'Il volo del giovane falco': incontri speciali in parete per Mabboni e Valentini

I due alpinisti hanno aperto un nuovo itinerario di 11 tiri per 400 metri, con difficoltà fino al 7c, su Cima d'Auta, nelle Dolomiti Bellunesi. Il progetto ha cambiato linea dopo l'incontro con il rapace

 

Una nuova via di arrampicata solca la parete di Cima d’Auta, nelle Dolomiti Bellunesi. Si chiama Il Volo del giovane Falco, conta undici tiri per circa 400 metri e raggiunge difficoltà fino al 7c. Ad aprirla è stato il prolifico chiodatore Diego Mabboni insieme a Paolo Valentini, su una parete di calcare compatto, caratterizzata da buchi e tacche e da un’arrampicata tecnica e sostenuta.

“Quando chiodo nuove vie e do loro un nome, cerco di raccontare qualcosa che vada al di là della salita”, spiega Mabboni. In questo caso, il significato del nome della via è legato a un incontro avvenuto durante l’apertura.

Un nido sulla linea

A metà parete, proprio nel punto in cui i due immaginavano di affrontare il passaggio chiave, gli alpinisti hanno trovato un nido di falco, con un piccolo esemplare al suo interno.

“C’era un piccolo falco che mi guardava con due occhi profondissimi. Non volevamo disturbarlo: lui era il padrone di casa e noi gli ospiti, così abbiamo deviato la via”, racconta Mabboni. La madre dell'animale li ha accompagnati durante tutta la salita, e quando sono tornati insieme a Daniele De Candido per ripetere l’itinerario, il giovane falco non c’era più. Aveva imparato a volare.

Tra le vie esistenti

La nuova linea si inserisce in uno spazio ristretto, tra due itinerari già presenti sulla parete. A destra corre Spirit, via aperta nei primi anni Duemila e molto ripetuta e apprezzata per la qualità dell’arrampicata; a sinistra una linea aperta nel 1968, che Mabboni considera un’apertura visionaria per l’epoca.

“Ci siamo inseriti tra due linee esistenti, prestando attenzione a non toccarle e a non rovinarle. In alcuni punti, questo ha significato forzare la linea o farla passare nel punto meno ovvio. Ma non volevamo invadere, volevamo solo inserirci. Così, abbiamo scalato tratti di parete che non sarebbero stati presi in considerazione se la parete fosse stata vergine. Come a farlo apposta, ogni volta che una porzione sembrava inaccessibili ci trovavamo davanti una serie di appigli perfetti, con roccia ottima, che ci ha regalato i tiri più estetici della via".

Sia la deviazione per il nido del falco, sia lo sforzo nel rimanere indipendenti dalle altre vie, per Mabboni e Valentini sono stati anche un modo per parlare di rispetto. Delle forme di vita e del lavoro di chi è venuto prima. Questo ha anche contribuito a definire il carattere della via e a suggerirne il nome. “Prima pensavamo a Il Nido del Falco, poi abbiamo scelto Il Volo del giovane Falco: quel giorno abbiamo capito che volare significa anche saper cambiare direzione”.

Una scalata continua

Il Volo del giovane Falco si sviluppa lungo una linea obliqua da destra verso sinistra, su roccia di qualità elevata. L’arrampicata alterna tratti protetti a fix e sezioni da affrontare utilizzando protezioni naturali, soprattutto clessidre. Una serie completa di friend può essere utile per ridurre alcuni tratti più esposti.

Le difficoltà si concentrano tra il 7a e il 7c, ma è soprattutto la continuità a caratterizzare la salita: la maggior parte dell'arrampicata si aggira intorno al 7b. “La linea arriva al 7c, ma è tutta sostenuta: ogni tiro è impegnativo, e quando arrivi in cima la fatica si sente”, spiega Mabboni.