Dolomiti belle e fragili: a San Vito di Cadore si parla di dissesti idrogeologici

Oggi la Sezione CAI di San Vito di Cadore organizza una giornata di approfondimento dedicata alla Valle del Boite. Esperti, storici e alpinisti analizzeranno la fragilità del territorio dolomitico alla luce degli eventi dell'estate scorsa

 

Sabato 16 maggio 2026, a San Vito di Cadore, le Dolomiti saranno osservate da una prospettiva diversa da quella, più abituale, della bellezza. Non solo paesaggio, pareti, guglie e panorami, ma anche fragilità geologica, dissesti idrogeologici, cambiamenti climatici e trasformazioni del territorio. È questo il cuore del convegno “Dolomiti: belle e fragili!”, organizzato dal Club Alpino Italiano – Sezione di San Vito di Cadore in collaborazione con il Comitato Scientifico Veneto Friulano Giuliano.

L’iniziativa, a ingresso libero con iscrizione obbligatoria, è rivolta non soltanto ai soci e ai titolati CAI, ma anche ai cittadini, ai portatori di interesse, agli amministratori e agli addetti alla comunicazione. L’appuntamento è fissato alle ore 9.00 presso la Sala “Giuseppe Belli”, nella mansarda dell’Asilo Vecio, in Corso Italia 92 a San Vito di Cadore, in provincia di Belluno.

Il convegno nasce dall’esigenza di comprendere meglio fenomeni che negli ultimi anni si sono manifestati con crescente evidenza nella media Valle del Boite. In particolare, l’estate 2025 è stata segnata da episodi di dissesto di notevole intensità, capaci di richiamare l’attenzione della comunità locale, degli addetti ai lavori e dei media nazionali, anche per le conseguenze sulla viabilità.

Una lettura multidisciplinare del territorio

L’obiettivo della giornata è offrire una lettura rigorosa ma accessibile di un territorio tanto affascinante quanto vulnerabile. Per farlo, il programma intreccia geologia, climatologia, storia, normativa, tecniche di monitoraggio e testimonianze dirette di chi vive e frequenta la montagna.

I lavori saranno coordinati dallo storico Lorenzo De Lotto e si apriranno con i saluti istituzionali. A inaugurare il programma scientifico sarà il geologo Tiziano Abbà, che accompagnerà il pubblico dentro la storia profonda delle Dolomiti, affrontando i temi della litogenesi, dell’orogenesi e della morfogenesi. Un percorso utile per comprendere come queste montagne si siano formate e perché la loro stessa natura rocciosa contribuisca oggi alla loro fragilità.

A seguire, il geologo Manuel Conedera entrerà nel merito della fenomenologia dei dissesti, analizzando crolli, frane, colate detritiche e smottamenti. L’intervento permetterà di approfondire i meccanismi, le cause scatenanti e la distribuzione territoriale di fenomeni che incidono in modo diretto sulla sicurezza, sulla pianificazione e sulla vita delle comunità alpine.

Dalla storia al clima che cambia

Nel pomeriggio il convegno assumerà una prospettiva di lungo periodo. L’archeologo Gian Galeazzi analizzerà i segni lasciati dalle popolazioni sul territorio nel corso dei secoli, evidenziando come la presenza umana abbia contribuito a modificare la conformazione dei luoghi e, in alcuni casi, ad amplificarne la vulnerabilità.

L’analisi storica troverà poi un focus specifico nell’intervento di Sabrina Menegus, naturalista e Operatrice Naturalistica e Culturale del CAI, che ripercorrerà gli eventi di dissesto più significativi registrati nella media Valle del Boite. La memoria documentata di questi fenomeni rappresenta un riferimento essenziale per comprenderne la ciclicità, l’evoluzione e la progressiva incidenza sul territorio.

Il tema dei cambiamenti climatici sarà affrontato dal biologo Dario Gasparo, con un approfondimento sulle trasformazioni in corso nei cicli idrologici e nelle temperature. L’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi nelle aree alpine rende infatti sempre più urgente una riflessione condivisa sul rapporto tra clima, montagna e rischio.

Monitoraggio, normativa e testimonianze dal territorio

Uno spazio importante sarà dedicato anche all’attualità. Il geologo Alberto De Luca proporrà un’analisi di quanto accaduto nel 2025, una panoramica sui sistemi di monitoraggio oggi disponibili e un approfondimento sulla normativa vigente in materia di rischio, pericolo e pianificazione territoriale. Si tratta di temi centrali per le comunità che vivono in contesti alpini esposti a fenomeni naturali complessi, dove conoscenza scientifica, prevenzione e responsabilità amministrativa devono procedere insieme.

Accanto agli interventi tecnici, il convegno darà voce anche a chi la montagna la vive direttamente. Il Gruppo Rocciatori Caprioli porterà la propria testimonianza alpinistica sulle pareti e sui versanti dolomitici, offrendo uno sguardo concreto sui mutamenti osservati nel tempo.

La sessione conclusiva sarà affidata al professor Nicola Casagli, geologo e Presidente dell’OGS – Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, che interverrà in collegamento da remoto per illustrare l’attuale attività di monitoraggio nella zona interessata.

Domenica l’escursione sul Monte Pena

La giornata del 16 maggio si chiuderà con le conclusioni e con le indicazioni pratiche per l’escursione sul campo prevista nella mattinata di domenica 17 maggio sul Monte Pena.

L’uscita rappresenterà un’occasione per osservare direttamente i fenomeni affrontati durante il convegno, accompagnati da alcuni degli stessi esperti intervenuti in aula. Un modo per unire l’approfondimento scientifico alla lettura diretta del paesaggio, trasformando la conoscenza teorica in esperienza concreta del territorio dolomitico.

Patrocini e sostegno delle comunità locali

Il convegno ha ottenuto il patrocinio della Regione del Veneto, del CAI Veneto, della Fondazione Dolomiti UNESCO, del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova e dei Comuni di San Vito di Cadore, Borca di Cadore e Vodo di Cadore.

Il radicamento dell’iniziativa nel territorio è confermato anche dal sostegno delle antiche istituzioni comunitarie locali: la Regola Generale di San Vito di Cadore, la Regola di Borca, la Regola di Cancia e la Magnifica Regola Grande dei Monti di Vodo, da secoli custodi del patrimonio naturale e culturale di queste vallate.

Informazioni e iscrizioni

La partecipazione al convegno è gratuita, ma l’iscrizione è obbligatoria. Per iscriversi è necessario visitare il sito www.caicsvfg.it/dissesti.