Alluvione in Nepal, non è stato un terremoto a innescare la frana

L’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia precisa che il segnale sismico inizialmente classificato come terremoto è stato invece dovuto al collasso di un enorme blocco di ghiaccio e roccia che ha innescato la frana. Le autorità hanno già diramato un'allerta per una possibile seconda esondazione

 

Mentre si aggrava il bilancio delle vittime dell'alluvione che ha colpito la zona di confine tra Nepal e Tibet, si inizia a comprendere qualcosa di più sulle cause del terribile disastro, ma allo stesso tempo l'allerta rimane alta per una possibile seconda esondazione. 

La cause dell'alluvione

L’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia precisa che il segnale sismico inizialmente classificato come terremoto è stato successivamente ricondotto al collasso di un enorme blocco di ghiaccio e roccia. Contrariamente alle ipotesi che ancora circolano in rete, viene esclusa quindi la possibilità che sia stato un terremoto a causare il disastro. La grande frana è stata innescata dal crollo di una porzione di montagna che è precipitata per oltre un chilometro. 

 

Da una prima ricostruzione, i detriti hanno temporaneamente ostruito il fiume Lhende Khola e il successivo cedimento della diga naturale ha liberato una imponente colata di acqua, fango e detriti che ha colpito gli insediamenti a valle. Il fenomeno ha prodotto un segnale sismico classificato dallo United States Geological Survey come terremoto di magnitudo 4.4.

Le successive analisi hanno permesso di attribuire il segnale sismico al collasso del ghiacciaio e alla conseguente colata di detriti che ha liberato un’energia paragonabile a un terremoto di magnitudo 5.2. Le cause scatenanti dell’evento sono ancora in fase di studio.

Il rischio di una seconda piena

Le autorità nepalesi al momento sono impegnate non solo nell'emergenza del disastro che ha già colpito il Paese, ma hanno avvertito che esiste il rischio di una seconda grande piena: uno sbarramento a monte del fiume Lhende Khola - il corso d'acqua legato all'inondazione che ha devastato località del nord del paese vicino al confine con il Tibet- potrebbe causare una seconda esondazione.

La prima piena ha già distrutto abitazioni, strade, ponti e impianti idroelettrici lungo i fiumi Bhote Koshi, Trishuli e Narayani, oltre ad avere causato centinaia di morti, ma le squadre di emergenza ora sono al lavoro per capire cosa accade a monte delle zone alluvionate. Secondo le autorità citate dall'agenzia Reuters, le possibilità di una seconda inondazione sono uno scenario reale. Proprio a causa dell'incertezza sulle possibili dimensioni del fenomeno, le autorità hanno chiesto di mantenere la vigilanza e di evitare le prossimità dei corsi d'acqua interessati. La preoccupazione è tangibile in una regione ha già subito un'altra grande inondazione appena 14 mesi fa.