Pagine verticali: 'Quelli del Pordoi', storie di corda e amicizia prima dei social

Il libro di Alberto Sciamplicotti ci riporta agli anni '60 dell'Hotel Col di Lana, sul Pordoi: un tempo in cui un rifugio era il vero centro dell'attività alpinistica e di rapporti umani che andavano oltre la cordata.

 

Pagine verticali torna con un altro libro che ci parla di un passato alpinistico piuttosto lontano, ma in stretta relazione con l'articolo dedicato a Tita Piaz. Oggi infatti parliamo di Quelli del Pordoi, di Alberto Sciamplicotti, un bel viaggio nell'alpinismo dolomitico che va da fine anni '60 a inizio anni '80 e che racconta l'attività degli scalatori che frequentarono l'Hotel Col di Lana in quel periodo.

Il centro di quel mondo

Copertina e quarta del libro già spiegano più di qualcosa su chi bazzicava la struttura gestita da Almo Giambisi e da sua moglie Mariangela Bruneri, proprio la nipote di quel Tita Piaz che tanto aveva fatto su quelle montagne e di cui abbiamo parlato nella scorsa puntata.

La foto di copertina ritrae il grande Marino Stenico in plastica arrampicata artificiale, sul retro un quartetto di volti ben noti in zona al tempo: Alberto Dorigatti, lo stesso Giambisi, Alessandro Gogna e Bruno Allemand, in vetta alla Marmolada dopo l'apertura della via del cinquantenario della FISI. In mezzo ci sono tante pagine raccontate bene: non solo alpinismo, ma la vita semplice, la voglia di stare insieme, di “stare” in montagna di una generazione di ragazzi che aveva fatto diventare il Col di Lana una sorta di campo base dolomitico.

 

Tra i tanti alpinisti in ordine sparso che compaiono nelle cronache allegre e sincere di quel periodo, fanno capolino e ritornano, irresistibilmente attratti verso il campo gravitazionale del Pordoi, anche Claudio Barbier, Carlo Platter, Ben Laritti, Loredana Giongo, Ivo Nemela, una giovanissima Luisa Iovane.

Altro che social media

Sono anni in cui le comunicazioni girano ancora con la parola e per sapere le cose bisogna andare a mettere “il muso” in quota: guardare, toccare con mano, ascoltare cosa dice il rifugista e anche “annusare” gli altri alpinisti di passaggio. Tante cordate nascono così: ci si osserva, si pesano le parole. A volte anche i silenzi raccontano di vie da aprire, di piccoli segreti, in altre occasioni l'entusiasmo è dirompente e le notizie escono da sole.

 

«Qual buon vento ti porta da queste parti?» chiede Giambisi

«Vento? Più che il vento è stato il freddo del Catinaccio!» risponde Dorigatti 

“Le luci natalizie illuminano l'ingresso del Col di Lana. Poco oltre la porta, un grande abete ricolmo di decorazioni, palline colorate di vetro soffiato e bastoncini di marzapane o di pasta di sale, dà il benvenuto per le feste agli ospiti dell'albergo. Il Natale è appena passato e ora, con le montagne colme di neve, chi ha scelto di passare la vacanze al Pordoi attende con impazienza di poter festeggiare l'arrivo del nuovo anno, il 1970.

 

Quando la porta si apre per lasciare entrare la figura di Alberto Dorigatti, piccoli fiocchi di neve portati dal vento lo seguono danzando per qualche istante tra le fronde dell'albero.

«Auguri di Buon Natale, fatti in ritardo e auguri di un Felice Anno Nuovo, Fatti in anticipo!» squilla la voce allegra di Alberto.

 

Ha il viso cotto dal vento e dal freddo e le labbra screpolate di chi ha passato diverso tempo esposto al clima della montagna d'inverno.

«Auguri anche a te!» esclama Almo vedendolo entrare nel suo ufficio. «Qual buon vento ti porta da queste parti?».

 

«Vento? Più che il vento è stato il freddo del Catinaccio!» risponde Dorigatti sedendosi su una poltrona. Strizza l'occhio ad Almo e continua dicendo: «Insieme con Giora, Pilati e Chini, ci siamo portati a casa la prima ripetizione invernale della via tua e di Barbacetto sulla Est».

 

«La via C.A.I. Alto Adige?» chiede quasi per conferma Giambisi. «Ma se siamo entrati ufficialmente in inverno da nemmeno una settimana!».

«E per l'appunto noi abbiamo pensato bene di passare il Natale sulla roccia: siamo stati in parete dal 25 al 27 dicembre, con un freddo che fosse stato solo polare i pinguini sarebbero già migrati all'equatore. Abbiamo arrampicato anche al chiaro di luna per poter uscire prima!».

«Bravi!» esclama Almo dando una pacca sulle spalle al suo amico. «Raccontami tutto»".


 E se vi è venuta voglia di saperne di più su questa e tante altre storie, non possiamo fare altro che augurarvi, come sempre: buona lettura!