Il Parco del Gran Paradiso verso l'ampliamento, Durbano: "Lo vogliono i comuni"

Evento storico, l'inclusione avviene su richiesta delle amministrazioni. "Il Parco non è più concepito come un ostacolo ma come un volano per lo sviluppo di un certo turismo". Valsavarenche in direzione contraria, il presidente ribadisce: "Ambientalismo da salotto"

Nonostante il tono pacato, si capisce che Mauro Durbano è raggiante. D’altronde pochi giorni fa è stato compiuto un altro passo importante verso l’allargamento dei confini del Parco Nazionale del Gran Paradiso, di cui è presidente. Il risultato ha una portata storica perché sarebbe la prima volta, da quando è stato costituito il parco nazionale più antico d’Italia, che la richiesta arriva dai comuni. Si tratta di una direzione diametralmente opposta a quanto ha chiesto Valsavarenche questa estate, con l'estromissione del noto “budello” della discordia. 

Occorre fare un piccolo passo indietro per capire meglio cosa sta succedendo. Il primo atto, tra fine 2024 e inizio 2025, aveva visto i comuni piemontesi di Groscavallo, Ingria, Sparone, Pont Canavese e Ribordone avanzare una richiesta ufficiale di inserire ampie porzioni del proprio territorio all’interno della superficie gestita dall’Ente Parco. Sono seguite le valutazioni tecniche condivise con il Ministero dell’Ambiente e con Ispra a cui, il 15 ottobre scorso, si è aggiunto il pieno sostegno espresso in maniera bipartisan dalla V commissione Ambiente, Parchi e Aree Protette della Regione Piemonte che accompagnerà l’iter in seno alla Conferenza Stato-Regioni dove avverrà l’approvazione definitiva. “Dobbiamo ancora definire con Ispra una zonizzazione precisa – esordisce Durbano – e sottoporla ai comuni per evitare qualsiasi tipo di dubbio, soprattutto per le aree inserite in zona A, a massima tutela, dove non sono ammesse attività come il pascolamento e la possibilità di accedere a contributi. Poi non vedo altri ostacoli all’allargamento definitivo”. 

Un movimento dal basso

Secondo lei, perché è arrivata questa richiesta da parte dei comuni? In particolare, Ribordone arriverebbe ad avere il 75% di territorio all’interno del Parco, mentre per Ingria, Sparone e Pont Canavese sarebbe un’assoluta novità dal momento che non facevano parte del Parco. Ancora diverso il caso di Groscavallo che appartiene addirittura a un altro bacino idrografico, quello delle Valli di Lanzo. 

In generale – prosegue Durbano – credo che sia cambiata la cultura delle comunità locali: il Parco non è più concepito come limite e ostacolo ma è ormai considerato un volano per lo sviluppo di un certo tipo di turismo. Proprio il caso di Groscavallo è emblematico perché ci racconta di un comune che, soprattutto per ragioni geografiche, appare lontano dal cuore del Parco, ma possiede le valenze ecologiche e ambientali più significative. È desiderio dell’amministrazione locale proteggerle, infatti hanno previsto di inserire un’ampia porzione di territorio in zona A. Dal punto di vista nostro, ci consente di acquisire una popolazione di stambecchi molto numerosa, una coppia di gipeti nidificanti e di ampliare il confine con il Parc National de la Vanoise con cui già collaboriamo in maniera molto fattiva.

"Il caso di Groscavallo è emblematico: appare lontano dal cuore del Parco, ma possiede le valenze ecologiche e ambientali più significative. È desiderio dell’amministrazione locale proteggerle" Mauro Durbano

Avete già immaginato come potrebbe cambiare l‘assetto organizzativo dell’ente? 

Si tratta di questioni di cui non ci siamo ancora occupati concretamente anche perché per noi è un fatto inedito. Suppongo che arriverà dal ministero un aumento di risorse, banalmente per la quota parte legata alle dimensioni. Però, in questa fase mi piace riflettere maggiormente sulla dimensione ecologica che avrà l’ampliamento. Parliamo di 8460 ettari di nuovo territorio che verranno posti sotto tutela, comprensivi di 60 specie di uccelli, svariati endemismi che vivono soltanto in queste zone e che potranno godere di ulteriore protezione. Mi piace pensare che è un investimento per le future generazioni. 

Il nodo Valsavarenche

Se da una parte di va incontro a un ampliamento, resta aperta la questione legata ai centri abitati della Valsavarenche che, invece, vorrebbero uscire dal Parco. 

Quello degli scontorni è un tema su cui la Comunità del Parco ha presentato un progetto. Ribadisco che non tuteliamo la biodiversità concedendo il nulla osta alla sostituzione della ringhiera di una baita. È un concetto che gli ambientalisti da salotto non comprendono. Sono il primo presidente del Parco a ricoprire anche un ruolo da amministratore locale, perché sono vicesindaco di Ceresole Reale, e sono convinto che l’inclusione di un centro abitato all’interno del Parco sia un errore: conduce soltanto a un’eccessiva vessazione burocratica degli abitanti. Oltretutto, nel caso specifico della Valsavarenche, una modifica dei confini cambierebbe poco da un punto di vista delle tutele ambientali perché quei territori resterebbero all’interno del sito della Rete Natura 2000, istituito dall’Unione Europea e gestito dal nostro Ente.