Simone Moro sul Manaslu (2018-19) © Archivio Simone Moro
Simone Moro, archivio personale
Simone Moro in cima allo Shisha Pangma d'inverno © Facebook Simone Moro
Simone Moro e Nirmal Purja nel 2019
Simone Moro e Reinhold Messner
Ali Sadpara e Simone Moro in vetta al Nanga Parbat nell'inverno del 2016 © Simone Moro
Un giovane Simone Moro sul finire degli anni Ottanta © Rivista Cinque Sport
La spedizione autunnale di Simone Moro sul Manaslu, 8.163 metri, è terminata. L’alpinista italiano ha raggiunto autonomamente il campo 3 e ha trascorso una notte in quota, pronto a proseguire verso la vetta. Poi ha deciso di tornare al campo base.
“Ho visto e capito le reali condizioni della montagna. Molto pericolose”, scrive Moro nel messaggio con cui annuncia la fine della spedizione. Dal campo base ha quindi contattato Karl Gabl, meteorologo austriaco con una lunga esperienza nelle previsioni per l’alta montagna. Secondo quanto riferisce Moro, Gabl gli ha segnalato forti nevicate tra il 24 e il 28 settembre, con almeno due metri di neve fresca su ogni grande montagna del Nepal. L’alpinista ha condiviso la previsione con gli altri presenti al campo base e afferma di averla confrontata con altri modelli meteorologici.
“Ho visto e capito le reali condizioni della montagna. Molto pericolose” . Simone Moro
Per Moro, che si trovava sul Manaslu per valutare le condizioni della montagna e le sue condizioni fisiche in vista di un tentativo invernale, il messaggio era chiaro. Ha quindi scelto di lasciare il campo base tra i primi, nonostante la possibilità di tentare ancora la vetta. "Avrei potuto salire velocemente, senza ossigeno e senza compagno o guida, ma non in una situazione di evidente roulette russa”, scrive.
Rinunciare per sopravvivere
“È sempre tempo di imparare e insegnare a ‘fallire’, anche di rinunciare se necessario per sopravvivere e diventare potenzialmente un vincitore a lungo termine” continua l'alpinista, che ha alle spalle una lunga esperienza di spedizioni in Himalaya. La sua riflessione appare ancora più calzante dopo la notizia della valanga che, tra sabato e domenica scorsi, ha travolto e ucciso due alpinisti che si trovavano in una tenda a Campo 3, e dopo il tragico alluvione che ha colpito il Nepal, mietendo migliaia di vittime.
Moro ha scelto di raccontare le motivazioni che stanno dietro alla sua rinuncia: “L’unica ossessione deve essere quella di sopravvivere al proprio ego e di non cadere nella trappola della vetta e del successo. Una carriera solida e la storia dell’alpinismo non sono scritte e composte da medaglie o record conquistati a tutti i costi, ma da un’intera vita di esperienze e decisioni giuste prese al momento giusto, con la capacità di aspettare e anche di perdere.
Le montagne, come il nostro destino, sono imprevedibili. Ma non possiamo dare la colpa alla sfortuna quando qualcosa va male, specialmente quando l'evidenza o previsioni affidabili ci hanno dato un messaggio chiaro. La vita è troppo bella per essere sprecata in una gara per pochi minuti di gloria a carissimo prezzo” conclude l'alpinista.
Numerosi i commenti di supporto al post di Simone Moro, anche da parte di noti alpinisti della comunità internazionale. Tra questi i fratelli Pou, che hanno commentato mandando applausi.
“La vita è troppo bella per essere sprecata in una gara per pochi minuti di gloria a carissimo prezzo”.