Buon compleanno Beppe Villa: 74 anni e 125 volte in cima al Monte Bianco

In montagna da sempre, è diventato guida alpina a 61 anni, un momento che ha coinciso con un netto cambio di vita. "Una scelta che mi ha ringiovanito". Nato lo stesso giorno di Walter Bonatti, ha vissuto gli anni d'oro dei rally di scialpinismo ed è tutt'ora in attività, scalando su livelli eccellenti

 

Qualche settimana fa, ai più attenti frequentatori dei social media non sarà sfuggito un post sulla pagina Facebook di Beppe Villa che recitava “La vita è dolce se la condividi con le persone giuste” e che ritraeva la guida alpina lombarda con un suo noto collega, François Cazzanelli. I due sono stati di recente a ripetere in Sardegna una via di Maurizio Oviglia, La vita è amara: da lì il gioco di parole, anche perché tutto si è svolto in una giornata di relax e divertimento, anche se l'impegno non è mancato. “Grazie Francois Cazzanelli per la bella e tosta via con traversi incredibili. Ma grazie soprattutto per la nostra amicizia e per la reciproca stima”.

La via presenta difficoltà fino a 7a+ massimo, 6c obbligatorio, che Villa ancora padroneggia senza troppo riguardo per una carta d'identità che proprio oggi timbra il bollino delle 74 primavere. Ovviamente viene da chiedersi dove Villa abbia trovato l'elisir di eterna giovinezza, lui che di vite ne ha vissute almeno un paio, diventando guida alpina all'età di 61 anni.

Il segreto della giovinezza

Come spesso capita, i segreti non sono poi tali e le risposte ai grandi interrogativi più semplici di quel che si può pensare. “Io dico sempre grazie mamma, che mi ha fatto così, ma poi ci ho messo del mio. Nella vita ci vuole anche fortuna: io ho perso la mia compagna Nico e mio fratello Mario per malattia in questi anni, è andata meglio con l'alpinismo. Ho sempre tenuto un buon livello e il cambio di vita che ho fatto a 57 anni mi ha ringiovanito”.

"Il cambio di vita che ho fatto a 57 anni mi ha ringiovanito”. Beppe Villa

Villa, brianzolo di origine, viene da una famiglia numerosa “la più numerosa della Lombardia per un periodo. Eravamo in 12 e siamo ancora in 9. Per 28 anni ho avuto un negozio di orologeria, poi mi sono stancato della vita che conducevo. Mi sono trasferito a Courmayeur per fare la stagione come maestro di sci e mi è venuta fuori questa idea: avrei potuto fare la guida alpina. Ho visto che il regolamento non metteva limiti di età e mi ci sono buttato”.

Una vita per la montagna

Ovviamente Villa non partiva da zero: già accademico del CAI, ha frequentato la montagna fin da bambino e praticato alpinismo che era ancora molto giovane. “Mio padre arrivava su a Champoluc e ci portava. I miei primi Quattromila, il Polluce, il Castore, li ho fatti con lui. E poi mio padre era coetaneo e molto amico di Bruno Detassis. Con lui ho fatto appena appena tempo a scalare, ma con suo fratello Catullo invece ho arrampicato abbastanza”.

"Mio padre era coetaneo e molto amico di Bruno Detassis. Con suo fratello Catullo ho arrampicato abbastanza”.

Villa ricorda gli occhi attenti del custode del Brenta: “Quando siamo andati a ripetere la sua via al Crozzon, di ritorno siamo passati dal rifugio e ci ha fatto i complimenti, perché 'avevamo fatto l'originale'. Era carismatico, per i giovani aveva sempre un occhio di riguardo. Ho scalato un po' di anni da quelle parti e con le guide di Campiglio ho fatto anche due spedizioni: in Latok e in Groenlandia”.

Villa ha scalato in Groenlandia come in Yosemite (il Nose con il fratello Marco), si è legato spesso con Giovanni Bassanini, anche se le vie più importanti le ha salite con Giorgio Confalonieri. Tra queste Divine providence, che è valsa loro la seconda italiana e il Pesce, con Valerio Folco.

Il mestiere di guida

Villa non ha mai avuto dubbi sulle sue prospettive come guida “quando mi metto in testa una cosa difficilmente mi lascio scoraggiare”, perché ritiene che più dell'età conti l'entusiasmo per quel che si fa. “Sono stato 125 volte in cima al Monte Bianco. La passione è il motore di tutto e se fai la guida devi avere questa passione da trasmettere agli amici e condividere con i clienti. Certo, alla mia età scelgo bene sia quello che voglio fare, sia i clienti”.

Nato nello stesso giorno di Walter Bonatti, Villa ricorda la salita della sua via al Dru “prima dei due crolli” e la ripetizione della via dell'amicizia alle Petit Jorasses. Tanto scialpinismo anche, da sempre. “Ho iniziato con i rally: quello del Bernina, quello dell'Adamello. Ora basta gare però: l'ultima è stata la Patrouille de Glaciers, a 70 anni. Ma non mi sono ritirato dall'attività". Sempre a 70 anni, ha aperto una nuova via in Sardegna, a Punta Cusidore: Frisca birra, 6c obbligatorio.

I giovani di oggi

Dei suoi tre figli, quello che ha scalato di più è Papik “che era ben avviato all'alpinismo, aveva naso, ma ha scelto una strada diversa. Comunque una nord dell'Eiger l'ha fatta, ha scalato fino all'8a. Ma non aveva quella passione totalizzante che ho io”. Villa è in contatto costante con i giovani, anche perché “quando ho fatto l'esame da guida a 61 anni, la maggior parte dei candidati aveva l'età dei miei figli” e resta attento a quello che succede sulla scena alpinistica. “Ovviamente Cazzanelli è fortissimo e non lo dico perché è un amico. Vidoni è un altro molto forte, ma è vero che i francesi in generale hanno un po' una marcia in più in questo periodo. Chamonix ha sempre significato Monte Bianco, fin dai tempi di Gary Hemming, è un vero e proprio fulcro dell'attività”.

"Per arrampicare ci vogliono determinazione, intuito. È uno sport completo, non basta l'allenamento. Serve ragionare, serve mantenere la testa attiva”.

Nel finale non possiamo che chiedere un consiglio, ma anche in questo caso la risposta è semplice. “Come si fa a rimanere giovani? Non so, nel mio caso l'attività fisica e la scalata mi hanno aiutato tanto, in modi diversi. Per arrampicare ci vogliono determinazione, intuito. È uno sport completo, non basta l'allenamento. Serve ragionare, serve mantenere la testa attiva”.