Arco, l'insetto raro ringrazia la scuola 'nordica' di gestione del verde

All’interno dei grandi alberi in decadimento vive il cerambice della quercia, un importante indicatore di biodiversità oggi a rischio. Il Parco Arciducale di Arco fa scuola nella sua tutela

 

In natura, una morte può non segnare necessariamente una fine. Il cerambice della quercia, infatti, è un insetto che vede in un grande albero ormai decadente l’habitat in cui trascorrere una parte fondamentale del proprio ciclo vitale. Questa scelta evolutiva all’apparenza vincente, però, è sempre più minacciata da alcuni comportamenti umani, tanto che il Cerambyx cerdo è stato inserito nel secondo allegato della direttiva habitat e classificato come a rischio. Negli ultimi anni, però, si è mosso qualcosa all’interno del Parco arciducale di Arco, e gli habitat prediletti da questa specie stanno lentamente trovando il proprio posto a fianco della collezione di specie esotiche voluta dall’arciduca Alberto d'Asburgo nel 1872.  “Questi insetti sono legati soprattutto alle vecchie querce – spiega Chiara Parisi, assessora all’ambiente del comune di Arco e naturalista – ma da noi non ce ne sono, perché spesso i boschi sono tenuti cedui. Anche i lecci vengono tagliati spesso, e nei parchi rubani ne rimangono solo alcuni molto grossi. Non appena vengono attaccati dai funghi e vanno verso la fine della loro vita, però, vengono tagliati per ragioni di sicurezza. Ma è proprio in quel momento che l’insetto potrebbe iniziare a utilizzare questi alberi come alimento e casa. La particolarità, all’interno del parco, è che conserviamo questi lecci mantenendoli, però, in sicurezza”, afferma.

In equilibrio tra sicurezza e biodiversità

La peculiare gestione di queste piante all’interno del parco, dunque, è chiamata a trovare un difficile bilanciamento tra sicurezza dei visitatori e tutela della biodiversità: “Viene un arboricoltore a verificare lo stato di salute di questi alberi ogni due o tre anni, in alcuni casi ha abbassato le chiome e in altri ha lasciato solo il tronco. Li manteniamo comunque proprio per garantire la sopravvivenza del cerambice, e quest’anno abbiamo apposto una targhetta per renderlo noto”, rassicura Parisi. Un’altra particolarità di questo tipo di gestione, inoltre, riguarda le consuetudini nella gestione delle aree verdi in Italia e nel resto d’Europa: “All'estero è più comune trovare anche tronchi adagiati a terra nei parchi. Lì si ospita proprio ‘tutta la biodiversità’, anche quella degli animali che fanno decomposizione e mantengono il suolo vitale, generando benefici anche per gli alberi circostanti”, aggiunge Parisi. 

“All'interno del parco manteniamo una filosofia di attenzione agli alberi nordica. È una cultura del verde che stiamo cercando di portare avanti e ovviamente ci vuole un po' di tempo per assorbire novità che sono sicuramente meno estetiche rispetto alla moda italiana di gestione di questi ambienti”. Chiara Parisi

Secondo la naturalista e assessora comunale, nonostante il progetto sia stato avviato da cinque anni circa, è ancora presto per una diffusione capillare di un nuovo modo di gestire il verde pubblico: “All'interno del parco manteniamo una filosofia più nordica di attenzione agli alberi. È una cultura del verde che stiamo cercando di portare avanti, e ovviamente ci vuole un po' di tempo per assorbire novità che sono sicuramente meno estetiche rispetto a quella che è la moda italiana di gestione di questi ambienti. Le persone sono molto incuriosite dall’argomento e vedere dei monconi nel parco attira sicuramente l’attenzione. In più, sono state adottate pratiche come la pacciamatura ed è stato introdotto il divieto di avvicinamento ad alcuni grandi alberi per evitare il calpestìo del suolo in prossimità del tronco”. 

La mappa degli alberi 

A curare gli aspetti scientifici di questa gestione è il Museo delle Scienze di Trento, che collabora con il comune di Arco, proprietario del parco, per la curatela delle specie presenti: “Il museo si occupa di verificare quali piante tenere, come gestire il parco e, in occasione della posa di nuovi alberi, propone una lista di specie da inserire all’interno della collezione secondo quella che era la filosofia dell'epoca in cui il parco è stato realizzato, cioè la fine dell'Ottocento”, aggiunge Parisi, che sottolinea come il Muse sia attivamente coinvolto nel monitoraggio e nello studio del cerambice e del suo sviluppo come specie all’interno del parco.  

“Fino a qualche anno fa – sottolinea Parisi – la sensibilità era nettamente inferiore. Una quercia vecchia veniva tagliata per fare legna e solo qualche albero monumentale veniva mantenuto, ma non sono comportamenti sufficienti per fare rete. Per questo, il museo geolocalizza tutti i punti in cui il cerambice si riproduce, così da avere un’idea chiara dei corridoi faunistici e della rilevanza dell’albero in funzione delle popolazioni alle quali è connesso”. 

Una vita dentro al tronco

“La vita di questo e altri insetti è molto spesso occulta perché la maggior parte della loro fase di sviluppo è sotto forma di larva”, afferma Parisi. Gli insetti che si nutrono di legno morente come il tarlo e tanti coleotteri, spiega la naturalista e assessora del Comune di Arco, vivono una vita longeva sotto forma di larva poiché, nutrendosi di legno morente, ricevono pochissimo nutrimento. Lo sviluppo larvale, dunque, è molto lento e può durare anche cinque o sei anni, dopodiché “molti di questi insetti addirittura escono senza apparato boccale perché la loro funzione da adulto è unicamente quella di riprodursi e per farlo vivono solo dieci o quindici giorni prima di morire”, afferma. 

“Anche i picchi sono considerati animali che segnano un alto valore di biodiversità proprio perché riescono a vivere solo dove ci sono determinate larve, quindi alberi vecchi e cavi. Il supporto che diamo a una singola specie ombrello, come le chiamiamo, conserva tutto ciò che le ruota attorno”.

“Quando si entra nel parco di Arco – racconta Parisi – si notano magari i grandi alberi e la diversità floristica della collezione, ma ciò che sta all’interno del legno non è visibile alla vista. Ma, da noi, proprio questi alberi sono monitorati attentamente perché garantiscono a questo insetto la sopravvivenza”. Allo stesso tempo, afferma Parisi, la larva è anche “la festa della domenica del picchio”, afferma ironicamente nel riferirsi alla posizione rivestita dal cerambice nella catena alimentare: “Questi animali hanno una funzione di primaria importanza perché decompongono sì il legno, ma entrano anche nella catena trofica per altri animali più grandi. Anche i picchi sono considerati animali che segnano un alto valore di biodiversità proprio perché riescono a vivere solo dove ci sono determinate larve, quindi alberi vecchi e cavi. La verità è che il supporto che diamo a una singola specie ombrello, come le chiamiamo, conserva tutto ciò che le ruota attorno. Perché un parco non è solo erba da tagliare o rami che cadono, ma conserva molto altro”, conclude l’assessora all’ambiente.