Uno dei cartelli apposti dal CAI Sesto Fiorentino per dividere il transito di escursionisti e mountain biker lungo i sentieri di Monte Morello © CAI Sesto Fiorentino
Divieto di transito su alcune strade bianche dell'Appennino toscano © Marco Pili
Uno scatto alterato con programmi di fotoritocco di due enduristi su Monte Morello © Alessandro Gamannossi
L'alba da Monte Morello © Filippo Lucherini
La città di Firenze all'alba vista da Monte Morello © Filippo Lucherini
Divieto d'accesso veicoli a motore su sentiero in Val Germanasca © Massimo Taronna, wikicommons
Uno dei cartelli apposti lungo la sentieristica gestita dal CAI Sesto Fiorentino © Alessandro Gamannossi
Non è bastato il divieto di transito ai motocicli per scoraggiare alcuni enduristi, nelle scorse settimane, dal percorrere i numerosi sentieri e strade bianche di Monte Morello, il rilievo di poco più di 900 metri di quota a nord di Firenze: “Nelle ultime settimane abbiamo avuto avvistamenti di moto da enduro con motori elettrici e a scoppio che entrano in Rete Natura 2000 oltrepassando le sbarre e contravvenendo alla legge, che vieta l'ingresso a mezzi a motore”, descrive Alessandro Gamannossi, presidente del CAI di Sesto Fiorentino.
Violazioni ripetute dei confini della zona speciale di conservazione del “monte dei fiorentini”, l’ultima il 3 ottobre scorso, che hanno catturato l’attenzione dei membri della sezione e dei numerosi frequentatori della zona: “Oltre a rilanciare queste informazioni sulla nostra pagina web e sui nostri canali di comunicazione informiamo anche le testate locali. In più, segnaliamo il tutto a carabinieri forestali, polizia municipale e amministrazione”, spiega Gamannossi.
Proprio la sezione di Sesto Fiorentino, “di casa” sulle pendici della cima principale della piana fiorentina, ha ricercato per anni una soluzione alla difficile convivenza tra escursionisti e mountain biker su Monte Morello, raggiunta poi grazie alla suddivisione dei sentieri nei tratti in discesa: “Siamo abbastanza orgogliosi di aver risolto i contrasti tra escursionisti e biker, perché abbiamo una rete di sentieri separata per la discesa”, prosegue Gamannossi, che afferma come sia necessario affrontare anche il problema delle moto da enduro, le quali infrangono prima di tutto la legge, rischiando di rovinare gli ecosistemi protetti. E, recentemente, è stata anche sporta denuncia alle autorità competenti per i transiti osservati e documentati a inizio mese.
L’appello della sezione CAI di Sesto Fiorentino
Per tutelare l’ambiente ed evitare danni permanenti ai sentieri dopo l’ultimo avvistamento, la sezione ha rivolto un appello non solo ai soci, ma a tutti i frequentatori della montagna fiorentina: “Anche i frequentatori possono fare la loro parte. Chiunque riscontri la presenza di mezzi motorizzati su sentieri dove la circolazione non è consentita può contribuire alla tutela di Monte Morello segnalando l’episodio agli organi competenti, fornendo, se possibile e in condizioni di sicurezza, informazioni utili sul luogo e sulle circostanze. È importante evitare confronti diretti con i conducenti e lasciare alle autorità il compito di verificare le situazioni segnalate. La montagna è un patrimonio comune: rispettarne le regole significa tutelare l’ambiente e garantire a tutti una frequentazione più sicura e consapevole. Monte Morello è abbastanza grande per accogliere tutti, a condizione che ciascuno utilizzi gli spazi nei quali gli è consentito farlo”, hanno scritto nell’ultimo comunicato, datato 6 ottobre scorso.
"Il Monte Morello è abbastanza grande per accogliere tutti, a condizione che ciascuno utilizzi gli spazi nei quali gli è consentito farlo” CAI Sesto Fiorentino
“In passato le maglie erano molto più larghe e, probabilmente, ancora più enduristi percorrevano i sentieri. Oggi – racconta Gamannossi – con tutto quello che abbiamo scritto sui nostri canali e che facciamo come sensibilizzazione, se qualcuno va su Monte Morello in moto si prende un bel rischio, perché è frequentatissimo da biker ed escursionisti. Nel momento in cui qualcuno vede una moto nelle zone vietate scatta subito la segnalazione alle autorità. La nostra è una funzione di deterrenza”, spiega Gamannossi, che specifica come uno degli incarichi della sezione sia proprio quello di manutenere i sentieri dell’area. “Al di là delle sbarre, la circolazione dei mezzi a motore è vietata. Come CAI chiediamo sempre il permesso ai Carabinieri forestali per accedere quando effettuiamo il servizio di manutenzione. Creare danni va soprattutto contro l’ambiente, ma anche contro tutti gli altri fruitori di Monte Morello”, aggiunge Gamannossi.
Lo storico degli avvistamenti
Quello dello scorso 3 ottobre non è l’unico avvistamento degli ultimi mesi da parte dei membri del Club Alpino Italiano e di altri escursionisti. Già ad agosto, la sezione aveva ricordato sul proprio sito che “la circolazione di mezzi a motore sui sentieri escursionistici è vietata per legge, a prescindere dalla tipologia del mezzo, inclusi i motocicli elettrici”, e che “tali percorsi sono destinati esclusivamente alla fruizione a piedi, in bicicletta o a cavallo, nel rispetto dell’ambiente e della sicurezza di tutti”. Dopo ulteriori incontri sui sentieri chiusi ai mezzi a motore, però, la sezione ha scelto di tornare sul tema, evidenziando anche quali sono i rischi e le problematiche che derivano da questa pratica.
“Oltre a costituire un rischio per gli altri frequentatori – descrive Gamannossi – il danno provocato da una moto da enduro su un sentiero è elevato di almeno un fattore dieci rispetto a una mountain bike, anche elettrica”. Se un biker si diverte in discesa, spiega il presidente della sezione, un endurista lo fa in salita, “e dal momento in cui risali un sentiero con una moto che ha tre volte lo spessore delle ruote rispetto a una e-bike e un motore estremamente potente, è chiaro che produci dei solchi che compromettono poi il sentiero”, aggiunge. Già le mountain bike stesse, descrive, richiedono una manutenzione costante dei sentieri utilizzati in discesa a causa dell’impatto sul terreno, complice il peso e la potenza delle nuove e-bike: “I volontari della sezione addetti alle mountain bike ripristinano spesso l'usura creata dal passaggio delle bici, ma in ogni caso lo fanno su una viabilità dedicata a loro, e chi prova a camminare sui sentieri di discesa delle bici trova molte segnalazioni di pericolo”, spiega.
Le conseguenze dell’enduro
I danni provocati dalle moto da enduro sui sentieri, oltre al divieto di legge presente a Monte Morello e nella quasi totalità delle aree della Rete Natura 2000, sono ormai noti. Come confermato anche da alcuni enduristi che transitano proprio nell’area di Monte Morello, ma sempre al di fuori delle aree con divieto d’accesso, i danni principali riguardano proprio i tratti in salita. Lì, specialmente in caso di fondo bagnato o fangoso, la moto perde aderenza e le ruote slittano, scavando con i tasselli delle ruote solchi che possono diventare molto profondi: “La bravura del motociclista, in quel caso, sta proprio nel togliere la mano dall’acceleratore e riprendere trazione, anche per danneggiare il meno possibile il fondo – spiegano –. Alcuni, però, non lo fanno, e scavano in profondità. Diversamente, se il fondo è asciutto, è molto più difficile causare danni così gravi”. I solchi causati dalle ruote tassellate, poi, agiscono come canali di scolo per l'acqua, favorendo lo smottamento dei sentieri.
Un impatto che può risultare ancora più significativo all’interno di aree protette come quella di Monte Morello, con i disagi che possono riguardare anche l'inquinamento acustico e il disturbo della fauna che abita proprio le aree sottoposte a tutela.