I ghiacciai "anomali" del Pamir iniziano a cedere al cambiamento climatico

Le scarse precipitazioni nevose degli ultimi anni stanno mettendo a dura prova anche i ghiacciai più resistenti del Pianeta: la storica "anomalia del Pamir-Karakorum è forse giunta al termine?

L'anomalia dei ghiacciai del Pamir e Karakorum ha rappresentato per decenni un fenomeno di grande interesse scientifico, quasi un mistero. Un esempio di controtendenza nell’era dei cambiamenti climatici. Mentre ghiacciai in tutto il mondo, incluse le Alpi e le Ande, andavano incontro a una progressiva fusione, con conseguente perdita di massa, i ghiacciai del Pamir e del Karakorum hanno dato dimostrazione di grande resistenza, arrivando addirittura in alcuni casi a manifestare incrementi in massa. Uno studio di recente pubblicazione sulla rivista scientifica Communications Earth & Environment, fornisce però indicazioni del fatto che il riscaldamento globale, in particolare le precipitazioni nevose sempre più scarse, stiano mettendo a dura prova anche i ghiacciai campioni di resistenza.

 

Il punto di non ritorno del ghiacciaio Kyzylsu

Lo studio, condotto dal gruppo Pellicciotti dell'Istituto austriaco di Scienza e Tecnologia (ISTA), presenta un titolo emblematico: “Il ribaltamento degli ultimi ghiacciai resistenti”. Poche parole che sembrano decretare la fine a quella che a lungo è stata considerata una “anomalia” glaciologica. Siamo di fronte a un punto di non ritorno anche per i ghiacciai del Pamir e del Karakorum? 

L'anomalia del Pamir e Karakorum è in realtà posta in dubbio già da alcuni anni, sulla base di dati provenienti da osservazioni di telerilevamento, che hanno portato a stimare un arresto della controtendenza intorno al 2015. Lo studio realizzato dai ricercatori austriaci, combina invece dati da telerilevamento a osservazioni idrometeorologiche, segnando un significativo passo avanti in termini scientifici, con incremento dell'affidabilità dei modelli elaborati, che però, come evidenziato dal team di ricerca, non consente generalizzazioni

Lo studio è stato infatti condotto su un singolo bacino idrografico, quello del Kyzylsu, nel Pamir nord-occidentale, nel Tagikistan centrale. Quanto rilevato in termini di evoluzione del ghiacciaio oggetto di ricerca, potrebbe corrispondere o meno a quanto si stia verificando negli altri ghiacciai dell’area del Pamir e Karakorum. Per trovare conferme, o eventualmente smentite, servirebbero maggiori sforzi scientifici, e dunque studi similari, estesi su una maggiore scala geografica e temporale. 

Grazie alla collaborazione con ricercatori locali in Tagikistan e collaboratori in Svizzera, Austria e Francia, l’ISTA ha avuto la possibilità di installare nel 2021 una stazione climatica a una quota di poco inferiore ai 3.400 m, mediante la quale sono stati raccolti dati meteorologici, tra cui quelli relativi alle precipitazioni nevose. Utilizzando tali osservazioni terrestri e dati climatici da telerilevamento come input per modelli computazionali, i ricercatori sono stati in grado di simulare l’evoluzione mostrata dal ghiacciaio tra il 1999 e il 2023, in termini di bilanci di massa, copertura nevosa e movimenti dell’acqua. 

Il modello così elaborato ha portato il team a evidenziare un drastico cambiamento nel comportamento del ghiacciaio a partire dal 2018. Da allora, le diminuite precipitazioni nevose risultano aver iniziato a influenzare negativamente la salute del ghiacciaio, segnando quello che potrebbe essere identificato come un punto di non ritorno. Dal 2018 si evidenzia infatti una perdita dell'equilibrio in massa del ghiacciaio, caratterizzato da una aumentata fusione dei ghiacci, che viene compensata solo in parte, a causa soprattutto di un minore accumulo di neve.

 

Dalla caduta dell'Unione Sovietica, un deficit di dati da colmare

In Asia centrale, la fusione delle nevi e del ghiacciaio dei ghiacciai, rappresenta una importante risorsa per l'approvvigionamento idrico delle valli. Il bacino del Kyzylsu, ad esempio, contribuisce ad alimentare uno dei principali fiumi dell’Asia centrale, l'Amu Darya, che un tempo era un affluente del grande lago d’Aral, una sorta di mare tra le vette d’Asia, fino agli anni Cinquanta riconosciuto come quarto algo più grande al mondo, andato incontro a un progressivo prosciugamento a causa della deviazione dei suoi affluenti, realizzata allo scopo di irrigare i campi di cotone creati nel deserto nell’era sovietica. 

Qualora nuovi studi confermassero che il ghiacciaio, ed eventualmente altri bacini della regione del Pamir e Karakorum, stiano andando incontro a una perdita dell’equilibrio di massa a lungo conservato, si prospetterebbero gravi conseguenze anche in termini di disponibilità di risorse idriche nella regione. La perdita delle riserve idriche naturali, potrebbe determinare un effetto a cascata, con riduzione nella possibilità di produrre energia elettrica e un progressivo degrado degli ecosistemi. 

Il limite maggiore nella possibilità di prevedere l’evoluzione dei ghiacciai della zona e agire in maniera preventiva per evitare conseguenze sulla popolazione, come sottolineato dai ricercatori austriaci, è la mancanza di dati riferiti a un ampio periodo storico, che va dalla caduta dell’Unione sovietica alle prime nuove installazioni di siti di monitoraggio, come quello del Kyzylsu. Sarebbero necessari e auspicabili, sforzi internazionali per colmare il deficit di conoscenze sullo stato attuale dei ghiacciai del Pamir.

Come riportato nelle conclusioni dell’articolo, lo studio è da considerarsi “un primo passo verso la comprensione del recente declino della salute dei ghiacciai e delle sue cause”. Il lavoro realizzato sul Kyzylsu andrebbe replicato su altri bacini, assicurando la raccolta di “osservazioni in situ continue e di alta qualità delle precipitazioni, fondamentali per comprendere e quantificare i regimi di precipitazione di bacini montani così poco studiati e in gran parte non misurati”. In tal modo sarebbe possibile realizzare affidabili ricostruzioni dei bilanci di massa, utili a “comprendere meglio la sensibilità a lungo termine di questi ghiacciai ai cambiamenti di temperatura e precipitazioni e proiettarne il futuro con fiducia".