Da George Orwell al parlamento del Muse: la politica vista dagli animali

In 'Animal farm' la fattoria si ribellava al padrone, oggi la natura chiede risposte sul cambiamento climatico. Al Museo delle Scienze di Trento, l'assemblea degli animali in una esposizione che, dal tricheco all'okapi, invoca una presa di coscienza con protagonisti più o meno conosciuti

 

La politica vista dalla prospettiva degli animali non è una novità e già nel 1945 George Orwell pubblicava il suo allegorico Animal farm, in cui il bestiame di una fattoria si ribella a Mr.Jones, il padrone che li sfrutta. I tempi cambiano e oggi una riunione di animali a tema politico forse - condizionale d'obbligo - non tratterebbe più di rapporti di lavoro tra padroni e subordinati, ma il cambiamento climatico è invece in cima alle agende di ogni governo.

La consultazione degli animali

Cosa succederebbe quindi, nelle assemblee dove si discute il futuro del pianeta, se non fossero solo gli esseri umani ad avere voce, ma tutte le forme di vita che lo abitano? Quali richieste avanzerebbe a un ipotetico governo mondiale il "parlamento della natura"? La domanda, in forma ironica e accattivante, ma toccando un tema assolutamente serio e attuale, se la pone il Museo delle scienze di Trento, che da sabato scorso e fino al 6 giugno dell'anno prossimo ha deciso di dedicare lo spazio agorà del Muse in un'assemblea plenaria dove le specie diventano delegati politici dell’ambiente che abitano. Un cambio di prospettiva per ripensare il nostro futuro. 


Il parlamento della biodiversità è un allestimento immersivo e partecipativo che, attraverso una provocazione intellettuale e scientifica, invita a immaginare nuove forme di rappresentanza per tutte le specie. L'esposizione inaugura in concomitanza con la Cop17 sulla biodiversità a Yerevan, in Armenia, per portare il dibattito internazionale sulla conservazione della natura all’interno degli spazi partecipati del museo.

Il parlamento della biodiversità © MUSE

Un’assemblea senza confini

Dalla sua inaugurazione nel 2023, l'agorà si è affermata come un luogo di riflessioni sulle grandi trasformazioni ecologiche e sociali del presente. In questa esposizione, lo spazio si trasforma in un’aula parlamentare dove i tradizionali confini politici cedono il passo ai biomi: le grandi regioni ecologiche della Terra. L'allestimento è accattivante: in questo parlamento speciale il pubblico prende posto direttamente tra i banchi dell'assemblea, fianco a fianco con le delegazioni dei viventi. L'esposizione conta 93 postazioni e 186 specie (rappresentate da tassidermie, sagome e illustrazioni) suddivise in 9 grandi biomi: dal mare aperto ai poli, dalle foreste pluviali alle alte montagne. A queste si affiancano tre rappresentanze trasversali: organismi migratori, specie estinte e Homo sapiens (che saremmo poi noi, al netto della generosa affermazione che la definizione suggerisce).

Gli "eletti"

Tra i "delegati" viene esposto per la prima volta al Muse un okapi – acquisito grazie alla collaborazione con il Parco zoologico di Falconara –, grande mammifero delle foreste tropicali dell'Africa centrale. Presenti anche il narvalo e un tricheco, di sicuro impatto grazie alla sua "presenza" importante, nell'atrio del museo. Tra gli animali più curiosi anche un "grande lucertolone" noto come il Mostro di Gila, grosso sauro americano dal potente veleno, preziosissimo per la produzione di farmaci per il diabete. 

Non mancano le specie vegetali come il cocco di mare, palma endemica delle Seychelles, presente con il suo enorme seme che può arrivare a pesare 20 chilogrammi. Dalle collezioni interne provengono inoltre diverse specie di uccelli, tra i quali l’appariscente gru coronata, coloratissimi scarabei delle foreste tropicali, come lo scarabeo golia orientale, e la farfalla Urania ripheus. Tra gli scranni dell'assemblea, ecco anche i rappresentanti dei funghi, con splendide riproduzioni di specie provenienti da tutto il mondo e delle piante: dai deserti con la millenaria Welwitschia mirabilis agli ambienti tropicali con le mangrovie fino ad ascoltare la voce delle piante erbacee d'alta quota come il carice alpino.

Il parlamento della biodiversità © MUSE

I "caduti per la patria"

In rappresentanza di tutte le specie scomparse, è esposta una riproduzione di tilacino, un mammifero marsupiale il cui ultimo individuo morì nel 1936. Nei prossimi mesi le "delegazioni" si arricchiranno dell'arrivo di altre specie, tra le quali una rara tassidermia di leopardo delle nevi, il "fantasma" delle montagne.

 

“Riconosciamo a tutte le specie il diritto di entrare nella discussione sulle scelte che riguardano il mondo che condividiamo. Nasce dunque come uno spazio di diplomazia” Massimo Bernardi

Dai diritti all’azione 

Nel parlamento della biodiversità, piante, animali, microrganismi e funghi prendono la parola in prima persona attraverso un LED wall centrale e una mappa interattiva, presentando mozioni, denunce e proposte. Il parlamento naturale non perde tempo, non vivacchia sul mandato ma affronta le cause della perdita di biodiversità con proposte complete: cinque commissioni tematiche rilanciano la sfida del Kunming-Montreal global biodiversity framework, il piano d’azione internazionale per la tutela della biodiversità, ricordandoci che è ancora possibile invertire la rotta e arrestare la crisi attuale. "Con il parlamento della biodiversità proponiamo di sperimentare un campo di rappresentanza allargato, riconoscendo a tutte le specie il diritto di entrare nella discussione sulle scelte che riguardano il mondo che condividiamo. Nasce dunque come uno spazio di diplomazia nel quale la ricerca scientifica ci aiuta a conoscere e interpretare le esigenze di tutti i viventi e il dialogo tra cittadinanza e istituzioni ci permette di tradurre questa conoscenza in responsabilità e azioni collettive. La diplomazia non elimina i conflitti né stabilisce che tutti gli interessi debbano prevalere allo stesso modo: cerca piuttosto di comprenderli e comporli, assumendo la responsabilità delle nostre interdipendenze. Ragionare sulle politiche per la biodiversità ci offre così la preziosa occasione di ripensare i sistemi di valori portandoci ad un orizzonte più che umano: una prospettiva interessante dalla quale riconsiderare anche tutto ciò che riguarda la nostra specie" ha commentato il direttore del Muse, Massimo Bernardi.