Druento, una serata in ricordo del "suo" Luciano Ratto

Alpinista completo, fondatore del 'Club 4000', è stato al centro dei racconti e delle testimonianze di chi ha scalato con lui e gli ha voluto bene. Lodovico Marchisio è tornato agli anni delle salite e con la moglie Roberta Maffiodo ha parlato del valore terapeutico della montagna

 

La Biblioteca civica di Druento, Torino, ha dedicato il 16 aprile una serata a una nuova presentazione del volume Monti, specchio di luce, a cura del responsabile del CAI-GEB Lodovico Marchisio, insieme alla moglie Roberta Maffiodo e allo scrittore e poeta Giorgio Bonino. L'incontro ha offerto inoltre l’occasione per ricordare l'amato Luciano Ratto, alpinista e fondatore nel 1993 del Club 4000, scomparso nel 2023. A moderare l’incontro il giornalista Marco Margrita, direttore della rivista Comunità Connesse.

Alpinismo, un fenomeno culturale

Margrita ha introdotto il tema dell’alpinismo come fenomeno culturale, sottolineando come la montagna rappresenti una vera esperienza educativa: un percorso fatto di gradualità, fatica e consapevolezza, in cui la conquista della vetta diventa anche esplorazione interiore e relazione con gli altri e con l’ambiente. In questo contesto è stato ricordato Luciano Ratto, alpinista noto non solo per le sue imprese, ma anche per essere stato il primo uomo al mondo a conquistare tutte le cime alpine oltre i 4000 metri. Un traguardo che lo portò alla fondazione del Club 4000, di cui fu cofondatore insieme a Franco Bianco e successivamente presidente e socio onorario. Ratto nacque a Chatillon ma si trasferì prima a Torino e quindi proprio a Druento, che divenne la sua comunità a tutti gli effetti. Fu membro del CAI Torino dal 1956.

Luciano Ratto, un alpinista completo

Ratto è stato molto attivo sulle Alpi, con alcune prime ascensioni di rilievo come la diretta della parete est della Grande Rousse, alcune prime invernali, tra cui la Cresta De Amicis al Cervino. Alpinista capace di spaziare da una specialità all'altra, nella sua carriera alpinistica ha anche preso parte a diverse spedizioni in Afghanistan, nell’Hindu – Kush, con alcune prime ascensioni tra cui il Seimila del Koh – J- Sharan. 

 

La particolare esperienza del club è stata rievocata da Lodovico Marchisio, anch’egli membro del CAI Torino e protagonista di 38 ascensioni oltre i 4000 metri, che ha ricordato l’incontro con Ratto proprio in questo contesto. A rendere ancora più intensa la testimonianza è stato il ricordo della moglie, presente in sala, che lo ha definito “un alpinista completo e conosciuto”. Eleonora ha condiviso con i presenti anche il lato più difficile dell'attività: l’apprensione vissuta nei giorni delle sue ascensioni, tra attese e timori legati ai rischi della montagna. Presente anche la figlia, visibilmente commossa durante i momenti di ricordo e i canti a lui dedicati da un pubblico decisamente partecipe. 

Intonare Signore delle cime e ascoltare la lettura di poesie da parte di Giorgio Bonino ha permesso di rendere l'esperienza un viaggio tra diverse forme espressive che si sono contaminate a vicenda, amalgamando la serata e restituendo un clima di grande affetto.

Il valore terapeutico della montagna

Gli autori di Monti, specchio di luce hanno poi raccontato il proprio percorso personale, mettendo in luce il profondo legame con la montagna, vissuta anche come forma di terapia. Affetti

rispettivamente da Parkinson e depressione, hanno spiegato come l’attività in ambiente montano – tra camminate, vie ferrate, percorsi attrezzati e sci – abbia rappresentato un vero strumento di rinascita. La montagna è diventata così una compagna preziosa nel reagire alle difficoltà, vissute con determinazione e perseveranza.