'Alpinismo su roccia', Mauro Loss presenta il nuovo manuale

La nuova edizione arriva quasi 20 anni dopo la prima: l’evoluzione dei materiali e delle tecniche ha trasformato il mondo dell’alpinismo: "Si va in montagna più veloci e più leggeri, ma prudenza e umiltà servono sempre per affrontare l'avventura"

A quasi 20 anni dalla prima edizione, torna disponibile il manuale di Alpinismo su roccia (pp. 480, CAI Edizioni 2026, 34 euro, disponibile in tutte le librerie e anche su CAI Store con prezzi speciali per i soci), frutto di un enorme lavoro di aggiornamento portato avanti sinergicamente dalla commissione nazionale scuole di alpinismo, scialpinismo e arrampicata libera, presieduta da Mauro Loss, e dalla scuola centrale di alpinismo e arrampicata libera diretta da Mauro Bolognani, con il coordinamento tecnico di Claudio Melchiorri. Sono decine le persone coinvolte a vario titolo, tra volontari, professionisti ed esperti del mondo della montagna, che hanno condiviso la loro lunga esperienza da alpinisti e istruttori. Non si contano le fotografie messe a disposizione da decani come Daniele Banalotti, Marco Gnaccarini e Gilberto Garbi. È il primo aspetto che Mauro Loss tiene a sottolineare, con orgoglio, pensando all’impegno profuso dalla Commissione e dalle Scuole per questo, come per gli altri manuali già pubblicati fra il 2025 e il 2026 (la nuova edizione di Scialpinismo e di Alpinismo su ghiaccio e misto), mentre si prepara all’aggiornamento del manuale di Arrampicata, previsto per il 2027.

Un mondo che cambia

Cos’è cambiato principalmente nel mondo alpinistico dal 2008, anno della prima edizione, a oggi? 

Il cambiamento principale è legato soprattutto all’evoluzione dei materiali e, di conseguenza, delle tecniche. Questo ha consentito di spingere più avanti i limiti e di essere più veloci, cambiando significativamente il modo di avvicinarsi e affrontare la montagna. L’utilizzo sempre più diffuso delle protezioni veloci ha ridotto, in molte situazioni, la necessità di portare con sé chiodi e martello, rendendo possibili salite più leggere e rapide. È cambiata di conseguenza anche la mentalità: protezioni veloci e materiali più efficienti hanno favorito uno stile di salita più dinamico, con ascensioni che spesso possono essere affrontate in giornata e, in alcuni casi, con ritmi molto sostenuti. Naturalmente, non vale per ogni situazione: su itinerari nuovi, poco conosciuti o di carattere storico, l’approccio può richiedere ancora attrezzatura e tempi diversi. In questi anni, quindi, non sono cambiati soltanto gli strumenti, ma anche il modo di concepire e affrontare la montagna. Ed è proprio per questo che un aggiornamento del manuale era diventato necessario.

In termini di sicurezza invece cos’è cambiato?

Essendo cambiato l’approccio, nel manuale si preferisce parlare di consapevolezza nell’affrontare una parete, più che di sicurezza, che nell’alpinismo non può mai essere garantita al 100%. L’evoluzione dei materiali ha sicuramente portato maggiore facilità e tranquillità nella gestione di molte situazioni, ma proprio questa semplicità può avere anche un risvolto negativo: il rischio è che si finisca per trascurare le manovre e le conoscenze di base, contando sulla possibilità di ricorrere, in caso di difficoltà, al soccorso organizzato.

“L’evoluzione dei materiali ha sicuramente portato maggiore facilità e tranquillità nella gestione di molte situazioni, ma proprio questa semplicità può avere anche un risvolto negativo”. Mauro Loss

Le nuove generazioni si sono formate direttamente con i nuovi materiali, cos’ha comportato questo?

È cambiata sicuramente anche la percezione del rischio, che resta comunque strettamente legata alla maturazione e all’esperienza di ogni alpinista. Chi ha iniziato a frequentare la montagna molti anni fa ha costruito il proprio bagaglio attraverso un percorso necessariamente più lento, anche perché mezzi, materiali e possibilità di accesso erano molto diversi da quelli attuali. Oggi è molto più facile raggiungere le pareti, disporre di attrezzatura evoluta e affrontare itinerari che un tempo richiedevano una preparazione e un’organizzazione maggiori. Proprio per questo diventa importante non confondere la maggiore facilità con una minore necessità di esperienza: il manuale può aiutare soprattutto a ricordare che la maturazione dell’alpinista richiede tempo e che alcune tappe non andrebbero bruciate. Per capire quanto siano cambiate le cose basta pensare anche alla logistica: un tempo per andare in Valle del Sarca poteva capitare di usare l’autobus e poi tornare in autostop o in corriera. Sono situazioni che oggi sembrano quasi impensabili, ma raccontano bene quanto siano cambiate le condizioni in cui le nuove generazioni si avvicinano alla montagna.

Però è normale che i tempi cambino…

Viviamo in una società che va veloce, dove il “tutto e subito” è diventato un must a cui non ci si può sottrarre. Proprio per questo diventa importante non dimenticare le basi: essere bravi ad arrampicare non significa necessariamente saper affrontare la montagna in modo consapevole. Il manuale dovrebbe servire anche a questo: ricordare che la tecnica è solo l’inizio dell’avventura e che conoscere l’ambiente, saper valutare le situazioni e affrontarle con consapevolezza sono aspetti fondamentali dell’alpinismo. Perché, alla fine, è proprio la consapevolezza a fare la differenza.

Alpinismo e arrampicata, una differenza di filosofia

Cosa caratterizza l’alpinismo su roccia rispetto alla pura arrampicata?

Sostanzialmente è il terreno a fare la differenza, perché la tecnica di arrampicata rimane in larga misura la stessa. A cambiare è soprattutto la filosofia. L’arrampicata pura, nascendo come attività sportiva, non ha necessariamente come obiettivo una cima, ma il gesto e la difficoltà. In una falesia, dove gli itinerari sono attrezzati e le protezioni già predisposte, è possibile concentrarsi maggiormente sulla prestazione e sulla tecnica, spingendo più in là i propri limiti. L’alpinismo in ambiente d’avventura porta ad affrontare situazioni dove spesso non c’è nulla di pronto: bisogna saper leggere il terreno, individuare la via, gestire le protezioni e affrontare anche gli imprevisti. In una via in ambiente, magari da ricercare e da proteggere, la componente dell’avventura diventa quindi parte integrante della salita. L’obiettivo può essere la vetta, ma conta anche il modo in cui ci si arriva. Riassumendo, nella pura arrampicata prevale maggiormente l’aspetto legato alla performance: la soddisfazione nasce soprattutto dal gesto e dalla difficoltà. Nell’alpinismo in ambiente d’avventura, invece, alla difficoltà tecnica si aggiungono la ricerca, la lettura dell’ambiente, la gestione dell’itinerario e quella componente di avventura che fa sentire la via come qualcosa dalle molte facce che vanno tutte vissute a pieno. Naturalmente le due dimensioni non si escludono a vicenda e spesso si incontrano.

"Nell’alpinismo in ambiente d’avventura, alla difficoltà tecnica si aggiungono la ricerca, la lettura dell’ambiente, la gestione dell’itinerario e quella componente di avventura che fa sentire la via come qualcosa dalle molte facce, che vanno tutte vissute a pieno". 

Qualche esempio?

Se vuoi arrampicare, basta andare in Valle del Sarca, o nel Finalese, solo per citare probabilmente le più conosciute, c’è tutto quello che cerchi. Per il terreno d’avventura non c’è che l’imbarazzo della scelta, le Alpi presentano una ricchezza di pareti importanti, che trasudano storia e garantiscono ingaggio. 

Nel manuale si mette l’accento anche sull’importanza dell’aspetto psicologico, quanto conta?

Conta parecchio, soprattutto quando si vuole fare il salto dall’arrampicata sportiva all’alpinismo in ambiente d’avventura, così come quando si passa da secondo a primo di cordata. In arrampicata l’ho sperimentato anch’io: per molto tempo ho ripetuto le vie che conoscevo meglio, per paura di affrontarne altre che ritenevo fuori dalla mia portata. Uscire dalla propria comfort zone non è facile, ma spesso basta qualcuno che ti sproni a fare quel passo per renderti conto che forse il limite era più mentale che tecnico. La testa diventa fondamentale per spingersi oltre e mettersi alla prova su vie più difficili. Nell’alpinismo in ambiente d’avventura lo è ancora di più: bisogna mantenere lucidità e fiducia anche di fronte agli imprevisti, quando una protezione non convince, la roccia è scadente o la stanchezza comincia a farsi sentire. Se vuoi continuare a crescere, devi imparare anche a superare i tuoi limiti e, come si dice, a buttare il cuore oltre l’ostacolo.

"La testa diventa fondamentale per spingersi oltre e mettersi alla prova su vie più difficili. Nell’alpinismo in ambiente d’avventura lo è ancora di più".

Come si supera la paura?

Sicuramente con la preparazione tecnica e poi maturando esperienza gradualmente, uscendo con compagni che possono dare consigli, seguendo un corso, studiando il manuale. Poi, a un certo punto, imparata la tecnica, fatte tutte le valutazioni, scelta la via giusta e preparata l’attrezzatura corretta, bisogna anche mettersi in gioco e provarci. Ma è fondamentale saper essere sempre umili.

Perché umili?

Perché l’umiltà aiuta a rimanere con i piedi per terra, a non sopravvalutarsi e a non voler bruciare le tappe. Anche in questo il manuale può aiutare: per leggerlo, capirlo e metterne in pratica i consigli servono pazienza e umiltà.

Il senso della carta

Ha ancora senso un manuale cartaceo tradizionale?

Certo. Dietro al lavoro di stesura di un manuale ci sono esperienza e conoscenza. Ci sono persone che rappresentano fonti autorevoli. Sul web, invece, si trova di tutto e di più, ma non si ha sempre la sicurezza della fonte. Chi legge, inoltre, raramente controlla le informazioni oppure non sa o non riesce a valutarne la correttezza.

Però non basta…

Certo, il manuale non basta. Io dico sempre che la “grammatica” non è sufficiente: ti aiuta a gestire la pratica. Solo quando la conosci molto bene ti puoi permettere delle licenze. Seguire un corso, secondo me, è sempre la cosa migliore per approcciare un mondo e un ambiente che non si conoscono e diventare consapevoli anche del proprio grado di preparazione. Un corso fornisce le nozioni e gli strumenti di base per affrontare una parete quando si avrà voglia di provarci, per capire cosa fa per noi e se siamo pronti a fare il salto di cui dicevamo prima.

In base alla tua esperienza, quali consigli daresti a chi vuole iniziare, ma anche a chi già pratica?

Riassumerei quello che ci siamo detti. Essere umili, innanzitutto, mantenere integra la voglia di conoscere e imparare anche leggendo un manuale. Poi fare sempre il passo della lunghezza della propria gamba, senza bruciare le tappe: saper gestire e superare un grado elevato in palestra non equivale automaticamente a saper affrontare un itinerario in ambiente d’avventura. Non sopravvalutarsi mai, quindi, essere consapevoli dei propri mezzi e non andare di fretta. La calma aiuta a prendere fiducia; quando invece arriva la paura, ci si blocca e ci si demoralizza. Non vale la pena fare qualcosa solo perché lo dice un amico o perché si vuole dimostrare qualcosa a qualcuno. Bisogna muoversi con attenzione e prudenza. Per me, la consapevolezza resta sempre la parola guida. E soprattutto, non bisogna aver paura di rinunciare. Rinunciare significa poter tornare a casa dai propri cari e in montagna. 

“Non sopravvalutarsi mai … Bisogna muoversi con attenzione e prudenza. Per me, la consapevolezza resta sempre la parola guida. E soprattutto, non bisogna aver paura di rinunciare”.