Due marmotte in una fase di gioco. © Piero Papa, arch. Parco Nazionale Gran Paradiso
Due marmotte sbucano dalla tana. © Arch. Parco Nazionale Gran Paradiso
Marmotta alpina - Foto Maximilian Narr - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
Marmotta alpina - Foto MatthiasKabel - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
Marmotta - Foto di Franz da Pixabay © Franz da PixabayCon lo sviluppo del turismo e delle attività ricreative praticate in montagna, le Alpi sono diventate un grande parco giochi, come aveva già scritto nel 1871 l’alpinista e scrittore inglese Sir Leslie Stephen nel suo celebre libro Playground of Europe. Una recente ricerca scientifica, realizzata nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, racconta che anche le marmotte praticano attività ludiche tra i monti, benché l’aumento delle temperature medie provocato dalla crisi climatica ne stia riducendo rapidamente l’entusiasmo. E non solo a loro…
I risultati
Lo studio, pubblicato sulla rivista Animal Behaviour con il titolo Too warm to play: temperature selectively constrains social behaviour in the Alpine marmot è stato realizzato nell’area di Orvieilles, in Valsavarenche, tra 1900 e 2400 metri di quota. Qui è attivo dal 2006 un progetto di ricerca di lungo periodo sulla marmotta alpina (Marmota marmota), che ha permesso di identificare e seguire nel tempo centinaia di individui. Per questa ricerca sono state analizzate le osservazioni raccolte nei mesi di giugno del 2023, 2024 e 2025, concentrandosi su 14 gruppi familiari. In 189 ore di osservazione sono state registrate 667 interazioni sociali: 356 episodi di gioco, 116 saluti, 105 attività di toelettatura e 90 interazioni aggressive.
Il risultato più interessante riguarda il gioco. Nelle marmotte consiste soprattutto in finte lotte, inseguimenti e altri comportamenti che consentono ai giovani di esercitarsi in vista della vita adulta e di apprendere le regole delle relazioni sociali. La frequenza di queste attività raggiunge il massimo intorno ai 12,8 °C, per poi diminuire rapidamente con l'aumentare della temperatura fino a diventare quasi nulla a partire da 21,7 °C. Il dato è stato confermato anche attraverso ulteriori analisi statistiche escludendo che il risultato fosse semplicemente dovuto alla diversa frequenza delle varie categorie di comportamento.
Non tutte le relazioni sociali, però, reagiscono allo stesso modo al caldo. Saluti, toelettatura e interazioni aggressive non hanno mostrato una diminuzione significativa al crescere della temperatura. Si tratta di comportamenti che svolgono funzioni essenziali per la stabilità del gruppo: la toelettatura e i saluti contribuiscono a mantenere la coesione, mentre le interazioni aggressive servono a definire e conservare le gerarchie e a difendere il territorio. Il gioco, invece, è un'attività meno indispensabile nell'immediato e può quindi essere sacrificato quando le condizioni ambientali diventano difficili.
Le conseguenze
È proprio questo possibile risvolto a lungo termine a destare l'attenzione dei ricercatori. Il gioco è praticato soprattutto dagli individui giovani e permette loro di allenare capacità motorie e competenze sociali. Se le giornate calde ne limitano ripetutamente la frequenza, il cambiamento climatico potrebbe quindi produrre effetti che non sono immediatamente visibili nei dati demografici di una popolazione, ma che riguardano lo sviluppo delle nuove generazioni. La riduzione del gioco potrebbe diventare quindi un costo nascosto del riscaldamento globale, i cui effetti si percepiscono prima – e in maniera più drammatica – negli ambienti fragili come le montagne dove già una categoria specifica di esseri umani, gli alpinisti, ha visto modificarsi drasticamente il proprio “parco divertimenti” con il ritiro a vista d’occhio dei ghiacciai, la scomparsa di certi itinerari su terreno misto e un generale cambiamento nella stagionalità.