Gli alpinisti in progressione © IG Dawa Sherpa
La salita verso la vetta dell'Everest © IG Dawa Sherpa
Ziemski viene celebrato al campo base © IG Manish Maharjan
La discesa di Ziemski © IG Manish Maharjan
Dopo ritardi dovuti al maltempo, alla concessione dei permessi per l'utilizzo dei droni e alla delicata situazione ambientale legata alla presenza di un grande seracco instabile che incombe sulla cascata del Khumbu, ieri mattina la stagione degli Ottomila è entrata ufficialmente nel vivo, con la prima salita dell'Everest.
Nel frattempo, in completa autonomia dal campo 4 e senza ossigeno supplementare, a pochi chilometri di distanza Bartek Ziemski riusciva a salire la vetta del Lhotse, per poi scenderla con gli sci ai piedi. Due facce indubbiamente diverse di quello che finisce sotto il comune termine di alpinismo.
La via è aperta
Ieri mattina, alle ore 10.25 locali, il team di Seven Summit Treks ha raggiunto con successo la vetta dell'Everest (8.848 metri) dal versante sud, fissando l'intera linea di salita con corde fisse nei punti necessari. Di fatto, questo “lavoro” per gli alpinisti in carico alle spedizioni commerciali è valso anche la prima ascesa della stagione: Il team che ha raggiunto la cima era composto da Mingtemba Sherpa, Pasang Nurbu Sherpa e Dendi Sherpa.
Guidata da Mingtemba Sherpa, la squadra di lavoratori d'alta quota ha unito le forze durante la notte e - dopo che il team è riuscito a fissare le corde fino alla spalla, a quota 8400m- l'altro ieri ha completato la sezione finale sul versante sud, verso la cima.
Un alpinismo superato?
Il campo base per Seven Summit Treks è stato installato il 5 aprile, i primi due intermedi il 28 aprile. Il terzo campo è stato raggiunto il 5 maggio, tre giorni dopo il campo 4. Il lavoro degli sherpa è stato encomiabile e sotto il profilo alpinistico vale probabilmente più di alcune salite che seguiranno da oggi in avanti, sulla via tracciata e completamente attrezzata. La stagione a ogni modo non si preannuncia lunga: dati i ritardi accumulati e condizioni meteo che non si preannunciano delle migliori per la presenza di vento, i giorni a disposizione per tentare la vetta non rimangono molti, con diverse incognite riguardanti “il traffico” che verrà convogliato verso la vetta del Pianeta.
Il Lhotse di Bartek
Di tutt'altro tenore la spedizione del polacco Bartek Ziemski, in grado di salire e scendere, sci ai piedi, il suo ottavo Ottomila. Secondo quanto comunicato dal titolare di Seven Summit Treks, Dawa Sherpa, Ziemski è stato il primo alpinista a raggiungere la vetta del Lhotse in questa stagione. Il polacco ha completato la salita dal campo 4 alla cima in completa autonomia, per poi iniziare immediatamente la lunga discesa sugli sci verso il campo base.
Ziemski è arrivato in vetta il 10 maggio, la discesa con gli sci è avvenuta senza problemi fino al campo 2. Da quel punto in poi ha proseguito a piedi fino a campo base. “Si è trattato di un'azione condotta in una finestra meteorologica molto stretta – ha comunicato la federazione nazionale polacca di alpinismo-. Dopo un solo giorno di riposo a campo 3, Bartek ha deciso di muoversi”. Le previsioni erano piuttosto perentorie: stava arrivando un lungo periodo di vento forte, dando a Ziemski l'ultima occasione per un push sicuro.
“La finestra meteo era molto stretta”. Federazione polacca di alpinismo
Una azione veloce
Il primo giorno, Bartek si è mosso dal base al C3, quindi un altro trasferimento al C4 con breve riposo, e già verso mezzanotte l'uscita in vetta. Ziemski si è mosso in autonomia, senza utilizzare le corde fisse che portano in cima, muovendosi su un terreno che era un mix delle più diverse condizioni per quanto riguardava neve e ghiaccio. “Il tempo era quasi perfetto in vetta. Niente vento, con cielo sereno e panorami che raramente si vedono a quella quota”. Tutto è stato fatto senza togliere gli sci fino alla cascata di ghiaccio e solo a quel punto un crepaccio ha privato lo sciatore estremo della la possibilità di un passaggio pulito. “Bartek ha deciso di utilizzare una scala per scavalcare il vuoto”.
La federazione sottolinea che tutte le azioni sono avvenute nel momento in cui lo scalatore stava ancora terminando la cura infezione e la terapia antibiotica.