John Ball
Il Monte Pelmo © Wikicommons
Francis Fox Tuckett
© J. Gilbert
Il Monte Pelmo, 3.168 metri, è il blocco monolitico che domina la Forcella Staulanza con i precipizi della parete nord. La leggenda popolare narra che il Padreterno, dopo aver creato le
grandi montagne del Cadore, stanco di faticare creò il Pelmo per riposare. Di qui il nomignolo veneto “Caregón de ’l Pareterno” (Trono di Dio), per l’avvallamento glaciale visibile che lo
rende simile a una sedia gigantesca. E lì, finalmente, Dio Creatore trovò riposo. Il Civetta, o la Civetta, 3.220 metri, domina invece la valle sul lato opposto, separandola dal bacino e dal lago
di Alleghe, nell’alto solco del Cordevole. Se su Alleghe il Civetta proietta la larghissima parete nord ovest, la più possente delle Dolomiti, sul versante di Zoldo sembra più mansueto, quasi a
portato di mano. Ma è solo apparenza.
Nella nebbia della storia
I primi esploratori sono valligiani. Montanari, senza ombra di dubbio, anche se non esiste una documentazione ufficiale delle loro scorribande oltre il sentiero. Nella scoperta alpinistica del
Pelmo e del Civetta, che certo non sono cime secondarie a nessuna, spicca la contraddizione tra l’imprimatur borghese sulle prime ascensioni e l’evidenza dei precedenti di natura autoctona, come se i pionieri della zona, oltre ai consigli e all’accompagnamento, avessero “venduto” ai signori venuti da oltre Manica anche il marchio della conquista. Una specie di falso “autorizzato”, o estorto, o usurpato.
La “prima” ufficiale
Ufficialmente, il primo in cima al Pelmo è l’irlandese John Ball il 19 settembre 1957, che addirittura avrebbe inaugurato la storia dell’alpinismo dolomitico. Scrive Ball: “Poiché la caccia ai camosci sembra essere il passatempo preferito nella Val di Zoldo, i cacciatori divengono gradatamente buoni conoscitori della rete di strette cenge che coprono la maggior parte del monte, e così nel tempo hanno trovato non soltanto una, ma quattro vie diverse per raggiungere l’altopiano più elevato. Poiché l’alpinista più esperto probabilmente non va in cerca di una di queste senza una guida, è sufficiente dire che le due migliori vie hanno inizio dal lato sud del monte, o da sopra San Nicolò o da Zoppè”.
“I cacciatori nel tempo hanno trovato non soltanto una, ma quattro vie diverse per raggiungere l’altopiano più elevato” John Ball.
Il Civetta
Il primo sulla cima del Monte Civetta, su per l’angusto canalone sul versante di Zoldo, ufficialmente è Francis Fox Tuckett il 30 maggio 1867, con le guide svizzere Melchior e Jacob Anderegg. I soliti noti. Ma sappiamo che il Civetta era già stato scalato una o più volte nel decennio precedente da Simeone De Silvestro detto “Piovanel”, il cacciatore di Pecol di Zoldo che infatti conosceva la strada per la cima, e anche la “cengia Ball” al Pelmo – il famoso passaggio dove bisogna gattonare sotto lo spiovente reso celebre dall’iconografia ottocentesca – era già noto ai cacciatori locali per ammissione dello stesso Ball. Argomenta Andrea Zannini: "L’accompagnatore del futuro presidente dell’Alpine Club, il cacciatore sanvitese Giovan Battista Giacin, si sarebbe fermato
sotto l’ultima cresta del Pelmo, rifiutando di salire per il motivo che davanti a lui era tutta “croda morta”, lasciando dunque a Ball il primato della vetta. Ecco un altro racconto apparentemente perfetto: la guida locale ingenua, che cento metri sotto la cima dell’alta montagna inviolata lascia strada al forestiero che non patisce le superstizioni. Anche in questo caso, tuttavia, la ricostruzione scricchiola…".