la frana che ha travolto Blatten e il lago di recente formazione
La frana che ha travolto Blatten © Wikicommons
Crollo a Blatten - Foto Beat Ruest - Wikimedia Commons, CC BY 4.0
Crollo a Blatten - Foto Beat Ruest - Wikimedia Commons, CC BY 4.0
Il lago che si è formato
Una "bomba ecologica" è sepolta sotto le macerie di Blatten, nel Canton Vallese, in Svizzera. In seguito alla frana del 28 maggio 2025, sono infatti rimasti intrappolati in profondità circa 150.000 litri di gasolio per riscaldamento e come carburante.
Il rapporto
È quanto emerge da un report dell’Ufficio vallesano per l’ambiente, commissionato dal Canton Vallese. La notizia è stata trasmessa dall'agenzia Keystone-ATS e i risultati della ricerca erano stati precedentemente resi noti dalla radiotelevisione svizzera di lingua tedesca, ora ripresi anche dalle principali emittenti nazionali.
Ma come si è arrivati a stimare la quantità di idrocarburi presenti? Per valutare il potenziale inquinante di quanto è rimasto seppellito sotto la frana, alla fine del 2025 è stato condotto un sondaggio tra gli abitanti di Blatten. L’analisi di 220 questionari, che coprivano circa l’80% dei nuclei familiari, ha fornito la base per il rapporto. Dallo studio è emerso che, tra edifici e veicoli, sono stati versati circa 150.000 litri di olio combustibile e carburante. Questi idrocarburi da oli minerali rappresentano il gruppo di sostanze inquinanti più problematico. Altre sostanze, come olio motore, batterie o pesticidi, sono presenti in quantità relativamente modeste.
I pericoli ambientali
L’olio fuoriuscito rappresenta un grave pericolo per il lago di recente formazione, il fiume Lonza, la falda freatica e non si tratta di un rischio futuro: le prime evidenze hanno già iniziato a manifestarsi. Già nell’estate dell'anno scorso, infatti, sul lago erano visibili a più riprese chiazze di olio. Successivamente, i campioni d’acqua hanno rilevato tracce di idrocarburi. Secondo il rapporto, non sussiste tuttavia un pericolo immediato per l’acqua potabile, poiché essa non viene prelevata dal lago, da corsi d'acqua o sorgenti connessi. In linea di principio, secondo gli autori, esiste tuttavia il pericolo che le sostanze inquinanti raggiungano le acque sotterranee.
Un recupero completo dei serbatoi e dei veicoli rovesciati non è tuttavia possibile, a causa della difficile accessibilità, dei pericoli presenti nella zona e dell’ampia dispersione delle sostanze inquinanti. Le classiche misure di bonifica sono applicabili solo in modo molto limitato e le fuoriuscite di idrocarburi potrebbero protrarsi anche per decenni. “I serbatoi di nafta sono in parte danneggiati e perdono, altri con il tempo si corroderanno e il combustibile fuoriuscirà più avanti”, ha affermato il geologo ed esperto di siti contaminati Walter Wildi, che ha analizzato lo studio per la SRF.
“I serbatoi di nafta sono in parte danneggiati e perdono, altri si corroderanno con il tempo” Walter Wildi
Le contromisure
Gli autori del rapporto raccomandano però un pacchetto di misure per minimizzare i rischi. Tra queste rientrano il recupero dei serbatoi facilmente accessibili, l’impiego di sbarramenti anti-inquinamento sul lago e l’aspirazione dell’olio che fuoriesce. Fondamentale sarà anche il potenziamento del monitoraggio delle acque sotterranee e di superficie. A questo scopo il Canton Vallese intende allargare le misurazioni a tutta la valle della Lötschental. In località Wiler saranno installati due misuratori supplementari per l’osservazione del livello della falda e della pressione dell'acqua. Per i futuri progetti edilizi viene raccomandata l’istituzione di un “perimetro di verifica”, all’interno del quale occorrerà prevedere la presenza d’inquinanti durante i lavori di costruzione. Dal 2029 infatti le prime persone dovrebbero tornare a popolare la "nuova" Blatten.
La frana
Il 28 maggio 2025, nel villaggio di Blatten, nel cantone svizzero del Vallese, un'enorme massa di ghiaccio, roccia e fango si era staccata dal ghiacciaio Birch, seppellendo circa il 90% dell'abitato. Fortunatamente, grazie a un'evacuazione preventiva avvenuta il 19 maggio in seguito ai primi crolli, la maggior parte dei circa 300 residenti era già stata messa in salvo.