La Capanna Margherita (4.554 metri) sul Monte Rosa non è soltanto il rifugio più alto d'Europa, ma un vero e proprio hub tecnologico che investe diverse aree di ricerca e sperimentazione. Il rifugio di proprietà del Club Alpino Italiano è una struttura dove convergono studi sul cambiamento climatico, sul futuro dell'architettura in quota e persino di medicina d'alta montagna, in collaborazione con il mondo della ricerca aerospaziale.
Il futuro oggi
Tra i temi dai più interessanti risvolti pratici anche per l'utente e in continuo aggiornamento, ci sono quelli legati al riscaldamento globale in relazione alla struttura e all'ammodernamento del rifugio stesso. Ne abbiamo parlato rispettivamente con Francesco Calvetti e Graziano Salvalai, che ricoprono entrambi il ruolo di professore ordinario al Politecnico di Milano presso il dipartimento di architettura e che da anni orami si spendono in ricerche legate al rifugio.
Il punto di partenza per uno studio sul cambiamento climatico legato a Capanna Margherita non può che partire dalla sua peculiare condizione. “La capanna è di fatto “appoggiata” sulla roccia – spiega Calvetti-. Da qui l'ambito di ricerca, ovvero capire la stabilità dell'ammasso roccioso in relazione al cambiamento climatico. Volevamo assicurarci che a 4500 metri, di fronte a temperature anche eccezionali come quelle misurate nelle scorse estati, non ci fossero deformazioni o spostamenti nella roccia e dentro la capanna stessa”.
Le fondazioni di Capanna Margherita poggiano su un sistema di travi, con degli ancoraggi sul lato del ghiacciaio. “La struttura è molto leggera. Pensate che il rifugio pesa solamente 200 tonnellate. Un dato che da solo non dice molto, ma se lo mettete in relazione a come si inserisce nell'ambiente, la capanna aggiunge alla pressione sul suolo un aggravio pari solo a mezzo metro di roccia. Passando al piano operativo, a settembre del 2023 abbiamo fatto due fori di sondaggio, uno davanti alla piazzola e uno sotto la capanna stessa. I sondaggi hanno permesso di osservare l’interno della roccia, con riprese video che restituiscono dei carotaggi virtuali. Abbiamo poi inserito nei sondaggi delle colonne snodabili che vanno a misurare diversi parametri con accelerometri, inclinometri, estensimetri e termometri. Abbiamo iniziato a leggere queste misure a fine 2023 e abbiamo integrato tre moduli di misura dentro la capanna nel 2024”.
La stabilità della capanna
La temperatura dell'aria e della roccia è sempre stata tenuta sotto controllo e sono stati fatti dei riscontri con il passato anche utilizzando materiale fotografico. “Fortunatamente c'è una discreta documentazione a riguardo, il che ci ha permesso di produrre scatti analoghi. Che evoluzione c'è stata? Beh, possiamo dire che non c'è, siamo di fronte a una condizione stabile. Le variazioni di temperatura ci sono state, ma non hanno avuto effetti significativi”. Se il riscaldamento globale vale un aumento compreso tra 1,4 e 1,9 gradi e sulle Alpi bisogna aggiungere ancora un valore compreso tra 0,5 e 1 grado, la Capanna Margherita può contare su un significativo contributo conservativo dato dall'altitudine. “Siamo talmente in alto che le temperature rimangono quasi sempre sotto zero. Ogni ciclo termico comporta condizioni di stress e noi possiamo osservare letteralmente il 'respiro della montagna', con la roccia che si espande e si contrae. Non abbiamo però osservato spostamenti significativi, il che vuol dire che poi la roccia torna nella sua condizione originaria. Per esempio abbiamo misurato spostamenti di millimetri in casi molto circoscritti, che si sono poi stabilizzati”.
In conclusione, la capanna è stabile e sicura, ma gli studi effettuati possono diventare un modello utile a quote più basse: “C'è una fascia che sta soffrendo dove il permafrost si sta ritirando, il problema è mille metri più in basso, dove il ghiaccio fonde e rigela con più frequenza nell’arco delle stagioni e delle giornate. Usare l’esperienza di Capanna Margherita per definire linee guida per il monitoraggio d'alta quota può essere utile per allargare gli studi ad altri rifugi in realtà diverse”.
Efficientamento energetico
La “missione” di Graziano Salvalai, che con Calvetti lavora fianco a fianco, era invece comprendere come migliorare l'efficienza energetica dell'edificio: “L'obiettivo era identificare le possibili misure di riqualificazione, non solo per la capanna, ma più in generale delineare un modello replicabile secondo determinati standard per tutte le strutture alpine. Chiaramente, Capanna Margherita è un po' un fiore all'occhiello e anche un punto di riferimento. Soluzioni che vanno bene a condizioni estreme possono tornare utili anche più in basso. E quindi l'dea era di definire standard per i serramenti, le chiusure verticali, l'utilizzo delle rinnovabili, la depurazione dell'acqua, lo smaltimento dei rifiuti ecc. In tale direzione è stato studiato e strutturato un framework per la certificazione delle strutture alpine per il Club Alpino Italiano. Abbiamo già mappato diverse strutture di proprietà del CAI e su questi abbiamo testato e rifinito il nostro protocollo”.
Venendo al rifugio simbolo del Monte Rosa, sono state evidenziate diverse possibilità di intervento, alcune già implementate. “Abbiamo ragionato su come rendere più efficiente l'involucro, mantenendo però l'immagine attuale. Due le strategie messe in atto, la prima riguardava la balconata, che era da cambiare per ragioni di sicurezza ed è stato fatto. Poi abbiamo promosso una azione per il cambio dei serramenti. I doppi serramenti, già caratterizzati da limitate proprietà isolanti, erano stati danneggiati dal gelo e dalle sollecitazioni di vento e neve, compromettendone la tenuta; sono pertanto stati sostituiti da elementi molto performarti. Si è inoltre ipotizzata la rimozione della perlinatura interna per consentire l’intervento sull’isolamento dell’intercapedine; l’isolante dell’involucro richiederebbe infatti la sostituzione, operazione particolarmente complessa considerata la dimensione della Capanna e soprattutto per via delle condizioni climatiche e operative".
C'è infine il vasto tema riguardante la gestione dell'energia. “Abbiamo monitorata la zona invernale, quella sempre aperta e una camera al primo piano. Abbiamo registrato temperature molto alte per la molta gente, il che ci ha portato a suggerire un intervento per migliorare la qualità dell'aria con una gestione diversa. Abbiamo suggerito un recupero di calore con degli scambiatori e un maggiore utilizzo del fotovoltaico, che al momento viene utilizzato solo per le antenne a supporto della comunicazione. Abbiamo indicato una doppia strada che va nella stessa direzione: riduzione del fabbisogno energetico con un migliore isolamento, affiancati da sistemi di generazione dell’energia più efficienti basati su fonti rinnovabili”.
Lo studio ha anche consigliato l'utilizzo di combustibili bio e un intervento un po' più importante sugli spazi interni, ribaltando la disposizione di alcuni locali, al fine di migliorare l'ingresso e l'uscita degli utilizzatori.