Volontari Cai impegnati nella manutenzione dei sentieri © Cai
Manutenzione segnavia Accadia SI R 13 © Archivio personale Antonio Mansueto
Panorama dal Viel dal Pan
Il presidente generale del CAI Antonio Montani
La manutenzione dei sentieri trentini, nel corso della scorsa settimana, ha smesso di essere semplicemente un tema seguito con la consueta attenzione dalla SAT per diventare una questione squisitamente politica, quando il consigliere provinciale Luca Guglielmi, di Lista Fassa, ha portato un documento che contestava la manutenzione di alcuni percorsi. Sotto accusa lo stato dell'itinerario E601 Viel dal Pan tra passo Pordoi e passo Fedaia, o quello che scende per la Val Contrin, in Marmolada.
Partendo dal particolare, per poi saltare a conclusioni di carattere molto più generale, Guglielmi ha collegato le condizioni dei percorsi a infortuni verificatisi sulla rete sentieristica, ricordando gli obblighi normativi e contrattuali e che "i lavori possono anche essere appaltati, nel pieno rispetto dei volontari". In buona sostanza, ha invocato la possibilità che la Provincia subentri, per dare la parziale gestione della manutenzione a soggetti privati.
Una levata di scudi
Le critiche all'intervento sono arrivate sia dalla maggioranza che dall'opposizione, ma soprattutto è giunta la risposta dai vertici stessi della SAT, con il presidente Cristian Ferrari che ha ricordato come attribuire gli incidenti esclusivamente alla manutenzione "significa semplificare una realtà molto più complessa. Noi lavoriamo gratis per il territorio su cui qualcuno guadagna". In quanto all'accesso all'Alta Via delle Dolomiti numero 2 e alla Marmolada, la SAT ha ricordato che - dopo il crollo del ghiacciaio di quattro anni fa, alcune aree sono rimaste interdette dalle autorità, impedendo interventi autonomi.
Il valore di competenze radicate
La questione però va oltre le singole emergenze: investe il tema della disponibilità economica per la manutenzione - ordinaria e straordinaria- e dell'apporto, tra gli altri, di volontari che si sono formati nel corso di una lunga esperienza di montagna; una rete capillare di persone competenti e appassionate, senza le quali i costi degli interventi e la cura del territorio sarebbero ben diversi. Ed è su questo punto che è voluto intervenire il presidente generale del Club Alpino Italiano, Antonio Montani, con una lettera rivolta direttamente al presidente della provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, alla sua giunta e agli assessori.
È una risposta che va al di là della singola e doverosa risposta sui rilievi effettuati, per fare conoscere a tutti una realtà ben diversa da quella vagheggiata in consiglio: fatta di competenze giustamente riconosciute a livello nazionale e internazionale. La pubblichiamo integralmente a seguire.
Caro Presidente Fugatti,
Cari assessori e consiglieri della Provincia di Trento
Mi scuso se vi rubo del tempo prezioso, ma ci tengo a ribadire alcune situazioni e concetti che credo opportuno siano noti a tutti.
In primo luogo vorrei ricordare come il ruolo della SAT nell'attività sentieristica sia, almeno da quattro decenni, l'esempio a cui tutte le regioni italiane fanno riferimento.
Grazie al ruolo di diffusione del CAI nazionale, le modalità operative e gli standard sulla segnaletica e sulla manutenzione sentieri che la SAT ha per prima messo a punto e testato, sono stati presi come esempio in tutte le regioni che si sono dotate della specifica normativa.
Negli ultimi anni addirittura stiamo "esportando" questo modello trentino all'estero. Abbiamo iniziato con progetti di cooperazione nei Balcani (Kosovo, Albania, Nord Macedonia) e, dato che ancor più ci riempie d'orgoglio, siamo stati selezionati a livello mondiale come partner del governo dell'Oman per sviluppare la rete sentieristica, o ancora ci è stata chiesta la disponibilità di tradurre i nostri manuali in cinese per essere messi a disposizione degli operatori di quel paese. Ribadisco, tutto questo è stato possibile grazie al paziente e competente lavoro della SAT.
In secondo luogo vorrei far presente che i fondi che meritevolmente la Provincia di Trento riconosce alla SAT per l'attività sentieristica, rappresentano esclusivamente un parziale rimborso delle spese. Se questa attività dovesse essere svolta a livello professionale il costo sarebbe enormemente maggiore, ma al di là del costo, la passione che mette un volontario nel prendersi cura di un tratto di sentiero porta ad un'efficienza nella manutenzione che non può essere minimamente avvicinata da nessun tipo di appalto pubblico.
In conclusione vorrei attirare l'attenzione su concetti chiave che ormai sono condivisi da operatori e legislatori regionali e nazionali, il sentiero non si deve adattare all'utenza, ma è l'utenza che si deve adattare al sentiero. Ovvero, anche nelle situazioni più delicate che meritano la nostra attenzione, come quella delle persone con disabilità, l'impegno deve essere quello di trovare percorsi a loro adatti e non adattare, magari con l'ausilio di ruspe ed escavatori, il percorso. Questo principio è fatto proprio in primo luogo proprio dalle associazioni di persone con disabilità.
In ultimo, il concetto di autoresponsabilità, introdotto per la prima volta dalla legge regionale lombarda e ora anche nella legge nazionale sulla montagna, per cui chi si avventura su un sentiero lo fa sapendo che ci possono essere dei rischi e assumendosene le responsabilità.
Attenzione a intaccare questo concetto base, perché se abbandonato potremmo avere non solo un maggior numero di cause, ma cosa ancor più grave un maggior numero di incidenti. L'unica soluzione è formare e informare l'utenza, cosa che il Club Alpino Italiano e la SAT fanno da altre 160 anni e sono disposti, con l'aiuto di tutti a continuare a fare con sempre maggiore determinazione e impegno.
Antonio Montani
Presidente Generale
Club Alpino Italiano