Hero in attività
Corinna e Hero in addestramento
Hero
Dove tutto è cominciato: Hero al suo primo addestramento con il Soccorso AlpinoNell’immaginario comune il cane da soccorso arriva, annusa, trova. Una sequenza semplice, quasi istintiva, che però racconta solo una minima parte del lavoro reale di un’unità cinofila da ricerca di superficie del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. Lo dimostra anche quanto accaduto pochi giorni fa a Baronissi, in provincia di Salerno, dove Corinna e Hero sono stati decisivi nel ritrovamento di un uomo disperso in una zona impervia. Dietro quell’immagine potente — un cane che intercetta una presenza dove per noi non c’è nulla da vedere né da sentire — ci sono addestramento, strategia, conoscenza dell’ambiente, capacità di lettura del vento, resistenza fisica e un rapporto quotidiano costruito giorno dopo giorno.
Un addestramento mirato
Spiegato a chi non conosce questo mondo: che cosa fa esattamente un’unità cinofila da ricerca di superficie del Soccorso Alpino e Speleologico?
Una unità cinofila da ricerca di superficie lavora con un cane da scovo. Ricerca quindi in una zona delle particelle che ciascuno di noi rilascia. In particolare, quando una persona si perde, si fa male o entra in uno stato di agitazione, il corpo rilascia particelle che vengono trasportate dal vento oppure si depositano lungo il percorso. Il cane intercetta queste particelle e va a cercare la presenza umana nell’area individuata. Non significa, quindi, che il cane cerchi necessariamente “Mario” o “Giovanni” in modo selettivo. Può intercettare la presenza di altre persone presenti nella stessa zona. Poi, attraverso l’addestramento e il lavoro del conduttore, si valuta se quella presenza corrisponde o meno alla persona ricercata. Se il cane trova una persona ferita, immobile, a terra, in una posizione anomala, la segnala. Se invece incontra persone tranquille che stanno camminando, il cane è addestrato a rendersi conto che non sono target d'interesse e che deve continuare la ricerca.
“Se il cane trova una persona ferita, immobile, a terra, in una posizione anomala, la segnala. Se invece incontra persone tranquille che stanno camminando, il cane è addestrato a rendersi conto che non sono target d'interesse e che deve continuare la ricerca”.
Come si inserisce un cane da superficie in un contesto di ricerca?
Il concetto fondamentale è quello della bonifica dell’area. Spesso si pensa: arriva il cane e trova. Il cane da superficie viene impiegato per controllare un’area. Se la persona è lì, la segnala. Se non è lì nell'area assegnata, possiamo dire con una percentuale molto alta di precisione che quell’area è stata bonificata. Il nostro lavoro serve a ridurre i tempi e ad aumentare le aree che possono essere controllate durante la giornata. A ulteriore verifica del lavoro del cane l’area sarà battuta palmo a palmo da squadre di ricerca con un impiego elevato di persone e tempo. I cani da superficie sono abituati a muoversi in zone difficili, tra rovi, salite, discese, salti di roccia. Non sostituiscono le squadre, ma rendono la ricerca più rapida ed efficace, soprattutto nell'immediatezza della scomparsa.
L'identikit del cane da soccorso in superficie
Quali sono gli ambienti in cui un cane come Hero lavora meglio?
L’ambiente tipico è quello impervio, dove il CNSAS di norma svolge la sua attività. Parliamo di boschi, pendii, zone sporche, aree con vegetazione fitta o balze rocciose, terreni dove una squadra a piedi impiegherebbe molto tempo. Sono cani abituati a “sfondare”, a entrare nelle spine, a muoversi dove per una persona è più difficile avanzare. Per questo servono cani agili, leggeri, resistenti. Non basta che abbiano un buon fiuto. Devono avere struttura fisica, motivazione, carattere e capacità di lavorare anche in condizioni scomode.
Sono cani abituati a “sfondare”, a entrare nelle spine, a muoversi dove per una persona è più difficile avanzare. Per questo servono cani agili, leggeri, resistenti.
Perché hai scelto di entrare nel Soccorso Alpino?
Ero già volontaria della Croce Rossa Italiana, ma mi piaceva il mondo del Soccorso Alpino e volevo assolutamente diventare un'unità cinofila. In Campania, in tanti anni di Soccorso Alpino, non c’era mai stata un’unità cinofila da superficie. Io lo volevo a tutti i costi.
La storia di Corinna
Corinna arriva da Caserta e racconta di non essere cresciuta in montagna. La montagna, all’inizio, era qualcosa che aveva visto “da lontano”. Ma la volontà di entrare nel CNSAS e costruire un binomio operativo è stata più forte della distanza di partenza. Così ha deciso di formarsi prima dal punto di vista tecnico, poi di entrare nel mondo della cinofilia, che riguarda comunque la sua sfera professionale anche fuori dal contesto del soccorso.
Raccontaci Hero. Che cane è?
Hero è un pastore belga Malinois, ha quattro anni ed è brevettato sia in superficie sia in catastrofe, quest'ultimo in considerazione del fatto che la Campania è un territorio ad alto rischio sismico.
La scelta del Malinois non è casuale. È una razza molto utilizzata nei contesti operativi per resistenza, velocità, leggerezza, forza mentale e grande motivazione al lavoro.
Sono cani che si prestano molto bene al tipo di attività che facciamo. Il Malinois è leggero, resistente, agile. Ha una soglia di sopportazione alta e una grande voglia di lavorare.
Poi però c’è l’Hero di casa.
Nella vita di tutti giorni Hero è un cane affettuoso, equilibrato. Un vero compagno di vita quotidiana.
Che tipo di carattere deve avere un cane per fare questo lavoro?
Deve avere un predatorio molto alto. Il gioco è fondamentale, perché tutta la ricerca si basa sul gioco. Il cane cerca la persona perché sa che, trovandola, otterrà la sua gratificazione più grande.
Il salamotto di stoffa
Nel caso di Hero, il premio è giocare assieme alla persona ritrovata con il salamotto di stoffa. E anche questa è una scelta tecnica che consente di avere risultati di alto livello.
Difficilmente usiamo il cibo, perché il cane deve imparare a ignorare tutto e concentrarsi sulla presenza umana.
Oltre alla motivazione però, serve anche equilibrio che possa mitigare l'esuberanza e trasformare un giocherellone in un lavoratore affidabile.
Deve essere un cane socievole, deve stare bene con le persone. Deve avere in buon carattere, tempra, cuore. Deve avere voglia di andare ad esplorare, ma anche la capacità di restare sul disperso e segnalarlo correttamente.
Quanto conta il rapporto quotidiano tra cane e conduttore rispetto alla sola preparazione tecnica?
Conta tutto. Il rapporto quotidiano è fondamentale, ma lo è anche la preparazione tecnica. Sono due aspetti che devono andare insieme.
Hero vive con te. Ma non è semplicemente un cane di compagnia. È un cane operativo, e come tale ha bisogno di continuità nell'attività e regole precise.
Ogni giorno abbiamo qualcosa da fare. Dobbiamo mantenere il cane allenato fisicamente, lavorare sulla resistenza, fare esercizi specifici, curare la ricerca. La Scuola nazionale ci forma e ci segue costantemente, mantenendo uno standard alto sia per il cane sia per il conduttore. Il binomio, appunto, non è solo il cane. È la squadra formata da cane e conduttore.
Qual è il pregio più grande di Hero durante una ricerca?
Hero ha una grandissima motivazione. Quando lavora è concentrato, determinato, va. È un cane che può stare sul disperso anche molto tempo ad abbaiare, senza toccarlo. Questo per noi è fondamentale.
La segnalazione, infatti, deve essere chiara e sicura. Il cane raggiunge la persona, resta vicino e abbaia fino all’arrivo del conduttore.
Non deve mordere, essere invadente, disturbare la persona. Deve segnalare abbaiando. Hero in questo è molto affidabile.
“Non deve mordere, essere invadente, disturbare la persona. Deve segnalare abbaiando. Hero in questo è molto affidabile”.
Un valido professionista e un grande “coccolone”
E il suo difetto più simpatico?
È mammone. È un coccolone enorme. A casa è un cane dolcissimo, sempre vicino a me. Io lo guardo da innamorata e lui fa lo stesso con me. È un cane da lavoro, ma è anche un membro della famiglia. Vive con me, condivide la mia quotidianità. Questo non toglie nulla alla sua operatività, anzi rafforza il nostro rapporto.
In ricerca chi guida davvero chi? Tu il cane o il cane te?
La ricerca si costruisce insieme. Una volta designata la zona dai tecnici di ricerca, io valuto l’area, il vento, il terreno, la salita, la discesa, la strategia. Poi si decide da dove far partire il cane e come impostare il lavoro. Poi però, quando Hero è in ricerca, è lui che si muove, esplora, intercetta l’odore. Il vento è uno degli elementi più importanti. Le particelle umane si muovono nell’aria e creano quello che viene chiamato cono d’odore. Posizionare bene il cane rispetto al vento può rendere la ricerca molto più efficace. Io sono il suo punto di riferimento. Lui si muove intorno a me, anche a 80 o 100 metri, bonificando l’area. Se prende odore, parte. A quel punto sono io che devo raggiungerlo.
Il GPS permette al conduttore di seguire gli spostamenti del cane e capire quale zona sta coprendo, ma la base resta la fiducia reciproca.
Il lavoro operativo è stato costruito con l’addestramento. Io mi fido di lui e lui si fida di me.
C’è un momento in cui capisci che ha agganciato qualcosa?
Sì, lo capisci dal modo in cui cambia atteggiamento. Quando prende una direzione precisa, quando si concentra, quando vedi che non sta semplicemente esplorando ma sta seguendo qualcosa, allora sai che potrebbe aver agganciato. Per il conduttore è un momento delicato. Non si può ancora sapere se il cane stia andando verso la persona dispersa o verso un’altra presenza umana nell’area. Ma quei segnali vanno letti e accompagnati. Quando lo vedi scegliere una direzione, sei attentissima. Speri che quella direzione porti alla persona che stai cercando. A volte può intercettare persone che stanno facendo altro, magari cercatori di funghi o escursionisti. Anche in quel caso sai che il cane ha lavorato bene, poi sta a noi capire e proseguire.
I compiti a casa e il “giorno libero”
Quanto addestramento c’è dietro una ricerca che magari dura pochi minuti?
Tantissimo. C’è un addestramento mensile nazionale, ci sono verifiche, ci sono esercizi continui. E poi ci sono i compiti a casa, ogni giorno. Addestriamo i cani a trovare persone in tante posizioni diverse: sdraiate, appoggiate, nascoste, in difficoltà, anche in situazioni che possono sembrare strane ma che purtroppo nella realtà capitano. Devono saper segnalare senza spaventarsi e senza toccare la persona.
Il cane capisce la differenza tra esercitazione e lavoro vero?
Sì, secondo me lo capisce. Lo capisce perché cambiamo noi. Quando c’è una ricerca vera siamo diversi, abbiamo uno stato d’animo diverso, una responsabilità diversa. C’è una fibrillazione che il cane percepisce. Il cane riconosce anche i preparativi: zaino, giacca, attrezzatura, abitudini. Sa che si sta andando a lavorare. Ma nella ricerca reale sente anche la tensione del conduttore e del contesto. Noi operatori, quando partiamo per una persona dispersa, sappiamo che prima arriviamo e prima possiamo aiutarla. Il cane questa cosa la sente.
Cosa provi quando lo vedi scegliere una direzione precisa partendo da un odore che per noi non esiste?
È una sensazione fortissima. Io sono molto attenta a tutto quello che fa. Quando prende una direzione precisa, pensi subito che possa portarti alla persona che stai cercando. Noi non sentiamo nulla, non vediamo nulla. Lui invece percepisce qualcosa e decide dove andare. Quando poi arrivi sul ritrovamento, capisci che tutti i sacrifici hanno senso.
Sacrifici che fanno parte della vita di ogni volontario.
Non abbiamo orari. Se stai mangiando, ti alzi e vai. Se sei a cena con gli amici, ti alzi e vai. Se è Capodanno, ti alzi e vai. Quando c’è un disperso, bisogna partire.
Qual è il premio preferito di Hero?
Il gioco. Sempre il gioco. Se gli mettessi davanti il gioco e una fetta di carne, sceglierebbe il gioco.
Dopo un lavoro impegnativo, come stacca?
Dopo una ricerca o tre giorni di esercitazione, il giorno dopo riposa. Facciamo una passeggiata tranquilla, stiamo insieme, recupera. Almeno un giorno di riposo se lo merita tutto. La tutela del benessere del cane è un tema molto sentito nel Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, tanto che anche l'alimentazione è selezionata e controllata per fornire all'animale le materie prime della qualità più elevata. Sono cani che lavorerebbero sempre. A volte capita di fare una ricerca vera e poi partire per un addestramento. Però bisogna anche saperli far recuperare.
Che cosa vorresti che le persone capissero guardando un cane come Hero?
Che non è “solo” un cane. Certo, è un cane che vive in famiglia, che gioca, che cerca coccole. Ma quando lavora è un compagno operativo. Dietro ci sono sacrifici, addestramento, tecnica, fiducia. C’è un binomio che deve funzionare davvero.
Molto più che simpatico
Ed è forse proprio questo a rendere le unità cinofile così vicine al pubblico: la simpatia immediata del cane apre una porta, ma dietro quella porta c’è un lavoro serio, rigoroso, essenziale.
Hero resta il cane affettuoso che vive accanto a Corinna, la segue al lavoro e cerca coccole. Ma quando entra in ricerca diventa altro: un compagno capace di leggere l’aria, interpretare segnali invisibili e condurre i soccorritori dove l’uomo, da solo, impiegherebbe molto più tempo ad arrivare.