Di padre in figlio: il rifugio Garelli sulle Alpi Liguri

Passaggio di testimone nella gestione della struttura di Pian del Lupo, sotto Punta Marguareis: Simone subentra a Guido, gestore attivo dal 1980. Il Garelli è uno snodo importante dei principali percorsi sulle Alpi occidentali piemontesi

 

Novità e continuità, tutto in una volta, grazie al passaggio di consegne tra padre e figlio. È ripresa in questi giorni la stagione del Rifugio Garelli, struttura di proprietà del CAI di Mondovì a Pian del Lupo nel Cuneese, a ridosso sotto la Punta Marguareis, la principale vetta delle Alpi Liguri. E, dopo tanti decenni sotto la guida di Guido Colombo, gestore dal 1980, dal 2026 il titolare è un altro Colombo, Simone, figlio di Guido e di Adriana Ferrua

Nelle mura del Garelli, Simone Colombo c’è cresciuto, assieme al fratello Mattia, oggi guardia parco delle Aree Protette Alpi Marittime. Dopo un periodo sul mare, come tappezziere nautico all’Argentario, ha deciso di tornarci. Per diverso tempo ha affiancato i genitori e quando loro hanno deciso di andare in pensione si è fatto avanti. Il cambio non è radicale, Guido e Adriana saranno spesso a Pian del Lupo, ma comunque importante, un passaggio tra generazioni di innamorati nella montagna.

Il rifugio

Il Rifugio, a 1970 metri di altitudine, è raggiungibile solo a piedi tramite una mulattiera, e si trova strategicamente al centro di alcuni dei percorsi più belli del versante alpino occidentale, dal Giro delle Carsene al percorso ad anello attorno al Marguareis. Conta su 90 posti letti, uniti al servizio di cucina, dalla colazione ai pranzi e alla cene.

È nato nel 1950 per volere del CAI di Mondovì, come omaggio a Piero Garelli, avvocato, alpinista e presidente del CAI locale, deportato e morto 40enne nel campo di concentramento di Mauthausen-Gusen II. Ampliato nel 1968, nel 1987 viene distrutto da un incendio e ricostruito, sempre sotto la gestione di Guido, che pochi mesi ha ceduto il testimone al figlio.

La continuità

 “Un passaggio in continuità che dobbiamo anche alla gestione del CAI di Mondovì, che già da parecchi anni propone contratti di affido a lunga durata, contratti che permetto di programmare, come hanno fatto mamma e papà”, spiega Simone.

Quando ha deciso di provare l’avventura da titolare?

Premetto che ho sempre lavorato coi miei, ho imparato a fare un po’ di tutto, ho imparato quel che potevo sulla cucina e sulla gestione. Quando loro hanno iniziato a ragionare sul rallentare, io ho invece iniziato a pensare a coprirmi le spalle. Il CAI di Mondovì concede accordi lunghi e se fossi subentrato nella gestione avrei potuto avere qualche anno di garanzia per andare avanti.

E come si è concretizzata la cosa?

Parlando con l’attuale presidente del CAI gli ho fatto presente le mie idee e ho ricordato che la mia esperienza me lo sono fatta, negli ultimi anni ero il “gestore” junior. Quando è stato il momento abbiamo preso una decisione corale, mio papà verrà comunque spesso al rifugio.

Una bella garanzia, questa?

Sì, sia nell’approccio famigliare coi clienti, sia nelle questioni pratiche. Mio papà lo ha visto costruire, il rifugio. Il CAI di Mondovì ha due rifugi gestiti, il Mondovì e il Garelli. I miei hanno iniziato al Mondovì nel 1978, mio papà avrebbe da sempre voluto gestire un rifugio in proprio e quando il vecchio gestore del Garelli ha deciso di lasciare ha chiesto di poter andare proprio al Garelli, nel 1980.

Da allora, sempre lì?

Sempre, anche quando il rifugio è bruciato nel 1987 il CAI di Mondovì non lo ha mai lasciato solo. Il presidente sapeva che la nostra famiglia dipendeva dal rifugio e ha fatto sì che papà lavorasse nel cantiere. Lui lo ha praticamente costruito. 

Questo è il passato. Il futuro quale sarà?

Puntiamo alla continuità, anche per le caratteristiche del nostro rifugio. Prodotti che prepariamo sul posto, il più possibile, selezioni semplici, di qualità, semplici da rifornire e da preparare sul posto.

Il rifugio non è semplice da rifornire?

Dobbiamo portare tutto su con lo zaino, la strada si ferma attorno ai 1.200 metri poi si procede con la mulattiera, a piedi. A inizio giugno faremo il trasporto ufficiale di forniture con l’elicottero, coi suoi costi.

Al passo con il cambiamento (climatico)

Siete già comunque aperti tutti i giorni?

Sì, solitamente la nostra stagione piena inizia a giugno, ma negli ultimi anni partiamo un po’ prima. A giugno iniziano a esserci persone tutti i giorni, e fare anche qualche lavoretto di manutenzione è difficile. Visto che negli ultimi anni c’è meno neve, e le temperature sono accettabili, partiamo prima e ci dedichiamo agli ultimi lavoretti.

D’inverno siete quasi sempre chiusi?

A parte per qualche gruppo di scialpinismo sì. Abbiamo un riscaldamento a turbina attivo dal 1996, funziona bene ma d’inverno, con meno acqua, servirebbe molta legna, e non è facile. Cerchiamo di usare le materie prime e le risorse, energia compresa, che abbiamo qui. 

Un approccio molto naturale?

È il nostro approccio, quello che ci permette di lavorare bene ed è un nostro fiore all’occhiello.

“Siamo sulla Gta, la Grande Traversata delle Alpi, che unisce tutto l’arco alpino occidentale piemontese, siamo sul Sentiero Italia, da anni proponiamo anche il tour del Marguareis” Simone Colombo

Oltretutto, nel mezzo dei principali percorsi delle Alpi Marittime. Che percorsi si possono prendere, dal Garelli?

Siamo sulla Gta, la Grande Traversata delle Alpi, che unisce tutto l’arco alpino occidentale piemontese, siamo sul Sentiero Italia, da anni proponiamo anche il tour del Marguareis, un percorso ad anello che tocca cinque rifugi e che si può allungare o accorciare a seconda della disponibilità. E poi abbiamo i Canaloni dei Genovesi.

E i clienti fissi del rifugio?

Il Garelli è molto sentito come rifugio della zona, anche quando è stato distrutto dall’incendio ci sono state mobilitazioni: volontari, donazioni. Questo perché è il classico rifugio dove uno ha iniziato ad andare in montagna. Ci sono vie comunque non troppo complicate, altre più impegnative.