Il Cimon della Pala
Il Cimon della Pala
Il bivacco Fiamme Gialle © Gabriele Tisi
Il bivacco Fiamme Gialle © Gabriele Tisi
Il bivacco Fiamme Gialle © Gabriele Tisi
Carlo Levanti, Antonio Montani e Sergio Lancerin al Muse per la presentazione del libro sul bivacco Fiamme Gialle
Con l’inaugurazione in quota del nuovo bivacco Fiamme Gialle avvenuta oggi, sul Cimon della Pala, si conclude il progetto di rinnovamento di tre bivacchi della Sezione CAI Fiamme Gialle (gli altri due sono il bivacco Renato Reali, anch’esso nel gruppo delle Pale di San Martino, e il bivacco Aldo Moro, nel Lagorai, lungo il tracciato della Translagorai). Si tratta di tre strutture completamente ricostruite secondo un unico modello, nate da un progetto avviato cinque anni fa con l’obiettivo di ripensare il bivacco alpino contemporaneo coniugando funzionalità, sicurezza, qualità progettuale e inserimento nell’ambiente di alta quota.
Il percorso ha preso avvio da un concorso aperto a studi di architettura e ingegneria, che ha raccolto 174 proposte progettuali. Cinque sono state ammesse alla shortlist finale, dalla quale è stato selezionato il progetto dell’architetto trentino Raffaele Cetto.
Il rinnovamento delle strutture
La cerimonia di inaugurazione, svoltasi sul Cimon della Pala, ha rappresentato il momento conclusivo di un progetto sviluppato negli ultimi anni con l’obiettivo di individuare un nuovo modello di bivacco alpino, riconoscibile e replicabile, capace di adattarsi a differenti contesti dell’alta montagna. Si tratta di un progetto nel quale architettura, funzionalità, sicurezza e rapporto con il paesaggio sono stati affrontati insieme, con una particolare attenzione alla funzione originaria del bivacco: offrire un riparo in caso di emergenza a chi frequenta la montagna.
Il profilo del Cimon della Pala, vetta iconica delle Pale di San Martino, è da sempre un simbolo della guardia di finanza. La sua sagoma campeggia nello stemma araldico del Corpo, a testimonianza di un legame profondo con queste montagne.
Dalla progettazione alla montagna
Il percorso è iniziato con un concorso di progettazione promosso dalla sezione CAI Fiamme Gialle per individuare una soluzione architettonica destinata a diventare un modello per i nuovi bivacchi. “La conclusione di questo progetto rappresenta un risultato importante non soltanto per la sezione, ma per l’intero Club Alpino Italiano” - ha dichiarato Antonio Montani, presidente generale del CAI-. In montagna, i bivacchi sono presidi essenziali: strutture semplici, pensate prima di tutto per offrire riparo e sicurezza in situazioni di necessità. Avere saputo ripensarne forma e funzionalità senza modificarne questa vocazione significa mettere innovazione e competenze al servizio di una frequentazione della montagna sempre più consapevole e responsabile. Questo progetto contribuisce inoltre a valorizzare la lunga e prestigiosa storia della sezione Fiamme Gialle, una realtà che rappresenta un motivo di orgoglio per l’intero sodalizio”.
“Avere saputo ripensarne forma e funzionalità, senza modificarne la vocazione di riparo in caso di necessità, significa mettere innovazione e competenze al servizio di una frequentazione della montagna sempre più consapevole e responsabile”. Antonio Montani
L'obiettivo non era semplicemente realizzare una nuova struttura, ma interrogarsi su quale debba essere oggi il ruolo di un bivacco in alta quota: come deve essere progettato, quali esigenze deve soddisfare e quale rapporto deve mantenere con l'ambiente nel quale viene inserito. Il progetto vincitore è stato quindi sviluppato e adattato alle diverse condizioni dei tre siti interessati dall'intervento.
Uno degli elementi caratterizzanti del progetto è la scelta di sviluppare un unico modello architettonico, adattabile alle caratteristiche dei diversi siti. L'obiettivo è stato quello di mantenere una precisa identità comune, garantendo allo stesso tempo la possibilità di rispondere alle condizioni specifiche di ciascuna localizzazione. L'alta quota impone infatti condizioni particolari: esposizione agli agenti atmosferici, difficoltà logistiche, trasporto dei materiali, tempi di montaggio e necessità di ridurre al minimo le operazioni in ambiente particolarmente delicato. La fase realizzativa ha richiesto un lungo lavoro di progettazione, coordinamento e organizzazione, fino alle operazioni di trasporto, montaggio e completamento direttamente in quota.
Un percorso coordinato
A seguire il progetto nelle sue diverse fasi è stato Gabriele Tisi, militare del soccorso alpino della guardia di finanza, che, su incarico del comandante della scuola alpina della guardia di finanza e presidente della sezione CAI Fiamme Gialle, ha coordinato l'iniziativa dal concorso di progettazione fino alla realizzazione dei tre bivacchi.
Un presidio di emergenza
La realizzazione di strutture moderne e tecnologicamente più evolute non deve però modificare la funzione fondamentale del bivacco. La struttura deve continuare a essere, prima di tutto, un presidio di emergenza, un messaggio che deve arrivare forte e chiaro di questi tempi in cui i casi di cronaca ci pongono di fronte a un utilizzo improprio. Il bivacco non è una struttura ricettiva, non è una destinazione turistica e nemmeno un'alternativa programmata al rifugio. Il suo significato risiede nella possibilità di offrire un luogo di protezione a chi, durante un'escursione o un'ascensione, si trovi improvvisamente in una situazione di difficoltà.
Il progetto raccontato in un libro
Ieri, al Museo delle Scienze di Trento, è stato presentato il volume Il nuovo bivacco modello Fiamme Gialle. Spazio, funzionalità e immagine di un riparo alpino, curato da Gabriele Tisi e Davide Fusari. Il libro documenta il percorso nella sua interezza: il concorso di progettazione, i progetti presentati, la scelta della soluzione vincitrice, lo sviluppo del modello e le successive fasi di realizzazione dei tre bivacchi. Una parte importante della pubblicazione è dedicata anche al lavoro necessario per portare il progetto dalla carta alla realtà dell'alta montagna, documentando le operazioni di costruzione e montaggio e le professionalità che hanno contribuito alla realizzazione.