Freja Shannon ripete la via Cassin al Denali

L’alpinista metà svedese e metà irlandese è la prima donna a salire la linea quest’anno, e la prima di entrambe le nazionalità a essere mai stata sulla Sud del Denali

 

A giugno, Freja Shannon ha raggiunto i 6.190 metri della vetta del Denali per la via Cassin, che solca la parete Sud per la linea più logica. 2800 metri di roccia, ghiaccio, misto e una cresta affilatissima su una delle montagne più severe del Nord America, capace di sottoporre gli alpinisti a temperature rigidissime e venti fino a 120 chilometri all’ora. La montagna si trova a 63 gradi nord di latitudine, vicinissima all’Artico, preda delle tempeste provenienti dal Golfo dell’Alaska e dallo stretto di Bering, che rendono il meteo molto instabile, in grado di cambiare rapidamente. Inoltre, a causa della latitudine la pressione barometrica è più bassa rispetto alle montagne poste sulla linea dell’Equatore: ciò significa che la sua quota sommitale di 6190 metri equivale a una quota di circa 7000 metri sull’Himalaya.

Freja Shannon

Alpinista professionista e aspirante guida alpina, Freja Shannon ha iniziato a scalare a 19 anni, quando si è trasferita dall’Irlanda alle Alpi, e non ha più smesso. Negli ultimi anni ha accumulato ripetizioni di vie di roccia e ghiaccio impegnative: tra queste, la via Americana all’Aiguille du Fou nel massiccio del Monte Bianco, Deep Blue Sea sulla Nord dell’Eiger, la Perestroika Crack in Kyrgyzstan.

Il Denali è una tappa del suo peregrinare per le montagne più prestigiose del pianeta: “Ho scelto questa montagna perché ne ero particolarmente ispirata. Mi piacerebbe portare avanti dei progetti in Alaska e ho pensato che non potevo iniziarli senza prima aver scalato la via più classica sulla parete Sud del Denali, la Cassin. È la linea di debolezza più logica ed elegante su una parete mostruosa” mi racconta Shannon al telefono.

La sfida più difficile

“La sfida più difficile di tutta la salita è stata mantenere alti il morale e la motivazione dopo una settimana e mezzo trascorsa a temperature bassissime, a trascinare la slitta per chilometri sulla montagna, senza una doccia, senza la mia tazza di caffè al mattino: tutte quelle piccole cose che si accumulano nell’organismo e lo rallentano. La via non è così difficile in sé ma la logistica da spedizione, la vicinanza all’Artico, la quota, la rendono piuttosto speciale. Per me era la prima volta in un ambiente così ampio, freddo e severo”.

"Per me era la prima volta in un ambiente così ampio, freddo e severo”. Freja Shannon

La via è stata aperta nel 1961 da una spedizione italiana guidata da Riccardo Cassin insieme ai Ragni di Lecco, e ripetuta solo da una manciata di donne. Tra le salite dei nostri connazionali, una recente ripetizione è stata quella di Francois Cazzanelli e Francesco Ratti nel 2019. “Non avevo davvero pensato a questo aspetto prima di ripetere la via, ma sicuramente per me è significativo essere la prima donna sul Denali quest’anno e la prima irlandese/svedese ad averne mai raggiunto la vetta per la parete Sud” ha aggiunto Shannon.

Tornata a casa da questo successo, Freja non pensa affatto a riposarsi. “Sto finendo il corso guide, quindi per adesso mi dedicherò a questo. Appena avrò il titolo penserò ai miei prossimi progetti: vorrei mettere tutte le energie in vie di roccia di difficoltà su grandi pareti del mondo” conclude.