Bramito del cervo - Foto Domenico Marrano -Wikimedia Commons CC BY-SA 4.0 © Domenico Marrano -Wikimedia Commons
Cervo nel Parco delle Foreste Casentinesi - Foto ©Graziano Capaccioli © ©Graziano Capaccioli
Bramito del cervo - Foto di Wanax01 - Wikimedia Commons CC BY-SA 4.0 © Wanax01 - Wikimedia CommonsSenti parlare del bramito dei cervi ormai da anni. Diversi conoscenti sono andati a sentirlo e ti hanno raccontato l’esperienza che ormai va un po’ di moda. È una proposta che vedi pubblicizzata sempre più spesso sui tuoi feed social e in giro sul web. Per gli uffici del turismo è un’occasione ghiotta con cui promuovere certe destinazioni anche dopo la fine della lunga stagione estiva, le guide naturalistiche organizzano escursioni in gran parte delle valli, chi con annesso pernotto o aperitivo, e anche gli enti gestori delle aree protette propongono attività tematiche alla scoperta del re dei boschi e del grave richiamo che emette nella stagione degli amori, tra metà settembre e metà ottobre.
Tocca provarlo…
E così, da appassionato di montagna che non si era mai interessato alla questione, decidi di andare anche tu alla scoperta del fenomeno che, soprattutto, ritieni istruttivo e coinvolgente per le tue figliolette in età scolare. Cerchi di carpire qualche informazione dal classico “esperto del settore” sui periodi e sui luoghi più adatti. Poi incroci le previsioni meteo con il calendario già fitto delle bambine tra feste di compleanno e attività sportive e… magicamente il prossimo weekend danno bello fisso e impegni derogabili! In preda all’entusiasmo opti per l’esperienza fai da te al posto dell’inflazionata escursione organizzata. Partendo da Torino, la meta prescelta sarà il Parco Naturale Orsiera Rocciavré – ma è anche molto adatto il Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand – dove la popolazione di cervi è abbondante sia per la morfologia del territorio e dei boschi, sia – banalmente – perché lì la caccia è proibita. Non si possono svelare ulteriori dettagli precisi dei luoghi, come fanno i cercatori di funghi.
Chiedi ad alcuni amici se si vogliono unire. All’inizio sono tutti entusiasti, solo uno solleva la questione dei recenti casi di persone incornate dai cervi di cui si è letto nelle sezioni di cronaca di siti e giornali. Si saranno avvicinati troppo, tagli corto, ripensando alla regola d’oro da rispettare al cospetto della fauna selvatica: la distanza di sicurezza. Uno deve confrontarsi con la moglie, l’altro chiede il permesso all’allenatore e l’ultimo verifica di avere tutta l’attrezzatura. Così soltanto il venerdì pomeriggio hai il numero definitivo dei partecipanti e provi a chiamare il rifugio per prenotare. In epoca di overturism lo immagini già al completo da settimane, invece siete gli unici.
Pronti via
Il giorno dopo si parte. Nel primo pomeriggio raggiungete il parcheggio dove inizia l’itinerario a piedi: è quasi vuoto, nonostante l’ora e la bella giornata. Il percorso prevede un paio d’ore di cammino per guadagnare le zone dove si dovrebbero udire i bramiti. Lungo la salita incrociate alcuni escursionisti in discesa e nessun’altro. Man mano che si sale il sole si abbassa fino a scomparire del tutto e la temperatura cala. Con il passare del tempo si raccomanda ai ragazzi di abbassare il tono di voce, ma è difficile interrompere il flusso di chiacchiere cadenzato al ritmo dei passi. Oltretutto, finché parlano si distraggono, appena smettono si rendono conto della fatica e partono con i lamenti. Ma ben presto quelli in testa si fermano all’improvviso; pensano di aver sentito qualcosa ma non ne sono sicuri. Il gruppo si pone in ascolto, dal bosco giunge solo silenzio a parte il fruscio delle foglie. Si riparte e il suono riecheggia un po’ più forte, poi inizia a ripetersi con maggiore frequenza togliendo ogni dubbio: è il famoso bramito. Nell’ultimo tratto di sentiero il richiamo è ancora sporadico finché, superato l’ultimo risalto del vallone, ci si affaccia su una radura al centro di un anfiteatro di boschi a macchie da cui proviene una molteplicità di bramiti.
Ma perché?
Difficile descriverne il suono. Sicuramente l’aggettivo più adatto è “gutturale” dal momento che fuoriesce dalla gola dei maschi. È una questione fisica: più i palchi sono ampi, più sviluppato sarà il collo del cervo che deve sostenerne il peso e più profondo sarà il bramito. Quelli che erroneamente vengono definiti corna, possono arrivare a 4-6 kg l’uno costringendo il cervo a sviluppare una muscolatura straordinaria per “portarli”.
Nella stagione degli amori, spesso sono sufficienti i richiami per stabilire una gerarchia tra maschi da cui uscirà vincitore l’individuo più forte a cui spetterà l’onore di accoppiarsi con l’harem di femmine. Normalmente il cervo dominante spaventa tutti gli altri pretendenti semplicemente emettendo il bramito più profondo e vigoroso; occasionalmente il confronto passerà alle vie di fatto quando la lotta palco a palco determinerà un vincitore, talvolta con esiti cruenti.
Dal bosco riecheggiano versi di ogni genere, dai più acuti degli individui giovani, a quelli bassi degli adulti dominanti. Il tono con cui vengono emessi trasmette una sensazione di energia e forza, ma assume anche le caratteristiche di un lamento. Non è difficile immaginare questi bestioni da quasi 200 kg di peso che bramiscono nel vento in preda, da un lato, alla tensione emotiva di un possibile combattimento e, dall’altro, dall’eccitazione per un imminente accoppiamento. Senza dimenticare la frustrazione dei capi subalterni che emettono inutilmente i loro richiami nella consapevolezza di non poter aspirare al congiungimento con le femmine. Anche il bambino un po’ più coraggioso degli altri, che chiede di avvicinarsi per vedere qualche cervo, capisce che sarebbe proprio una stupidaggine.
Una compagnia inaspettata
Avanzando nella conca nella luce ormai fioca dell’imbrunire, scorgete tra l’erba alta altre persone arrivate lì con il vostro stesso obiettivo. Ci sono alcune coppie sparse, un gruppetto di ragazzi giovani che consumano il pic-nic sulle classiche coperte e una comitiva più organizzata che sembra condotta da una guida naturalistica impegnata a spiegare qualcosa al gruppo a fianco di un potente cannocchiale. Siete arrivati tutti lì all’insaputa degli altri, camminando silenziosamente lungo il sentiero. E ora siete lì, distribuiti per il pascolo, a parlare sottovoce con discrezione, senza disturbarvi tra di voi esseri umani e, soprattutto, senza infastidire i cervi che continuano imperterriti a bramire. Ormai è quasi buio, tutta la vostra concentrazione è focalizzata su un solo senso: l’udito.
L’accompagnatore naturalistico viene verso di voi e vi chiede se volete dare un’occhiata attraverso il telescopio. È puntato su un grosso individuo, fermo al centro di un’apertura nella vegetazione, che bramisce con il muso rivolto al cielo e la bocca spalancata. Quando interrompe il richiamo, il cervo si blocca, all’erta per ascoltare gli altri suoni provenienti dal bosco. L’accompagnatore naturalistico spiega alcuni concetti complessi a proposito dei cervi, dei palchi e dell’evoluzionismo, ma utilizza un linguaggio semplice, comprensibile anche ai bambini che restano rapiti in ascolto. Prima di ripartire ti segni il suo numero di telefono per ripetere l’esperienza l’anno prossimo rendendola ulteriormente educativa.
Viene il momento di rimettersi in cammino. Ciascuno indossa la propria frontale e si parte in discesa verso il rifugio a un’oretta di distanza. Il suono dei richiami continua ad accompagnarvi, ma ora tutta la vostra concentrazione è focalizzata sulla vista di quel piccolo cono di luce che illumina il sentiero e vi indica dove posare i piedi. I ragazzi riprendono a chiacchierare, anche per farsi coraggio perché i piccolini sono intimoriti dal buio della foresta che li circonda. Senza rendervi bene conto dello scorrere del tempo, raggiungete la struttura dove vi attende una buona cena e una lunga notte riposante.
Tutto è bene…
In conclusione, nessuno si è perso, nessuno è stato incornato da un cervo e nessuno si è preso una storta camminando di notte su terreno impervio; primo e più importante successo della serata. Inoltre, la montagna è grande e la natura si può fruire in un’infinità di modi diversi. L’importante è il rispetto, altrimenti possono diventare molto severe. Tutto il resto va vissuto, ma con responsabilità, altrimenti salterà su qualcuno a imporre divieti.