La linea della combo © Mirco Grasso
Difficoltà tecniche fino al 7b+ su roccia © Mirco Grasso
Missione compiuta per Grasso, Ducoli e Mauri © Mirco Grasso
Bivacco “climatizzato” per i tre alpinisti © Mirco Grasso
La salita è stata compiuta in tre giorni © Mirco Grasso
Sul Monte Bianco, Divine providence è una delle vie moderne - anche sei in realtà ormai ha una quarantina d'anni abbondanti- di riferimento e il Pilone Centrale del Freney rimane un'icona che va al di là della famosissima cronaca del tentativo di Bonatti del 1961. Metterle insieme in una sola salita è la bella idea che è venuta a Mirco Grasso, una combinazione di alto profilo per l'impegno tecnico e fisico che una salita del genere richiede. Stiamo pur sempre parlando di una “galoppata” da 900 metri per la via di Patrick Gabarrou, a cui vanno aggiunti altri 600 metri per la Bonington e ancora 400 scarsi fino alla vetta del Bianco. Questa salita, intrapresa come allenamento per le alte quote di una spedizione che punterà a un “quasi” Settemila del Karakorum, si è svolta in buone condizioni metereologiche e ambientali. A Mirco Grasso, Luca Ducoli e Giacomo Mauri, in viaggio per il Pakistan tra tre settimane si aggiungerà anche Matteo Bordella.
Ecco a voi il piacevole racconto dell'alpinista veneto.
Una colazione meritata!
di Mirco Grasso
"Erano diversi anni che ogni volta che pensavo a qualcosa di ca**uto da fare sul Monte Bianco mi passava per la testa questo progetto. Vivo dall’altra parte delle alpi e conosco relativamente poco il massiccio, ma questa combinazione mi è sempre sembrata molto ovvia, tanto che faccio fatica a credere che qualcuno non l’abbia già fatto.
A ogni modo non sono qui a scalare per i record, semplicemente era una cosa che volevo fare. Quindi, finalmente, con l’occasione di prepararci per la prossima spedizione in Pakistan, assieme Jack e Luck cominciamo a pensare il piano d’attacco.
Skyway chiusa, partiamo dall’Aiguille du Midi alle 3 di notte, il primo giorno raggiungiamo il Gran Pilier d’Angle appena viene toccato dal sole, molto più velocemente del previsto e scaliamo tutti i tiri fino ai terrazzi a metà parete, dove cominciano le vere difficoltà di ‘Divine providence’. Avevamo ancora tante ore di luce, ma qui avevamo preventivato di passare la notte, non avrebbe avuto senso proseguire. Per portarci avanti per il giorno dopo, mentre Luck sistema il posto da bivacco, assieme a Jack fissiamo le nostre mezze lungo i tre tiri successivi. Torniamo giù da Luck, cena alle 16 e ci imbustiamo nei sacchi a pelo prima delle 18.
È aprile e fa ancora freddino lassù, vogliamo scalare con il caldino e il bello è che qui appena sorge il sole la parete si scalda subito. Colazione al buio, sbaracchiamo tutta la nostra roba e risaliamo le fisse con i primi raggi di sole. Jack aveva già salito ‘Divine’ l’anno prima, decidiamo che sarò io a condurre tutti i tiri della via, cosi da poter provare a salirla pulita anche se personalmente avevo molti dubbi.
Un tiro dopo l’altro, con un po’ di fortuna e qualche sforzo di vomito salgo senza mai appendermi fino in cima al Grand Pilier d’Angle e mentre recupero i soci quasi mi viene da piangere. Generalmente da qui si dovrebbe proseguire lungo la cresta di Peuterey fino in cima al Bianco, ma per noi la gita è ancora lunga. Allestiamo qualche doppia verso il ghiacciaio del Freney e raggiungiamo terra prima di cena. Passiamo la notte in una piazzola che scaviamo in mezzo al ghiacciaio, a un’oretta dall’attacco del Pilone Centrale.
Suona la sveglia presto, il piano è lo stesso piano del giorno prima: essere con le mani sulla roccia alle prime luci. L’obbiettivo della giornata è salire tutto il pilone e ritornare a dormire alla stazione dell’Aguille du Midi. In questo caso, sono io ad avere già salito il pilone, quindi a condurre la cordata sono prima Luck e poi Jack. Saliamo veloci e alle quattro del pomeriggio siamo in cima al pilone, la cima del Monte Bianco la raggiungiamo però dopo altre 3 ore, dopo un combattimento fisico e mentale per via delle pessime condizioni della neve: si passava da sfondare al ginocchio al traversare su pendii ripidi e completamente ghiacciati.
È tardi e siamo stanchi, a dirla tutta il più fritto probabilmente ero io. Ho 32 anni e sono il vecchio della cordata, me la devo mettere via, questi due mi hanno tirato il collo! Optiamo quindi di non andare verso l’Aguille du Midi, sarebbe stata troppo lunga, ci dirigiamo verso la capanna Vallot, a un’oretta dalla cima, sul versante opposto. Passiamo la notte comodi e il giorno dopo, sotto una nevicata, arriviamo giù a Plan del Aiguille e poi di nuovo a Chamonix, per una colazione da 30 euro a testa".