Pony e cavalli al pascolo, sorvegliati dai pastori della Sila © Alice Ardoino
L'abbeveratoio nei boschi di Villa Faraldi © Alice Ardoino
Uno dei cani pastori di Alice intento a scrutare il paesaggio della Riviera di Ponente dal bosco di Villa Faraldi © Alice Ardoino
Uno dei pony allevati da Alice © Alice Ardoino
Il pascolo dei cavalli bardigiani © Alice Ardoino
I pastori della Sila a protezione del pascolo dei cavalli bardigiani e dei pony di Alice © Alice Ardoino“Ho iniziato quattordici anni fa con i pony, introducendo i primi cavalli una decina di anni fa”. Inizia così la nostra chiacchierata con Alice Ardoino, indomita allevatrice del Ponente ligure, che fra gli ulivi di Villa Faraldi - in provincia di Imperia - coltivati dal padre, è nata e cresciuta. “Il progetto dell'ippicoltura è iniziato anche perché questi luoghi si prestavano ad accoglierlo. E cominciare con i pony mi ha permesso anzitutto di tutelare i muretti a secco, vero e proprio patrimonio di quest'area, visto che tendenzialmente i pony vi si tengono ben lontani, scongiurando il rischio di deturpare il paesaggio e gli ulivi che lo caratterizzano”.
Nel 2016, Alice ha poi l'intuizione di aggiungere ai pony una razza equina particolarissima - se non a rischio d'estinzione, sicuramente diffusa in maniera limitata. “I bardigiani - prosegue infatti Alice - sono cavalli nel complesso molto facili da gestire e possiedono un'indole docile che li rendere perfetti per le passeggiate e per l'ippoterapia”. Da allora, il suo parco animale si è allargato, facendo contare oggi 65 capi, di cui 40 pony e 25 cavalli, allevati fra il cisto e il timo delle colline liguri, protetti - quando non rientrano a valle in stalla - da occasionali recinti in fil di ferro e seguiti quotidianamente dalla passione di Alice.
Una pace interrotta
Sembrerebbe la descrizione di uno scenario pressoché idilliaco, se non fosse per la minacciosa presenza del lupo, che dal 2022 sta dando ai cavalli e ai pony di Alice del filo da torcere. “Era estate e improvvisamente sono spariti dapprima un puledro di pony, poi un altro ed infine un terzo verso ferragosto. - racconta - Dopo qualche giorno ho trovato i pezzi di questi pony seviziati sparsi per il bosco. Mi sono spaventata e ho deciso di riportare tutti i puledri in stalla, facendo restare soltanto i capi più adulti in collina. Questo ha determinato per i piccoli condizioni di notevole dimagrimento, dovuto proprio alla lontananza dalle madri”.
Nell'estate del 2023 la scelta di riprovarci, stavolta con l'ausilio di fototrappole ad hoc, utili sia per monitorare gli spostamenti del bestiame che gli eventuali comportamenti predatori dei lupi. “Lo scenario è stato simile, - spiega Alice - nel senso che dapprima è stato attaccato dal lupo un puledro e poi una pony adulta, circa a metà settembre. La decisione, ancora una volta, è stata quella di finire l'estate in stalla, portandomi appresso stavolta anche le madri”.
La situazione si inasprisce nell'inverno del 2024, per un totale di otto capi uccisi. “I primi attacchi li ho subiti in gennaio, fra il 10 e il 12, - continua Alice - con un nuovo inasprimento fra il 7 e il 10 febbraio. La cosa più devastante era vedere i lupi in azione mediante le fototrappole: una cavalla l'hanno addirittura fatta correre lungo il perimetro del bosco per diverso tempo, prima di accerchiarla e divorarla orrendamente”.
Lo scenario attuale
Il problema è stato parzialmente arginato negli ultimi due anni, grazie alla scelta di munirsi di 11 cani da guardiania, due dei quali erano stati introdotti già nell'autunno del 2023. “Allora si trattava probabilmente per il lupo di un palliativo nuovo. - afferma Alice - L'odore di quella coppia di cani l'aveva tenuto lontano per qualche tempo, salvo poi inasprire ancora di più il conflitto, una volta abituatosi alla loro presenza, con la carneficina di fine inverno che ti ho appena raccontato”.
Una nuova cucciolata di pastori della Sila ha permesso di vivere la restante parte del 2024 in modo più tranquillo. Ma poi, a luglio dello scorso anno e a febbraio del 2026, due nuovi attacchi, quest'ultimo - fatto nuovo e curioso - appena fuori dalla stalla, a ridosso del paese. “In quel caso, i cani erano stati messi fuori gioco per via della potatura degli olivi, - spiega Alice - durante la quale avevo deciso di non lasciarli liberi. Sicuramente il lupo se n'è accorto e non si è lasciato sfuggire un'occasione tanto ghiotta”.
Con l'arrivo dell'estate, i timori di Alice sono ancora gli stessi. “La convivenza con il lupo mi sta davvero uccidendo - confessa - umanamente e professionalmente, più che altro perché sono stata lasciata sola a gestirne le conseguenze. Anche se, nella mia stessa situazione, versano pure altri allevatori della zona, che hanno preferito ad esempio passare all'allevamento in stalla, soprattutto nel caso dei bovini”. Una decisione che va contro ogni logica di ripristino di uno stile di vita sano, fatto di scelte alimentari consapevoli. “Chi tenta di produrre carne bovina di qualità, - prosegue Alice - nutrita all'aperto e non a mangime, andrebbe incentivato e aiutato a farlo, anche e soprattutto di fronte a simili situazioni di rischio”.
"Altri allevatori della zona hanno preferito ad esempio passare all'allevamento in stalla, soprattutto nel caso dei bovini”.
Stessa cosa vale per i cavalli di Alice, che qualora fossero costretti in stalla andrebbero incontro a diverse problematiche: “anzitutto, i bardigiani necessitano di una certificazione basata su caratteristiche che è difficile preservare in ambienti ristretti e dunque la reintroduzione di questa razza, che sto attualmente tentando, si rivelerebbe impossibile. E poi, in linea generale, stare fermi ai box genera problematiche quali artrosi, inappetenza e mancanza d'abitudine al movimento, deleterie per qualsiasi equino”.
Gli aiuti e i branchi
La regione, negli anni, ha in realtà tentato di stanziare alcuni aiuti per gli allevatori in difficoltà, con due differenti bandi. “Il primo - spiega Alice - era tuttavia dedicato soltanto agli allevatori di ovini, mentre il secondo, che si estendeva a tutti gli allevamenti, prevedeva dei contributi per l'acquisto di cani pastore maremmani e non per i pastori della Sila che possiedo invece io”.
Insomma, oltre al danno, la beffa. “I pastori della sila sono stati una scelta pensata - precisa Alice - e protettiva nei confronti della comunità, di chi abita questi luoghi e di chi li visita. Si tratta di una razza canina meno aggressiva e confidente nei confronti dell'uomo di quanto lo siano i pastori maremmani e dunque più adatta alla convivenza con l'uomo in un territorio così ristretto”.
Nel mentre, i branchi di lupi, stando alle riprese di Alice, continuano a diffondersi e sono fondamentalmente di due tipologie. “Ho notato due diversi tipi di predazione, - racconta infatti - una istintiva e ‘pasticciona’ e l'altra più precisa, con carcasse che vengono distribuite e mangiate anche in differenti momenti. Questo mi fa pensare che un primo branco, quello che si muove prevalentemente sulla media montagna di costa, sia meno organizzato e caratterizzato da attacchi più legati alla necessità caotica e momentanea di cibo, mentre un secondo, proveniente probabilmente dalle Alpi liguri e meno stanziale in questa zona, sia più strutturato e organico, anche negli attacchi. Per esempio, qualche tempo fa, alcuni lupi si sono avvicinati in collina ad un branco di cavalle femmine, dispostesi a protezione di un puledro, e il cui istinto materno, per me che ormai le conosco, è caratterizzato da una determinazione anche molto violenta. Disporsi loro attorno e avvicinarvisi per attaccarle significa non avere paura e sapere esattamente come muoversi”.
Le possibili soluzioni
La visione di Alice sul futuro è piuttosto realistica. “So che questi lupi non andranno mai via - spiega - e sarebbe utopico chiedere il contrario. Cacciare il lupo è un processo altresì complicato e non auspico leggi in tal senso. L'unica cosa su cui mi interrogo veramente è la logica con cui si gestiscono ora queste predazioni. La regione, per esempio, paga le predazioni: se perdi un capo in un attacco vieni risarcito. Non paga invece la convivenza, ovvero tutte quelle predazioni evitate grazie ai recinti elettrificati o ai cani da guardiania. Se io non ho più un numero così elevato di attacchi è perché mi sono attrezzata in tal senso, ma pagando a mie spese un prezzo davvero ingentissimo”.
"La regione paga le predazioni ma non la convivenza, ovvero tutte quelle predazioni evitate grazie ai recinti elettrificati o ai cani da guardiania". Alice Ardoino
La convivenza, stima infatti Alice, le costa all'incirca 1.000 euro in più al mese, esclusi gli sforzi per poter tenere sotto controllo la situazione. “Non riesco a permettermi di staccare un fine settimana, lusso che magari mi concedevo un tempo, quando i cavalli erano sistemati nei loro recinti e la situazione tranquilla mi permetteva di stare serena. Sono consapevole di come questa situazione non incentivi il turismo, - conclude Alice - ramo su cui invece stiamo investendo molto, soprattutto negli ultimi anni. Ma prendere atto del problema e attuare davvero tutte le misure possibili per affrontarlo, in sinergia con gli abitanti che vivono nell'area, fa bene anche a chi vuole visitarla, perché dota il turistia della consapevolezza necessaria a muoversi in un territorio con rispetto e coscienza”.