In apertura su Buon sangue non menta © archivio Geremia
In apertura su Buon sangue non menta © archivio Geremia
In apertura su Buon sangue non menta © archivio Geremia
In apertura su Buon sangue non menta © archivio Geremia
In apertura su Buon sangue non menta © archivio Geremia
In apertura su Buon sangue non menta © archivio Geremia
Lo schizzo della via © archivio Geremia
In apertura su Buon sangue non menta © archivio Geremia
In apertura su Buon sangue non menta © archivio Geremia
Nicolò e Alessia Geremia hanno tracciato una nuova via di 270 metri, 7 tiri, nelle Dolomiti Bellunesi. Si chiama Buon sangue non menta e sale sulla est della Quarta Pala di San Lucano, con difficoltà fino a VIII-, R3. Tre chiodi usati in via, oltre a protezioni rimovibili.
L'itinerario, che corre su evidente diedro visibile dalla valle, è stato aperto a comando alternato, quasi interamente a vista, con eccezione del primo tiro. “Negli ultimi anni il girovagare tra le Pale di San Lucano mi ha fatto riscoprire questo alpinismo selvaggio, dove quasi sempre l'avvicinamento e il ritorno a valle rimangono le parti più complesse. Così, quest'anno, dopo tante esplorazioni solitarie alla ricerca di linee - che ahimè mi fanno sempre vedere altre linee-, ho colto l'occasione di coinvolgere la 'Gigia' che ha lo stesso indelebile gaso dei Geremia e non vede l'ora di immergersi nel mondo dell'apertura, oramai una malattia congenita”.
“Le Pale di San Lucano mi ha fatto riscoprire questo alpinismo selvaggio, dove quasi sempre l'avvicinamento e il ritorno a valle rimangono le parti più complesse”. Nicolò Geremia
A seguire un sunto del racconto gentilmente inviatoci da Nicolò.
Un affare di famiglia
di Nicolò Geremia
Era da un pò di tempo che Alessia mi domandava di portarla a immergersi nel mondo dell'apertura e così, tornato dalla Sardegna, so che necessito solo di far gamba per l'esame d'alta montagna che avrò a breve. Penso, ogni tanto succede anche questo, che il modo migliore per allenarmi senza stress è quella di accontentare lo spirito, quindi o si cammina per andare a vedere una parete o si portano sacconi colmi per andare ad aprire.
Cuore contento corpo stanco.
Gigia hai voglia di accompagnarmi a vedere una linea?
So già che andremo a vedere la linea che vorrei aprire con lei, ma glielo dico con calma, verso sera. Partiamo veloci, colori e solitudine delle Pale in questo periodo penetrano dall'occhio e arrivano fino al cuore, come meteore scintillanti del fascino della natura. Arrivati all'arco di Bersanel corriamo al riparo da pioggia, grandine e vento, riparandoci in una grotta. Siamo infreddoliti e senza vestiario sufficiente, ma un accendino e della legna lasciata là, probabilmente da Renato Panciera, ci permettono un bel fuocherellino ristoratore. Riusciamo a fare qualche foto e vedere le probabili discese nel Boràl. Appena si placa l'umore celeste corriamo verso valle. (...)
Domenica. Sveglia alle 4, viaggio da casa e alle sei siamo a Col di Prà, gambe in spalla e saccone ai piedi con passo costante arriviamo al canale vicino all'arco dove vogliamo scendere.
Organizziamo il tutto e cominciamo a scalare in discesa il canale, troviamo ben due soste a spit e forse la terza non l'abbiamo vista. Per l'ultimo tratto bisogna calarsi, due soste tradizionali ci portano alla base del boràl. Troviamo metri e metri di cavo da ferrata buttato laggiù, usanza anche quella oramai tradizionale di quello che sistemano le ferrate e chissà che altro. (...)
Portato il tutto alla base, sostina di partenza e si parte. Sarò ancora capace? La paura mi attanaglierà il cuore? La via parte subito con un bel boulderino sprotetto. Scendo, prendo due respiri e via fino al banco, veloce su per una fessura e poi per un traverso ostico sotto un tetto. Parte la Gigia su un bel camino non banale, placchetta e poi sento il dolce suono del martello. Raggiungo Alessia, sopra di me il tiro che sembra il più bello, un diedro di roccia gialla con qualche masso instabile, ma per il resto molto compatta e con pochi piedi o mani.
Parto, sono fuori casa, ho sempre aperto placche praticamente, raramente fessure e diedri, sale la motivazione e comincio a scalare, ponderato ma veloce, perché tanto alla fine sai che qualcosa troverai da mettere in diedro. Arrivo in sosta urlando non tanto per la fatica ma per gli ultimi movimenti da Carla Fracci. Quindi: inguine quasi alla lacerazione e i piedi che sbraitano dal dolore per il caldo. Ne viene fuori un tiro di resistenza con passi non intuitivi.
Tocca ad Alessia, il suo secondo tiro, dove imparerà un sacco di cose. Parte, poco dopo la sosta c'è un passo delicato, le ci vuole un pò tra il gestire la ghisa di stare sulle braccia, questa longe con i cliff che si aggancia ovunque meno che dove vuoi e l'inesperienza. A un certo punto sento urli, sfiati, per un cinque minuti, non la vedo ma sicuramente non si sta muovendo. Le corde sono ferme.
“Voloooooo...” “E vai, quando vuoi” e fionda giù, euforia da primo volo su friend, wow tengono.
Riparte, altro urletto e via. (...)
Sembra l'ultimo tiro duretto da fare, mi preparo e salgo dritto (…) Alessia arriva in sosta: o ha bevuto una bottiglia di vino in sosta o è ubriaca di stanchezza ed emozioni. Balbetta e sbiascica come me al sabato sera. Non demorde e parte, vuole per forza farla in alternata, qualche errore dato dalla stanchezza ma va tutto bene, arrivo in sosta e ultimo tiretto facile fino alla sommità.
Foto, barrette e l'ultimo quarto d'acqua alla vista del tramonto sul Focobon. Poi scendiamo placidamente anestetizzati dal dolore ai piedi ma con il sapore della birra in bocca. Buon sangue non menta è un augurio ovvio e scontato alle future imprese di quella che sarà molto probabilmente la più forte dei Geremia. Rafforzati non dalla menta ma da un buon fegato veneto. Auguro un improbabile ripetizione in questi luoghi ancora selvaggi nelle ormai addomesticate Dolomiti.