La Cascata della Grotta Urlante, una delle piscine naturali poste lungo il corso del fiume Rabbi © Stefano Zagnoli, wikicommons
I Prati della Burraia, sul Monte Gabrendo, a 1500 metri di quota circa © Lamberto Zannotti, wikicommons
Claudia Mazzoli, presidente facente funzione del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna © Claudia Mazzoli
La Chiesa di Pietrapazza, nel comune di Bagno di Romagna, a poca distanza dall'omonimo Bidente di Pietrapazza © Marco Musmeci, wikicommons
Il crinale dell'alta valle del Bidente © Lineagoticafight, wikicommons
Il fiume Rabbi a Strada San Zeno, nella frazione di Galeata © Perkele, wikicommons
Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, coi suoi 36.800 ettari sull'Appennino tosco-romagnolo a cavallo tra le province di Forlì-Cesena, Arezzo e Firenze, potrebbe finalmente vedere approvato il regolamento. A 33 anni dalla fondazione, avvenuta nel 1993, il consiglio direttivo in carica fino al maggio del prossimo anno ha infatti proposto una bozza di regolamento basata su un precedente documento che non venne mai approvato, e ha dato il via alle consultazioni civiche che rimarranno aperte fino al 17 luglio. Un processo partecipativo, sostengono, che consentirà a comitati e cittadini di presentare osservazioni che verranno poi accolte e analizzate nelle fasi burocratiche successive.
Ma, fin dalla pubblicazione della bozza contenente i 58 articoli, le discussioni hanno riguardato soprattutto l’articolo 48, all’interno del quale viene “consentita, limitatamente alle zone C di Piano, anche la realizzazione di opere di grande derivazione senza accumulo e/o di regolazione della risorsa idrica”, come si legge nella proposta. Una previsione legata a doppio filo con la presenza, all’interno del Parco, del preesistente invaso di Ridracoli, un bacino da oltre 60 milioni di litri d’acqua complessivi l’anno. Ma, secondo Enzo Valbonesi, ex presidente del Parco e oggi alla guida del circolo Legambiente Alto Bidente, la deroga consentirebbe di scavalcare il Piano del Parco, approvato nei primi anni Duemila: "È una forzatura quella di appellarsi alla legge 394/91 che deroga al regolamento la possibilità di disciplinare modifiche al piano", sostiene, aggiungendo che “in un parco dove esistono già un grande invaso e tre grandi derivazioni, aggiungerne altre, secondo noi [Legambiente Alto Bidente, ndr], può provocare dei problemi di compatibilità con i sistemi idrologici del parco, soprattutto per gli habitat e le specie tutelate ai sensi della direttiva”.
Il nodo della legge 394/91 e le rassicurazioni del Parco
Per la presidente facente funzione, però, l’utilizzo del regolamento per questo tipo di pratiche non risulterebbe uno scavalcamento, ma un’eventualità prevista dalla legge stessa. Legge che avrebbe dovuto, afferma, comportare l’approvazione del regolamento entro sei mesi da quella del piano, adottato nel 2003 e approvato nel 2009: “Se dentro il Parco non ci fosse la diga di Ridracoli probabilmente non si avrebbe nessun interesse nello scrivere un articolo del genere (…) è un sistema che servirebbe alla regolazione del flusso nella diga e basta”. E, sull’eventualità di modifiche approvate in fase di regolamento del Parco, aggiunge: “La legge quadro, la 394/91, dice che è vietato deviare il corso dei fiumi salvo deroga del regolamento (…) ma anche nel piano del Parco, all’articolo 22, si dice ‘salvo quanto disposto dal regolamento’, che è l’atto normativo che può disciplinare questa deroga”.
Valbonesi e Legambiente Alto Bidente, schierata in particolar modo a tutela del Bidente di Pietrapazza, chiedono chiarezza: “Chiediamo che sia specificato quello che vogliono fare e la portata di questa eventuale nuova derivazione, e diciamo che sia vietata”. Una richiesta alla quale, riferisce Mazzoli, avrebbe indirettamente risposto a mezzo stampa lo stesso presidente di Romagna Acque – la società che gestisce la diga di Ridracoli – nei giorni scorsi: “La volontà di questo progetto si basa sulla programmazione che fa Romagna Acque per annate particolarmente siccitose o se si verificano squilibri (…) e per una programmazione di lungo periodo il gestore ha necessità di fare un’opera di presa interrata sul fiume Rabbi di circa un chilometro e trecento metri che si riconnetterebbe a un canale di gronda già esistente”.
Poi aggiunge: “Bisognerà validare il progetto, se lo avanzeranno. Andrà effettuata la Valutazione d’incidenza ambientale, dovranno esplicitare le motivazioni, dovrà essere effettuato lo studio sul rispetto del deflusso ecologico e il Parco potrebbe dare prescrizioni ben precise su contenimenti di dispersione idrica, o comunque prescrizioni molto più stringenti”, afferma, lanciando anche uno sguardo al passato: “Sono cose che sull’attuale sistema di attingimento il Parco non può fare, perché era preesistente”.
Lo scontro sulle ragioni della norma
Le ragioni che il consiglio direttivo reputa sufficienti per prevedere eventuali nuove opere di grande derivazione, come “il soddisfacimento del fabbisogno idrico potabile”, sono già presenti tra i commi dell’articolo 48 della bozza di regolamento, con le nuove opere “poste a servizio anche di comuni esterni al perimetro del Parco, purché si tratti di opere di integrazione, completamento e potenziamento di schemi di derivazione già esistenti, anche nell’ottica di fronteggiare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici”. Il tutto, precisa Mazzoli, avverrebbe eventualmente “senza sbarramenti o accumuli”, e servirà unicamente “in caso di necessità, in periodi d'urgenza o di siccità per mantenere in efficienza l’invaso”.
“Viene il sospetto di usi non indispensabili”, Valbonesi.
A preoccupare Valbonesi è, però, la coincidenza temporale con una norma approvata da parte del Comune di Rimini – uno dei Comuni al di fuori del Parco che riceve acqua dall’invaso di Ridracoli, afferma – che permetterebbe di quadruplicare il numero di piscine edificabili dagli stabilimenti, col timore che altri comuni della riviera romagnola possano in futuro adottare questa norma: “Viene il sospetto che possa servire in futuro anche ad un uso che non è proprio indispensabile, cioè quello delle piscine lungo la costa romagnola che notoriamente non gode di buona salute dal punto di vista della qualità dell'acqua di mare”, suppone l’ex presidente del Parco, che commenta anche il favore dei Comuni geograficamente afferenti al Parco: “Per legge i Comuni rivieraschi dei bacini e dei laghi artificiali hanno diritto da parte dell'ente che produce energia elettrica eccetera ad un indennizzo”.
Valutazione d’Incidenza e metodo di gestione delle acque
È lo stesso Valbonesi a chiedere, in aggiunta, un adeguamento delle modalità attualmente previste per il rilascio a valle delle acque provenienti dalle derivazioni attualmente esistenti, oltre che per quelle che potrebbero venire realizzare: “Chiediamo che anche nelle captazioni esistenti il metodo di rilascio a valle del minimo deflusso vitale venga sostituito dal deflusso ecologico”. La norma, dai vincoli particolarmente stringenti, è stata recentemente istituita da una direttiva europea che calcola il deflusso indispensabile per mantenere la vita biologica dei corsi d'acqua a valle delle opere di presa, spiega Valbonesi, ed è il metro attualmente previsto dalla bozza di regolamento per le nuove ed eventuali captazioni.
“Siamo un Parco e la nostra missione è la conservazione”, Mazzoli.
Una previsione già valutata dal Parco in merito a possibili progetti futuri, che precisa: “Nell’eventualità in cui verrà presentato un progetto – sostiene Mazzoli – dovrà rispettare anch’esso la norma europea sul deflusso ecologico, estremamente rigida. Ciò vuol dire che il prelievo potrà essere fatto soltanto nei periodi invernali, così come a una certa portata, e ogni progetto verrà sottoposto a una Valutazione d’incidenza ambientale”. Proprio su questo punto erano state mosse numerose critiche da parte dei comitati ambientalisti, ma la presidente facente funzione specifica: “La Valutazione d’incidenza ambientale viene fatta sul singolo progetto, non su un regolamento astratto […] quindi con tutte le garanzie che questa eventualità (una nuova opera di grande derivazione, ndr.) non vada a compromettere il sistema degli habitat, anche perché siamo un parco e la nostra missione è la conservazione”.
Il futuro del regolamento: fino al 17 luglio spazio alle consultazioni
Proprio per riflettere attorno a tematiche come queste, la Presidente facente funzione del Parco, Claudia Mazzoli, ha deciso assieme al consiglio direttivo di mettere in consultazione la bozza prima di approvarla “proprio per ricevere dei contributi, avere la massima trasparenza e aprire un dibattito su temi che, nel futuro, sarà sempre più necessario affrontare […] ma il diffondere notizie allarmistiche su una nuova diga o sulla nostra volontà di prosciugare i fiumi ha snaturato il processo partecipativo”, sostiene.
“Diffondere notizie allarmistiche ha snaturato il processo partecipativo”, Mazzoli.
Le consultazioni pubbliche, ad ogni modo, rimarranno aperte fino al 17 luglio e, secondo Valbonesi, potrebbero sancire una delle prime battute di arresto, quantomeno temporanea, sul percorso di approvazione: “So che alcuni soggetti stanno preparando osservazioni di natura giuridica. È tutto un parco Rete Natura 2000, le specie presenti sono tutelate dalla Direttiva Habitat e alcune sono di interesse comunitario”, afferma Valbonesi, sostenendo che una bocciatura del regolamento potrebbe avvenire anche in sede di Valutazione d’incidenza ambientale: “Poi dipende tutto dalle regioni, dal Ministero, da ricorsi privati al TAR e all'Unione Europea, alla Commissione. Dipende dalla vivacità”.
Il nodo sottolineato da Mazzoli per l’approvazione della bozza di regolamento, invece, è prevalentemente di natura temporanea: “Dopo il 17 luglio valuteremo le osservazioni. Io sono disponibile ad aprire un confronto tecnico con le associazioni ambientaliste per discutere in maniera costruttiva. Dopodiché il Consiglio direttivo può adottare il regolamento, che verrà poi sottoposto al parere degli enti quali i comuni dell’Emilia-Romagna e il Ministero dell’Ambiente che farà un’analisi estremamente dettagliata. Il percorso è lungo, noi contiamo di arrivare a buon punto. Il Consiglio direttivo scade a maggio 2027, dopodiché decadremo. Una stima sui tempi attualmente non è possibile”.