronta a condividere responsabilità e attenzione. È nell’esperienza dei volontari, che spesso scoprono di ricevere almeno quanto hanno dato. È nelle amicizie che si ritrovano di anno in anno e in quelle che nascono per la prima volta intorno a un tavolo.
Anche il pranzo comunitario non rappresenta, in questa prospettiva, semplicemente la conclusione della manifestazione: è stato pensato come un vero spazio di incontro e condivisione, capace di rafforzare le relazioni e creare un clima di accoglienza.
Dietro una giornata come questa ci sono mesi di preparazione, organizzazione e coordinamento. Tonino D’Andrea ne è stato l’organizzatore e il punto di riferimento, ma la forza dell’iniziativa è
stata proprio la capacità di trasformare l’impegno individuale in un progetto collettivo.