I due chiodi infissi nei buchetti © Lovato, Cordin
Protezioni spesso precarie hanno accompagnato la salita © Lovato, Cordin
Danzando nell'aria © Lovato, Cordin
Difficoltà fino a X-/X © Cristian Baldessari
La via si è rivelata davvero impegnativa © Cristian Baldessari
La finestra © Marco Deavi
Missione compiuta per Lovato e Cordin © Marco Deavi
La Torre Finestra, sul Catinaccio © Marco Deavi
La via tocca la Superotto e per qualche metro la Rizzi © E. Lovato
La "relazione" neurodivergente
Neurodivergenza © Thomas Petri
Enrico Lovato e Marco Cordin hanno aperto in Dolomiti, sulla Torre Finestra, nel gruppo del Catinaccio, la via Neurodivergenza. Il grado proposto è di X-/X come massima difficoltà incontrata e l'ingaggio decisamente scary, nell'ordine dell'R4. La via ha uno sviluppo di 6 tiri per circa 200 metri e i lavori erano iniziati già qualche anno fa per Cordin, insieme a Gabriele Ferrari e Alessio Innocenti, con cui erano stati aperti i primi due tiri.
Questa estate Marco ed Enrico sono tornati: tre giorni per risolvere la parte alta, dalla cengia in poi e altri due per la libera. L'itinerario è stato aperto in dal basso a protezioni tradizionali, con l'eccezione di uno spit infisso sulla cengia mediana.
Le linee esistenti
La linea si sviluppa tra la Superotto (2015, VIII+), con cui divide una sosta e la Millo-Tarter (1962, VI-). Neurodivergenza, pur essendo una linea indipendente, tocca anche la Rizzi per 4-5 metri, nel tiro che porta sull'altro versante attraverso la finestra. "È una via bonsai, psichedelica, corta e istintiva. Una storia cominciata qualche anno fa con Gabri e Ale e finita quest'anno con Enrico, dopo che la scintilla si è riaccesa" ha commentato Cordin.
“È una via bonsai, psichedelica, corta e istintiva” Marco Cordin
Nel concludere i lavori, Lovato e Cordin hanno trovato un paio di chiodi sul terzo tiro e diversi cordoni allungati, lasciati da un anonimo. I chiodi sono rimasti e sono stati utilizzati, ma i cordoni sono stati tolti. "Per come volevamo salire la via, usarli sarebbe stato un imbroglio. Comunque non siamo stati contattati da nessuno che ci abbia chiesto se c'era un progetto aperto". A ottobre è arrivata anche la libera della via, che ora attende solo qualche coraggioso ripetitore.
Corta ma tosta
"Marco aveva mostrato il suo valore di guerriero aprendo un tiro sull'8a con pochi chiodi e tante palle - ha spiegato Lovato-. Questa estate per caso io e Marcolino ci siamo ritrovati e gli ho lanciato la sfida. Anche io volevo aprire sulla torre e quindi Marco mi ha invitato volentieri. Quando siamo arrivati sulla via ho capito perché si era fermato, il tiro chiave era veramente duro, dal secondo chiodo in poi sembrava abbastanza un rebus. Aggiungiamo anche che volevamo salire senza trapano, tanto per gioco, l'idea era: o passiamo in libera a chiodi o torniamo a casetta. Abbiamo passato varie ore a battagliare, divise in tre giorni tra caldo africano e temporali".
“L'idea era: o passiamo in libera a chiodi o torniamo a casetta. Abbiamo passato varie ore a battagliare” Enrico Lovato
Le difficoltà non sono mancate. "Marco 'l'artista' ha risolto il primo rebus piazzando due totem eleganti, io poi ci sono volato e magicamente hanno tenuto. Marco è riuscito a procedere qualche metro ma poi ci siamo arenati nuovamente. Sentivo che anche io dovevo tirare fuori il coniglio da cilindro. Magicamente la lampadina da ingegnere si è accesa. Sono andato a comprare due chiodi corti da artificiale per granito, uno universale e uno a V. Non so come ma sono entrati in due buchetti cechi, collegati per bene". Lovato e Cordin hanno poi proseguito sulla sezione successiva, il chiave del tiro, da cui sono usciti con un impegnativo runout.
Nella parte alta, dopo la finestra, la sesta e ultima lunghezza ha offerto ancora difficoltà piuttosto sostenute (VIII, VIII+) fino in cima. Come detto sopra, tracciata la via i due alpinisti sono tornati a inizio mese per portarsi a casa la libera, riuscita in due giorni. "Ringraziamo