Gran San Bernardo, installato il bivacco a Flassin

È stata inaugurata l'ultima delle tre strutture per scialpinisti tra Italia e Svizzera, facente parte di un progetto Interreg. Il ricovero è dedicato alla memoria di due alpinisti valdostani, Maurizio e Carlo Fiou. Ma non ci saranno ulteriori installazioni. Alberto Ciabattoni, sindaco di Saint-Rhémy-en-Bosses: “Anche la montagna deve avere il suo spazio”

 

La Valle del Gran San Bernardo si arricchisce di un nuovo bivacco a servizio della comunità di scialpinisti ed escursionisti, e lo fa a pochi mesi dall’inizio della stagione invernale. Dal 2019 a oggi, infatti, le amministrazioni comunali di Saint-Rhémy-en-Bosses che si sono succedute hanno realizzato tre piccole strutture in quota, in grado di dare un supporto fondamentale a chi decide di avventurarsi in zone solitamente molto ventose: “Sono strutture utilizzate prevalentemente nel periodo invernale. Sono state installate sugli itinerari alpinistici con lo scopo di poter essere utilizzate per cambiarsi quando si arriva in cima dopo la salita, non ci sono posti letto all’interno. Lungo alcuni itinerari abbiamo delle condizioni spesso sfavorevoli, quindi vento forte e precipitazioni nevose abbondanti. Quando si arriva in quota, avere a disposizione un posto comunque caldo e isolato dagli agenti atmosferici esterni permette di cambiarsi in maniera più confortevole”, afferma Alberto Ciabattoni, primo cittadino di Saint-Rhémy-en-Bosses.

Il primo dei tre bivacchi è stato installato nel 2019 a monte delle piste da sci di Crevacol, a breve distanza da cima Testa di Crévacol, a circa 2.500 metri di quota. Il secondo, invece, è stato installato nel 2022 tra il Mont Fourchon e il Pain de Sucre, a 2.840 metri di quota. Il terzo e ultimo bivacco della serie, invece, è stato inaugurato a fine agosto scorso sopra l’abitato di Flassin, località situata nel comune confinante di Saint-Oyen. “Il primo dei tre progetti è nato grazie al progetto Interreg Skialp Gran San Bernardo, che ha preso il via nel 2018. Il terzo bivacco, che presenta la medesima struttura degli altri due, è stato finanziato con il Fondo Fosmit (il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane, ndr.), che è un fondo nazionale per lo sviluppo dei comuni di alta montagna”, racconta Ciabattoni. 

A chi sono stati dedicati i bivacchi

E se il primo dei tre bivacchi edificati, quello sotto cima Testa di Crévacol, ha mantenuto la sua denominazione originale, quello installato sul Monte Fourchon e l’ultimo della serie, sopra Flassin, conserveranno a lungo la memoria di quattro alpinisti valdostani. Il bivacco del Fourchon, infatti, è già stato dedicato ad Alfredo Canavari e Alessandro Letey, due giovani freerider valdostani che hanno perso la vita a causa di una valanga sul Monte Bianco nel 2021, anche se l’intitolazione ufficiale avverrà tra qualche anno per ragioni burocratiche. L’ultimo bivacco installato, invece, è stato dedicato al ricordo di Maurizio Fiou, coinvolto in un incidente sulla Cresta del Leone nel 1979, e al fratello Carlo, tra le sei aspiranti guide travolte da una valanga sul Lyskamm orientale nel 1985. 

"Sono strutture che contensono di poter sfruttare al meglio itinerari scialpinistici estremamente frequentati” Alberto Ciabattoni

Ciabattoni, vicesindaco al momento della costruzione del bivacco di Crevacol e successivamente primo cittadino di Saint-Rhémy-en-Bosses, ha curato in prima persona la costruzione delle ultime due strutture: “Abbiamo riscontrato moltissime opinioni favorevoli al terzo bivacco e molti si sono dimostrati contenti della sua realizzazione, anche perché vivono l’esperienza dei due precedenti. Sono strutture che contensono di poter sfruttare al meglio itinerari scialpinistici estremamente frequentati”, dichiara, aggiungendo che l’intenzione dell’amministrazione attuale è quella di non ampliare ulteriormente il numero di strutture simili: “La montagna deve avere, giustamente, il suo spazio e la sua connotazione, non possiamo riempire ogni salita con un bivacco come questo”. 

Il progetto Interreg Skialp

Alla base dell'operazione, come ricorda lo stesso Ciabattoni, c'è il progetto Interreg Italia-Svizzera Skialp Gran San Bernardo, avviato nel 2018 su iniziativa dell'allora sindaco di Saint-Rhémy-en-Bosses. L'obiettivo era costruire un comprensorio scialpinistico transfrontaliero in collaborazione con la valle svizzera di Bagnes, nell'area di Verbier. Dal suo inizio, oltre trenta itinerari sono stati censiti e segnalati, è stata sviluppata un'applicazione dedicata alle condizioni di neve e alla sicurezza in quota, ed è stato attivato un servizio navetta per raggiungere i punti di partenza delle gite. È in questo contesto che, l'anno seguente, nacque il primo dei tre bivacchi, quello sotto la Testa di Crevacol, pensato proprio come infrastruttura di supporto lungo uno degli itinerari più frequentati del comprensorio. Un progetto che, superata la fase di avvio, si è tradotto in una rete di strutture “leggere” pensate per garantire un riparo sicuro a chi frequenta la montagna invernale con sci e pelli di foca.