Thomas Huber, Miquel Mas e Víctor Sans in cima al Biacherahi Central

Dopo giorni di neve e maltempo, la cordata ha sfruttato una finestra di cinque giorni per raggiungere la vetta di una torre di 5.700 metri nel Karakorum pakistano. Aperta 'Wild Soul': 600 metri, 21 tiri, difficoltà fino al 7a/A2+, probabile prima ascensione

 

Thomas Huber, Miquel Mas e Víctor Sans hanno aperto una nuova via sul Biacherahi Central, 5700 metri. Siamo in una delle aree più remote del Karakorum pakistano, sopra il ghiacciaio Choktoi, nella regione del massiccio dei Latok. Wild Soul il nome della nuova via, che corre sulla torre di granito probabilmente inviolata. La linea è lunga 600 metri e conta 21 tiri, con difficoltà fino al 7a in libera e passaggi di arrampicata artificiale valutati A2+. "Un sogno che si realizza, in uno dei luoghi più inaccessibili della Terra" ha scritto Huber.

Cinque giorni di tempo

La spedizione è stata condizionata fin dall'inizio dalle condizioni meteorologiche. Per giorni la zona è stata interessata da continue nevicate e maltempo, costringendo gli alpinisti ad aspettare una finestra sufficientemente lunga per poter affrontare la parete. Dopo avere trasportato il materiale al campo base avanzato, a circa 5050 metri di quota, Huber, Mas e Sans hanno finalmente avuto a disposizione cinque giorni di condizioni favorevoli, da sfruttare fino all'ultimo secondo.

Quei cinque giorni sono stati incredibilmente intensi”, ha riportato Miquel Mas. "Non c'era spazio per perdere tempo", ha aggiunto, perché tutto dipendeva dalla capacità di tirare fuori il massimo dalla breve finestra di bel tempo.

La salita si è sviluppata lungo la parte alta della torre, seguendo fessure e diedri di granito con una combinazione di difficoltà tecniche, altitudine e ingaggio dovuto all'ambiente estremamente selvaggio. "Dopo cinque giorni, lunghe ore e un'arrampicata grandiosa, siamo stati ricompensati dall'esposta cima che ci chiamava ogni giorno dal campo base. Un sogno che si avvera" ha scritto Huber.

"Dopo cinque giorni, lunghe ore e un'arrampicata grandiosa, siamo stati ricompensati dall'esposta cima che ci chiamava ogni giorno dal campo base. Un sogno che si avvera" . Thomas Huber 

Una cima inviolata?

Secondo le verifiche effettuate dai tre alpinisti e delle tracce che loro stessi hanno trovato in ambiente, si tratterebbe della prima salita della cima. Hanno infatti trovato alcuni segni di precedenti tentativi sulla parete, ma niente che indicasse il raggiungimento della vetta.

L' American Alpine Club riporta una salita alla Torre centrale del Biacherahi, datata al 2002 e firmata da Yashushi Yamanoi, Voytek Kurtyka e Taeko Yamanoi. "Abbiamo scalato la parete Sud della torre di circa 5700 metri, completando una via di 450 metri in sei giorni. Abbiamo passato quattro giorni ad aprire con corde fisse sette tiri sopra il colle, il quinto giorno abbiamo salito quei tiri con la jumar e poi aperto gli ultimi quattro tiri fino in vetta" si legge sul sito dell'AAC nel report di Yamanoi. Tuttavia, secondo alcune verifiche che abbiamo effettuato, pare che non si tratti del torrione scalato da Huber e compagni, ma di una struttura poco distante a cui è stato attribuito lo stesso nome. La causa dell'errore sarebbe la topografia imprecisa delle mappe esistenti all'epoca della salita giapponese. 

Gli alpinisti

Thomas Huber, tedesco, non ha bisogno di presentazioni, con alle spalle una lunga carriera internazionale tra Himalaya, Karakorum e Alpi. Piolet d'Or nel 2001 per l'apertura della Shiva's Line sullo Shivling, nella zona dei Latok Huber aveva aperto anche Tsering Monsong al Latok II, nel 1997.

 Miquel Mas Serrat, catalano, è specializzato nell'alpinismo esplorativo: nel 2023, insieme a Marc Subirana, ha realizzato la prima salita del Latok Thumb, 6380 metri, proprio nel massiccio dei Latok, aprendo Atracció Instintiva, 1100 metri di sviluppo, 7a/A2+/M5. Víctor Sans, anche lui catalano, è il meno conosciuto dei tre alpinisti, ma è noto che abbia in precedenza tentato il K2 e il Broad Peak.