Franco sulla prima lunghezza del Diedro Nero
Un giovane Sartori sulla via La mamma del Tony
In apertura sulla via del Diedro Nero
Tony e Franco all'uscita della via Diedro Nero
Torre di Sella, Franco sulle placche iniziali
Franco in discesa dalla Torre del Pisciadù dopo la via Linea Dorata
Sulla via Classico e Moderno
Il tracciato della via Classico e Moderno
Franco sul traverso della via Sartori-Zanetti sul Monte Castello
Il 16 aprile scorso è venuto a mancare l’alpinista trentino Franco Sartori, accademico del CAAI con all’attivo una intensa attività alla quale non sempre i compagni di cordata riuscivano a dare un supporto di pari dedizione. Anche per questo motivo, l’attività di Sartori è stata spesso solitaria: questo non toglie che l’affetto di chi gli è stato vicino cerchi ora un modo per restituire il sentimento e il senso alpinistico di uno scalatore che ha lasciato diverse tracce rilevanti sulle nostre montagne. A distanza di un mese dalla sua scomparsa, ci piace ricordare Franco su queste pagine grazie alla testimonianza di chi si è legato con lui più volte nel corso degli anni.
Una lunga frequentazione
Antonio Tony Zanetti ricorda gli inizi di una cordata nata come tante: un po’ per caso, un po’ per comunanza di obiettivi. “Bisogna tornare a una ventina di anni fa. Ci eravamo conosciuti in Valle del Sarca. Era l’anno 2005. Stavamo scalando a Padaro, una parete nei pressi di Arco. Mi aveva colpito la sua determinazione. Al suo attivo annoverava già un’intensa attività: alpinista polivalente, amava esplorare zone poco conosciute soprattutto vicino a casa, ne è esempio il gruppo delle Dolomiti di Brenta. Abbiamo iniziato a condividere qualche ripetizione e successivamente ad aprire qualche nuovo itinerario verticale”.
“Ci siamo conosciuti a Padaro. Mi aveva colpito la sua determinazione”. Tony Zanetti
Franco era solitario per indole, ma sempre pronto a fare cordata: tra i suoi compagni ricordiamo Francesco Prati, Marco Abram, Diego Filippi, Giorgio Bonvecchio, Renzo Benedetti, Giorgio Bertagnolli, Michele Bertagnolli, Pietro Rossi, Walter Andrighetto, Beppe Turco, Mirco Dezulian e molti altri. Nei primi anni Duemila, il nome di Sartori fa capolino tra le cronache alpinistiche in più di una occasione.
A giugno 2007, Franco è con Diego Filippi sul Monte Brento per l’apertura di Universo Giallo. È una via che riprende un vecchio tentativo degli anni ‘70 di Renzo Newton Bortolamedi: la via sale a destra della via degli amici, per gli strapiombi, fino a metà parete. Poi obliqua a destra di Vertigine. Si tratta di una di quelle vie “senza ritorno”, che non ammettono incertezza di carattere e di scalata.
Sulle pareti nascoste del Trentino
Assieme a Tony Zanetti, Sartori scala dapprima in Valle del Sarca, poi molto in altri gruppi montuosi del Trentino, con una predilezione per il gruppo di Brenta. “Nel 2008 abbiamo aperto una via sulle Fontane Fredde che abbiamo nominato ‘La mamma del Tony’. Altre vie le abbiamo aperte in Valle di Tovel: ‘Camembert’ sul Pilasto dell’Orso, ed ‘Estate uggiosa’ sul Pilastro Scolobi. Altra bella apertura sulla parete del Croz dell’Altissimo: ‘Classico e moderno’.
Nel dicembre 2009, Tony e Franco, con Giorgio Bonvecchio, tracciano la via Ipercasale sulla grande parete est del Monte Casale, in Valle del Sarca. Già il nome suggerisce una lunghezza non indifferente: 1200 metri di sviluppo con 28 tiri di corda. L’itinerario evita i pericoli marcati della famosa via Follia.
Nel 2010 Zanetti e Sartori tracciano una linea diretta sulla est della Torre del Pisciadù (2.882 metri) nel gruppo del Sella e la chiamano Linea dorata. Nello stesso anno, insieme a Beppe Turco, apre la via dei trentini, sulla nord del Monte Castello (2.510 metri), nel gruppo dello Sciliar.
Tra gli itinerari “nascosti” della cordata Zanetti–Sartori, un posto speciale lo occupa la via Langatang, sulla parete nord-est della Croda di Re Laurino, nel Catenaccio. “Io e Franco abbiamo aperto questa via, che a oggi credo non sia mai stata ripetuta. Siamo riusciti a trovare roccia bella in una zona isolata. È stata un’avventura. Abbiamo pure dovuto bivaccare in parete con un tempo inclemente. Al mattino dopo infatti, siamo dovuti scendere a valle. Tornati poi a concluderla con clima favorevole, l’abbiamo dedicata a uno dei nostri amici di cordata: l’alpinista accademico Renzo Benedetti, deceduto in Nepal durante il terremoto. Renzo in quel frangente stava trasportando in una remota località montana, dei medicinali".
“L'apertura della via Langatang sulla Croda di Re Laurino è stata una avventura”
Un alpinismo solitario
Nonostante le esperienze in cordata, Franco era un solitario, determinato e instancabile. Questo un po’ per indole, un po’ perché i vari compagni di cordata non riuscivano sempre a seguirlo. Il suo era un costante bisogno di “voler fare”. Negli ultimi anni, infatti, il suo interesse si era prevalentemente rivolto alle nuove aperture. A Sartori piaceva andare alla scoperta di verticali pareti di roccia, in zone isolate. Nonostante questo, ambiva che le sue vie fossero ripetute da altri alpinisti.
Tra le molteplici vie aperte in solitaria, spiccano:
La via Roccato Ornella alla Cima Cornella nel Gruppo del Roen (Cime di Vigo), via dedicata alla sua compagna di vita
La via Tempo di respirare nel gruppo Tofane–Lagazuoi (Cima del Lago)
La via Diretta Sartori nel gruppo di Brenta (Cima Borcola)
La via Super Pordoi nel gruppo di Sella (Cima Sass Pordoi)
La via Ricordando l’uomo del Torre nelgruppo di Brenta (Cima d’Agola), via dedicata al compianto alpinista Ermanno Salvaterra, in uno dei luoghi a lui più cari.