Catania, un morto al rifugio Sapienza. La procura indaga sulle esalazioni di monossido

La titolare della società che gestisce il locale è indagata per omicidio colposo. Il 16 settembre Lee Kim Sanvincent, un turista originario di Singapore è morto, pochi giorni dopo l'albergo è stato fatto evacuare per tre intossicati. Il presidente del CAI di Catania, Luigi Sciacca: "Grazie all'intervento del gestore si sono evitate conseguenze ancora più drammatiche"
Il rifugio Sapienza

 

La procura di Catania ha iscritto nel registro degli indagati Simona Guglielmino, legale rappresentante del rifugio Sapienza, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Lee Kim Sanvincent, un turista di 66 anni, originario di Singapore. L'uomo era deceduto il 16 settembre per arresto cardiaco, mentre soggiornava nella struttura sull’Etna.


L'hotel, di proprietà del CAI di Catania è affidato in gestione alla Volcanic srls. L’ipotesi di reato a carico di Guglielmino è omicidio colposo, notificata in vista dell’autopsia effettuata venerdì 25 settembre e si va ad aggiungere al procedimento di natura amministrativa, che vuole invece stabilire se ci sia una correlazione tra il decesso del turista e l'intossicazione per monossido di carbonio che è costata il ricovero in ospedale ad altre tre clienti della struttura, domenica 20 settembre. Il legale della famiglia del turista, Dario Riccioli, nel frattempo ha dichiarato che Sanvincent godeva di buona salute. 

Le verifiche in corso

L’indagine riguarda gli effetti di una fuga di gas che ha causato problemi seri prima a una signora che aveva cenato al Sapienza e poi a un'altra coppia. Le analisi effettuate in ospedale hanno stabilito la presenza di monossido di carbonio nel sangue, il che ha portato ad evacuare nottetempo la trentina di ospiti che stavano pernottando. Gli ospiti ricoverati in ospedale sono stati invece trattati in camera iperbarica al Cannizzaro di Catania, tenuti sotto osservazione e infine dimessi.


I magistrati intendono verificare ora se il decesso del turista possa essere collegato all’esposizione al gas. Gli inquirenti hanno perciò disposto l'esame autoptico e disposto il sequestro preventivo dell’intera struttura, al fine di controllare lo stato e la funzionalità degli impianti e ricostruire le cause dell’accaduto.


Secondo quanto emerso dalle verifiche effettuate da parte dei vigili del fuoco, la dispersione potrebbe essere collegata a un malfunzionamento dell’impianto di evacuazione dei gas combustibili di una caldaia a gpl collocata nei locali cucina, sotto le camere interessate e la presenza di monossido di carbonio sarebbe stata rilevata nel locale dove ha dormito il turista. Non è noto al momento invece cosa possa avere causato il malfunzionamento, ma il provvedimento notificato ai gestori indirizza le ipotesi verso una criticità legata all'ordinaria amministrazione, piuttosto che un problema strutturale.


Il CAI Catania ha espresso tutto il proprio dispiacere attraverso le parole del presidente Luigi Sciacca: "Come sezione siamo ovviamente vicini ai familiari della persona deceduta, ma vicini anche al nostro gestore. Vorrei sottolineare che nel frangente del primo soccorso agli ospiti il gestore era presente e grazie al suo tempestivo intervento nel cuore della notte per l'evecuazione si sono evitate conseguenze ancora più drammatiche".

 

"Nel frangente del primo soccorso il gestore era presente e grazie al suo tempestivo intervento nel cuore della notte per l'evecuazione si sono evitate conseguenze ancora più drammatiche". Luigi Sciacca

Il caso dell'Alpe Devero

Nemmeno un mese fa, nella notte tra sabato 29 e domenica 30 agosto, un ragazzo di 35 anni, Pietro Maria Forti, era morto in una baita in valle Devero, nel comune di Baceno, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Forti era un volontario al lavoro per un progetto sulla gestione delle malghe ed era rimasto intossicato dalle esalazioni di monossido di carbonio, insieme ad altre cinque persone. Tra queste anche una ragazza di 19 anni, che aveva riportato seri problemi. In quella vicenda la procura aveva iscritto due persone nel registro degli indagati con l'ipotesi di reato di omicidio colposo: il titolare dell'azienda e l'installatore del boiler presente nella baita.