Chiara Formica Su Acqua Spasa 7a
La parete © Amerigo Innocenzi
La faggeta vetusta
Davide Perini su Cannoccetti 6a © Carmela Malomo
Chiara Formica su L'altruista 7c.jpeg © Carmela Malomo
Stefano Mattoni su Acqua Maggiore 6b © Carmela Malomo
Nel fresco dei boschi del Monte Cimino, a pochi minuti dall'abitato di Soriano nel Cimino (Viterbo), è recentemente nata una nuova falesia. Fonno della Botte, completata e riqualificata poco prima dell'estate 2026, offre oggi oltre venti vie comprese tra il V grado e l'8a, diventando uno dei rarissimi siti di arrampicata sportiva della provincia. "Benchè piccola, Fonno della Botte cade a fagiolo nel viterbese. Infatti, l'area è ricca di fantastiche aree boulder, ma presenta solo una falesia, quella di Colle della Rocchetta, attrezzata qualche anno fa. Se esistono altre pareti adatte all'arrampicata, sono ancora sepolte dalla vegetazione, e aspettano di essere scoperte, o rivelate", spiega Carmela Malomo, scalatrice che gestisce il portale ClimbAdvisor.
All'ombra della faggeta
La falesia si trova a circa 500 metri di quota, lungo il sentiero CAI 123, che sale verso la Faggeta Vetusta del Monte Cimino, riconosciuta dall'UNESCO come Patrimonio dell'Umanità. L'ombra dei castagni e del bosco la rende particolarmente piacevole durante l'estate, mentre nelle mezze stagioni offre ottime condizioni dopo alcuni giorni di tempo asciutto. "La parete di Fonno della Botte è immersa in un'ombra deliziosa, in un ambiente fresco e umido, che la rende una meta ideale nelle giornate più calde. Dopo le piogge, però, bisogna avere un po' di pazienza, perché le pareti si asciugano lentamente", osserva Malomo.
La chiodatura è orientata all'arrampicata sportiva, e le vie sono spalmate tra il V grado e l'8a.
Scalare sull'ignimbrite cimina
La parete è costituita da ignimbrite cimina, una roccia vulcanica depositatasi circa 1,35 milioni di anni fa durante la fase eruttiva più violenta del Vulcano Cimino, la cui attività cessò definitivamente circa 800.000 anni fa. Le pareti sono attraversate da lunghe fessure e spigoli formatisi durante il raffreddamento della colata piroclastica e successivamente modellati dall'acqua e dal gelo.
La superficie, ricca di cristalli di feldspato e frammenti di pomice immersi nella matrice di ceneri vulcaniche saldate, offre un grip eccezionale. "L'ignimbrite di Soriano ha una superficie a grana grossa che permette un'aderenza straordinaria. La scalata è tecnica, tutta di dita, spalmate di piedi, fessure, diedri e tacche. È uno stile che unisce l'arrampicata classica a movimenti più contemporanei, come traversi su piattoni e ristabilimenti non convenzionali", racconta Malomo.
“L'ignimbrite di Soriano ha una superficie a grana grossa che permette un'aderenza straordinaria. La scalata è tecnica, tutta di dita, spalmate di piedi, fessure, diedri e tacche”. Carmela Malomo
La particolare natura della roccia richiede però qualche attenzione. "La forte granularità della superficie comporta anche qualche rischio: soprattutto dopo piogge abbondanti possono staccarsi piccoli frammenti di roccia. Per questo è fortemente consigliato l'utilizzo del casco", sottolinea.
Inoltre, lo spazio alla base delle vie è ampio e confortevole ed è stato attrezzato anche con una seduta, rendendo il settore adatto sia ai climber sia agli accompagnatori.
La storia della falesia
Le pareti erano conosciute da tempo dagli abitanti di Soriano. Durante la Seconda guerra mondiale venivano utilizzate come rifugio dai bombardamenti; successivamente divennero un luogo di ritrovo dei ragazzi del paese, tanto che nacquero racconti popolari secondo cui fossero abitati dagli spiriti.
Le prime tredici vie furono aperte alcuni anni fa dall'associazione La Menica Alta, che realizzò un imponente lavoro di pulizia della vegetazione e sistemazione dell'area. L'ultima fase di sviluppo è stata invece curata da Adriano Quatrini, istruttore FASI della palestra Tuscia Verticale, insieme allo storico chiodatore Valerio Gabrielli.
"Le pareti di Fonno della Botte sono note da tempo agli abitanti di Soriano. Durante la seconda guerra mondiale alcuni abitanti usavano queste rocce per ripararsi dalle bombe. In seguito il posto è diventato il terreno di gioco dei ragazzi del paese, tanto che si raccontava fosse abitato dagli spiriti. Le prime vie sono state aperte a fittoni dall'associazione La Menica Alta, con un enorme lavoro di pulizia dalla vegetazione. Successivamente io e Valerio Gabrielli abbiamo realizzato un'altra decina di itinerari tutti naturali e attrezzati a multimonti, terminando i lavori poco prima dell'estate 2026. Il nostro obiettivo era offrire agli arrampicatori della Tuscia un secondo sito per la scalata sportiva, oltre a Colle della Rocchetta. La nostra zona è ricchissima di blocchi, ma povera di pareti", racconta Quatrini.
Bouldering: i settori aperti e quelli vietati
L'area di Soriano resta uno dei principali poli del bouldering dell'Italia centrale. Proprio per questo è fondamentale rispettare gli accordi stipulati con il Comune per garantire la conservazione del sito. Federico D'Isep, scopritore dei blocchi di Soriano, ricorda che "in base agli accordi stipulati tre anni fa tra l'associazione Sassisti Tusciaroli e il Comune di Soriano, i settori attualmente frequentabili sono Dogma e Paradogma, Limes e Shining. Tutti gli altri settori sono da considerare vietati sia all'arrampicata sia all'escursionismo. Anche Angelicum, che ricade su terreni privati, resta chiuso fino a nuovi accordi".
Il rispetto di queste limitazioni è essenziale. La Faggeta Vetusta del Monte Cimino è un ambiente di straordinario valore naturalistico e la possibilità di continuare a praticare l'arrampicata in quest'area dipenderà anche dal comportamento di chi la frequenta.