La foto ricordo
Il conferimento della nomina
La platea in ascolto
Gianni Frigo ricorda momenti salienti
L'elogio di Bressan
Cesare Lasen con la nomina
Nel corso della prima giornata dell'assemblea dei delegati di Modena, è stata conferita a Cesare Lasen la nomina a socio onorario del Club Alpino Italiano, un riconoscimento che nei 163 anni di vita del Club Alpino Italiano è stato attribuito a 110 personalità che a vario titolo hanno contribuito a rendere grandi le montagne nella nostra cultura. Sono diventati soci onorari sovrani, come Margherita di Savoia, ma anche attivisti, artisti, alpinisti e sacerdoti, come don Luigi Ciotti, a cui è stata conferita la massima onorificenza nel corso dell'assemblea dell'anno passato.
La riconoscenza e l'affetto del CAI
Nella sentita presentazione di Cesare Lasen, che ha ricordato anche la figura di Mariolino Conti, Bressan ha richiamato l'incontro di Castel Valer, dove i past president “Umberto Martini, Roberto De Martin e Vincenzo Torti si sono mossi in prima persona. D'altronde, sulle motivazioni che ci portano ad avere dei soci onorari, non posso che rispondere con Armando Aste, che aveva ricordato come la gratitudine sia la memoria del cuore”. Al celebre alpinista trentino era stata affidata nel 2013 un'altra introduzione, quella che aveva portato alla nomina come socio onorario di un suo stimato collega, Pierre Mazeud “e io dico che non è solo gratitudine: nominare Cesare Lasen significa riconoscere una pietra viva. Lo dico ai giovani: è come marchiare un segnavia, per tutti noi”.
"Nominare Cesare Lasen significa riconoscere una pietra viva. Lo dico ai giovani: è come marchiare un segnavia, per tutti noi”. Bressan
Bressan non può evitare di citare Antonio Berti, Cesare Maestri, Carlo Claus, Riccardo Cassin e Kurt Diemberger, solo per accompagnare degnamente l'elogio di Lasen, la cui vita spesa per l'ambiente è impossibile da sintetizzare in poche righe, ma che viene sicuramente da molti riconosciuta nel ruolo di “primo presidente del neonato Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi, in una fase politica delicata e poi perché si era agli inizi di un percorso, tutto da sviluppare, a cominciare dal Piano del Parco”. Ma Bressan vuole ricordare, mentre le slide mostrano Lasen impegnato in una delle tante escursioni del CAI “anche come una persona dalla disponibilità unica, che si impegnava nella vita sociale con rara modestia ed eccellente competenza. Ci rende orgogliosi di appartenere al nostro sodalizio”.
Gianni Frigo, straordinariamente commosso per lo stretto rapporto che lo lega a Lasen, ricorda come “io mi sono laureato seguendo le pubblicazioni di Lasen e altri autori, ma mai avrei pensato che, nel corso dei miei lavori, le mie curiosità di giovane sarebbero state accolte con tanta attenzione. Ricordo poi che, anni dopo, gli avevo chiesto di autografare un testo e la sua dedica recitava 'con amicizia, per il comune amore della scienza e della conoscenza', qualcosa che porterò sempre nel cuore”.
Una vita per l'ambiente
Cesare Lasen, nato a Feltre il 13 gennaio 1950, si laurea in scienze biologiche con il massimo dei voti e diventa perito chimico a Milano, ma non dimentica i monti di casa – oggetto della tesi- e le montagne come luogo dove dare forma e vita alle sue scoperte e al suo entusiasmo per la botanica. Si occupa anche di ecologia, di conservazione della natura e di valutazione della qualità ambientale, attraverso collaborazioni con università, convegni nazionali e oltre 300 pubblicazioni scientifiche. La nomina a primo presidente del neonato parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi diventa quindi solo un passaggio, anche se cruciale, della sua carriera, vissuta sempre con grande dedizione al lavoro, spirito schivo ed entusiasmo nel trasmettere conoscenza.
“Abbiamo il dovere di consegnare ai giovani la possibilità di apprezzare qualche angolo di natura vera, compatibile con un modo che appartenga alla nostra anima, alla nostra sensibilità”. Cesare Lasen
Chiamato sul palco per il conferimento della nomina. “Non so se questa emozione io l'abbia mai provata prima, sicuramente non con tale intensità. La lettura dell'enciclica 'Laudato si' 'mi ha cambiato la vita, lì ho trovato la parola biodiversità che mi ha accompagnato nel mio cammino e continua a farlo. Ho apprezzato le ultime parole del nostro presidente generale, che dice 'per l'ambiente non si fa ancora abbastanza'. Noi abbiamo il dovere di consegnare ai giovani ancora la possibilità di potere gustare vedere e apprezzare qualche angolo di natura vera, sia essa selvaggia, sia anche modificata o antropizzata, ma compatibile con un modo che appartenga alla nostra anima, alla nostra sensibilità . Cosa sarebbero le Dolomiti senza dei prati fioriti?”.