Orso in Trentino, immagine d'archivio
L’abbattimento dell’orsa KJ1, avvenuto nell’estate di due anni fa nell’area dell’Alto Garda, è stato legittimo. A stabilirlo il Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso presentato da un’associazione animalista contro il provvedimento della Provincia autonoma di Trento. La decisione di rigettare la protesta viene motivata come il riconoscimento di un atto, l'uccisione dell'animale, commisurato a tutelare la sicurezza in via prioritaria e opportuno rispetto a soluzioni alternative come il trasferimento dello stesso orso. Si chiude così, almeno sotto il profilo giudiziario, uno dei casi più discussi degli ultimi anni nella gestione dei grandi carnivori in Trentino.
I fatti
La vicenda è legata all’orsa che viveva tra i boschi del monte Brento e la zona di malga San Giovanni: un territorio ad alta frequentazione da parte della specie, ma anche ben conosciuto e ampiamente battuto da escursionisti, agricoltori, ciclisti, scalatori e runner. L’animale era stato visto scorrazzare nelle campagne di Padaro di Arco assieme a tre cuccioli già abbastanza grandi e ripreso da una fototrappola. Il 16 luglio 2024, l'orsa aveva aggredito Vivien Triffaux, un turista francese impegnato in un’escursione su un sentiero a poca distanza dalla pista ciclabile, nei pressi di Ceniga, provocandogli ferite agli arti. Due settimane più tardi era stato disposto l’abbattimento.
La sentenza
Nella sentenza, i giudici del Consiglio di Stato hanno confermato quanto già stabilito dal TAR, ritenendo corretta l’azione dell’amministrazione provinciale. Secondo Palazzo Spada, la Provincia ha svolto un’istruttoria approfondita, identificando in modo corretto l’esemplare responsabile dell’aggressione e applicando le misure previste dal Pacobace per gli animali considerati ad alta pericolosità.
È stata respinta anche la richiesta di risarcimento avanzata dall’associazione ricorrente, che aveva ritenuto di avere diritto a un indennizzo, sostenendo di avere subito un danno economico e d’immagine. Per i giudici, però, la documentazione presentata non dimostrava in maniera concreta alcuna perdita. Nelle motivazioni della sentenza viene inoltre sottolineato come la tutela della sicurezza pubblica abbia avuto un ruolo prioritario. L’abbattimento è stato ritenuto proporzionato rispetto al rischio rappresentato dall’orsa, considerata tra gli esemplari più problematici presenti sul territorio trentino. Secondo i magistrati, alternative come cattura e trasferimento non avrebbero garantito la stessa rapidità nella riduzione del pericolo.
Soddisfazione è stata espressa dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti, che ha parlato di un riconoscimento della correttezza dell’operato provinciale, basato “su valutazioni approfondite e orientato alla tutela dell’incolumità pubblica”. Sulla stessa linea anche l’assessore provinciale Roberto Failoni, che ha evidenziato “la responsabilità e l’accuratezza” nella gestione della fauna selvatica sul territorio trentino.