In partenza dai Piani Resinelli
Una pausa durante la salita
Vista sul lago
lungo la Direttissima
in risalita
Il complesso Campaniletto, Lancia, Fungo
Il caratteristico bivacco
In vetta alla Grignetta
La fatica, quella bella, è una camminata in montagna che si può fare la prima come la centesima volta, su una cima mai vista come sul sentiero che si è percorso fin da bambini. Ed è proprio la condivisione della stessa traccia il punto d'incontro dell'uscita di oggi in Grignetta, dove il vicepresidente generale del CAI, Alberto Pirovano, ha accompagnato il giornalista Luca Cereda fino in vetta. Pirovano ha fatto gli onori di casa insieme a Paola Frigerio, presidente del CAI, sezione di Lecco e a Domenico Chindamo, vice presidente del gruppo centrale del Club Alpino Accademico Italiano.
Tutta "colpa" di un libro
A quanto pare, a stimolare la curiosità che ha portato Cereda a innescare una uscita che ha trovato pronta corrispondenza di intenti, è stata la lettura di I bivacchi delle Alpi. 100 anni di emozioni in scatola. Il libro di Luca Gibello ripercorre un secolo di storia, a partire dalla loro "invenzione" da parte del Club Alpino Accademico Italiano, nel 1925. Oggi d'altronde siamo abituati a vedere i bivacchi come un elemento quasi scontato del paesaggio montano, ma il loro diffondersi sul nostro territorio è legato a tanti racconti diversi, ognuno unico. Amore per la montagna, esigenze pratiche, sperimentazioni tecnologiche e trasferimento di saperi: i bivacchi hanno molto da raccontare e il bivacco Ferrario, ai 2184 metri della cima meridionale della Grigna, sotto questo punto di vista non fa certo difetto: tanto che a breve, da questa uscita, potrebbe nascere un servizio dedicato, proprio su Famiglia Cristiana.
Una storia travagliata
Le vicende del bivacco Ferrario d'altronde sono degne di un romanzo. Quasi sessant'anni fa, nel 1968, la struttura fu costruita a Lecco e trasportata in cima alla Grignetta con l’utilizzo dell’elicottero. A causa di forti raffiche di vento, la posa fallì clamorosamente e il bivacco precipitò nel canale sottostante, con grande rovina. Successivamente si decise quindi di portare in cima i pezzi separatamente, per assemblarlo in un secondo momento.
Dedicato alla memoria dell’alpinista Bruno Ferrario, scomparso con l’amico Arnaldo Tizzoni sul pizzo Cassandra il 31 maggio 1964, venne realizzato su ordinazione della moglie dell'alpinista. L'idea iniziale era di realizzare una cappella di memoria, ma poi si decise appunto che un ricovero avrebbe potuto anche svolgere una importante funzione pratica.
La struttura
Il Ferrario ha una caratteristica forma ottagonale, con esterno in alluminio, tavolo e panche all'interno. Di diametro di circa tre metri e mezzo, viene spesso accostato a una astronave per la forma e forse anche per come si pone nell'ambiente, placidamente adagiato tra i lastroni di pietra della vetta. Può ospitare 6/8 persone, è sempre aperto e questo inverno è stato anche oggetto di un amorevole intervento di ripristino della porta d'ingresso da parte dei Ragni della Grignetta.
Un luogo del cuore
Per Alberto Pirovano, salire dai Piani Resinelli fino alla cima della Grignetta non è che una passeggiata tra le montagne di una vita, ma per chiunque si avventuri per la prima volta lungo la cresta Cermenati, la Sinigaglia o la Segantini fino in vetta, l'itinerario scelto non può che colpire per il fascino delle cime che si possono ammirare, i prati strabordanti di natura, il panorama incantevole che si svela mentre ci si insinua nel cuore della montagna, tra guglie e pareti. “Il bivacco Ferrario è stato voluto direttamente da Riccardo Cassin - spiega Pirovano-, non è nato nemmeno come bivacco, ma come una sorta di igloo sacro, per giustifcarne la costruzione. Al tempo era una icona dell'avanguardia architettonica e ancora è un simbolo speciale per tutto il territorio, per vari motivi. Intanto staziona sulla montagna principe della zona, io ci abito proprio sotto, la vedo da casa. E noi come Ragni siamo nati e cresciuti con quel bivacco dato come una presenza che ci ha sempre accompagnato”.
“Al tempo era una icona dell'avanguardia architettonica e ancora è un simbolo speciale per tutto il territorio” Alberto Pirovano
Il gruppo è salito per un tratto della Direttissima, quindi canalone Angelina, sentiero Cecilia, vetta e discesa, prima per la Cermenati e poi fino al rifugio Carlo Porta, altro punto di ritrovo storico per escursionisti e alpinisti di ogni epoca, immerso in un fresco bosco di faggi e abeti. Il Porta ancora conserva nicchie incantevoli di storia alpinistica e non, come la grande sala da pranzo in stile bell'epoque e il meraviglioso affaccio esterno sul Nibbio e tutta la piana.