La parte bassa di Palingenesi © Nicolò Geremia e Thomas Gianola
La parte alta di Palingenesi © Nicolò Geremia e Thomas Gianola
Nicolò Geremia in azione © Nicolò Geremia e Thomas Gianola
L'alba dopo il bivacco © Nicolò Geremia e Thomas Gianola
Gianola e Geremia in parete © Nicolò Geremia e Thomas Gianola
La via della rinascita (650 metri, VI+/R4, 1983) a Cima alle Coste, nella Valle della Sarca, è un itinerario di Maurizio Giordani e Franco Zenatti, decisamente ingaggioso, per i tempi assolutamente all'avanguardia e oggi sostanzialmente caduto nell'oblio. Diversi chilometri più in là e ben 23 anni dopo, siamo di fronte a una nuova "rinascita" con Palingenesi, di Nicolò Geremia e Thomas Gianola, allo Spiz di Lagunaz, nelle Pale di San Lucano.
La via è un "missile" da 1060 metri, per 22 tiri, con una difficoltà massima che tocca l'VIII grado e un obbligatorio stretto (VII), livello di protezione a cavallo tra R2/3. La via è stata "assaggiata" inizialmente da Geremia in solitaria, nel corso dell'estate 2025. Quindi sono subentrati i "rinforzi", con Gianola che in altre due sessioni, per altri tre giorni complessivi, ha dato man forte al compagno. La libera è stata effettuata il 4 settembre, ma la via era stata sostanzialmente aperta dal basso e a vista già nelle precedenti uscite, mancavano all'appello i tiri più semplici. Tutti i chiodi usati sono stati lasciati in parete.
“Non è una via difficile in senso assoluto, si sviluppa su roccia parecchio lavorata. Ma è lunga, molto costante e anche l'avvicinamento e il rientro sono complessi” Nicolò Geremia
Si tratta di una via di grande impegno "non difficile in senso assoluto, si sviluppa su roccia parecchio lavorata. Ma è una via lunga, molto costante e anche l'avvicinamento è lungo e complesso, così come il rientro" ci ha spiegato Geremia. Ottima a giudizio dei due apritori la qualità della roccia "eccelsa anche in alto".
Riportiamo a seguire due brevi racconti di Thomas e Nicolò, con le sensazioni vissute nel corso di un'apertura sicuramente impegnativa, ma di grande soddisfazione.
Il racconto di Gianola
Chi non frequenta le montagne o non scala, crede che noi viviamo senza paura, oppure che siamo dei tossicodipendenti di adrenalina.
Nell'ottobre 2025, Nicoló mi chiede per l'ennesima volta di andare con lui ad aprire su questa bellissima parete, a sinistra del diedro Casarotto-Radin, sullo Spiz in Lagunaz. Finite le scuse per non andare, mi tocca dire di sì. Già durante l'avvicinamento, mi chiedo da che demoni bisogna essere posseduti per venire qui da soli. I primi cinque tiri, forse i più difficili infatti, Nicolò li ha aperti da solo. Tra me e me penso che se uno sa stare da solo in un posto del genere, deve stare davvero bene con se stesso.
Il primo giorno, ripercorriamo i tiri aperti da Nicolò e forse qualcosa in più. Poi scendiamo nella grotta e lasciamo su le corde per il giorno dopo. Fa freddo, ma abbiamo del vino.
Siamo pesanti, dormo su un sasso con la schiena piegata all'indietro, come un gatto al contrario. Nonostante gli avvertimenti di Nicolò di prepararmi il letto.
Il giorno dopo andiamo via veloci. Per qualche motivo (forse la posizione del gatto), non sono al cento per cento.
La paura è un po’ come un uovo di gallina che tieni in mano: non puoi mollarlo, altrimenti ti cade, ma se stringi troppo lo rompi.
“La paura è un po’ come un uovo di gallina che tieni in mano: non puoi mollarlo, altrimenti ti cade, ma se stringi troppo lo rompi”. Thomas Gianola
Forse oggi ho rotto l'uovo. I chiodi mi sembrano malsicuri e non sono a mio agio. Proseguiamo comunque bene verso l'alto. Rimango ancora impressionato dal fatto che Nicolò sia venuto qui da solo. Arriviamo veloci sotto la pancia in alto dove ci aspettiamo difficoltà elevate. Invece, sorpresa: la roccia è lavoratissima, si sale veloci. Gli strapiombi sono di una roccia fantastica e piena di clessidre e manette. Arriviamo sulla grande cengia prima del previsto. A questo punto, peró, non ci resta che scendere. Non avevamo previsto di trovare un passaggio così in fretta, e abbiamo lasciato tutte le cose alla base. Una lunga serie di doppie. Ho la testa stanca, una lunga estate di scalate alle spalle si fa sentire. Scendiamo.
Settembre 2026: lunedì chiedo a Nicolò di partire per finire la via il venerdì. Questa volta abbiamo capito che la tattica giusta qui è partire leggeri e veloci in giornata. Ho tutta la settimana per prepararmi mentalmente. Chi sa cosa troverò su quella parete? Le paure saranno svanite? Mi sogno una sosta in particolare, che mi sembrava malsicura.
Arrivo il venerdì mattina, prontissimo direi. Quando attacchi la via ancora non sai bene come andrà quel giorno. Ti serve qualche tiro per capirlo. È incredibile, ma le sensazioni questa volta sono tutte diverse. I tiri mi sembrano facili, super protetti. I chiodi solidi. Corriamo su per la parete.
Entriamo in questo stato di flusso, uno stato per me difficile da raggiungere. Ricordo le salite più belle, quelle in cui si entra dentro questa trance.
Devo dire, ammiro chi riesce a meditare da seduto, nel salotto e non ha bisogno di tutto questo per trovare la pace. Questo è quello che noi cerchiamo, non l'adrenalina o la paura.
Arriviamo alla cengia. Da qui mancano ancora circa 300 metri di parete. I tiri nuovi scorrono come l'olio. Diedri e fessure perfette, una roccia che sembra il Verdon. Sembra di essere su una bella via classica, da qualche parte in Dolomiti. Non c’è neanche bisogno di piantare chiodi. Si sale bene. In lontananza sentiamo e vediamo in nostri amici, Eleonora e Daniele, impegnati sulla lunga discesa. Io non li riconosco da lontano. Alle 17 arriviamo in cima. Alle 9 siamo alle Cascate dell’Inferno dove ci aspetta Marco con una birra e un panino. Che bello.
Il racconto di Geremia
Quando le vedo le sogno. Quando le vedo dentro di me una voce mi propone quella che sarà la mia prossima ricerca.
Considero l'apertura un viaggio, la ricerca di qualcosa di nuovo dentro di me, una sfida interiore con regole d'ingaggio variabili: talvolta più severe, talvolta più amichevoli.
Quella volta la parete mi chiamò per andare da solo, ero in quel momento della vita in cui stai cercando di capire se la tua forza viene dal tuo compagno che crede in te o se sei qualcuno anche senza, se sei abbastanza forte da credere in te stesso.
Quei tre giorni da solo a girovagare tra gli antri delle Pale e nel recondito abisso dell'Io trovai e conobbi l'alleato spesso silenziato che, quando sei con le spalle al muro e la ca**a in braghe, da piccolo e silenzioso si fa il gigante guerriero di te stesso.
È stata una battaglia bellissima, lenta nell'azione ma veloce nella mente e nell'animo. Sono io. Ritrovandomi ho capito che il più bel valore è la condivisione, con i tuoi fratelli guerrieri, di giornate d'armonia spensierate, tra le pareti dove la cordata diventa un'entità unica nel fascinoso salire verso l'alto ignoto.
Tornerò in parete con Thomas in autunno e in una veloce giornata d'estate di gaia ironia, rimembrando che siamo "scoregge nell'universo". Passiamo veloci in questo stato d'essere...ed è meglio farlo insieme a qualcuno che ha mangiato verze come te la sera prima!
Grazie Thomas per queste bellissime giornate in parete. Dedichiamo la via alla vita: a chi se ne va, lasciando perenni segni nei nostri animi e la dedichiamo ai nuovi venuti, figli d'instancabili guerrieri, inseguitori di libertà. Viva la libertà per tutti.