© FB Nestor Contreras
© FB Nestor Contreras
© FB Nestor Contreras
© FB Nestor Contreras
© FB Nestor Contreras
Il 13 aprile, gli alpinisti colombiani Néstor Contreras, Felipe Galvis e Alexander Chaves hanno portato a termine una nuova via sulla parete sud del Chimborazo (6.241 m), la montagna più alta dell'Ecuador. Corre per circa 1.200 metri -dal campo base- e presenta una difficoltà complessiva di grado D, con tratti sostenuti tra i 65° e gli 85° su terreno misto. L'itinerario è stato chiamato Marco Cruz 2026, in onore di un alpinista simbolo per la nazione, un pioniere dell'attività in patria. Ed è stato lo stesso Cruz a “certificare” il valore della salita.
Voglia di esplorare
Il percorso attraversa una zona della parete sud raramente scalata, caratterizzata da morene e pendii instabili, oltre a continue scariche, il che ha da subito fatto propendere i tre per la necessità di ridurre al massimo il tempo del push.
Stile alpino
Il team ha optato per un approccio il più possibile rapido e leggero: stile alpino, salita a vista e senza supporto esterno. Senza portatori, guide, muli o infrastrutture logistiche, i tre alpinisti hanno portato a termine l'intera ascensione in completa autonomia. La strategia era chiara: ridurre il peso e il tempo di esposizione. Gran parte della salita è stata effettuata di notte. I tre hanno scalato senza corda nei tratti in salita, cercando di ridurre i tempi. Continue cadute di massi, insidiose lastre spazzate dal vento e pendii sostenuti, compresi tra 65° e 85°, si sono alternati a tratti di misto, tenendo sempre alta la tensione. La combinazione di questi fattori ha richiesto un'analisi continua del terreno e decisioni precise in ogni sezione.
La discesa è stata effettuata in cordata lungo lo stesso percorso, senza calarsi in corda doppia né abbandonare alcuna attrezzatura. Il tempo totale impiegato per l'attività è stato di 14 ore, andata e ritorno dal campo base.