'Bianco', un evento per raccontare la tragedia del Frêney e il film dedicato

Oggi alle 19, in piazza Cesare Battisti, il documentario patrocinato e supportato dal CAI sarà al centro di un incontro di TFF con il regista Daniele Vicari e Marco Albino Ferrari. Una storia nella storia, per rileggere una vicenda alpinistica e umana toccante

 

Nel 1961, Walter Bonatti, con sei tra i più forti scalatori degli anni '60, si impegna in una scalata estrema: il Pilone Centrale del Frêney, ultimo grande “problema alpinistico" delle Alpi, ma la vicenda prenderà le tinte della tragedia. Il film Bianco ripercorre questa storia drammatica. Il regista Daniele Vicari e Marco Albino Ferrari ci racconteranno oggi a Trento Film Festival i personaggi, i fatti e la realizzazione del film, che ha preso la forma di una sorta di avventura dentro la storia e l'avventura stessa.

L'evento a Trento Film Festival

L'appuntamento è per oggi, alle ore 19, alla Baita Festival di piazza Cesare Battisti. In caso di pioggia, l'appuntamento sarà spostato al salotto letterario di Montagnalibri. Il film è supportato e patrocinato dal CAI, che vede in questa vicenda una storia potente e dai risvolti umani importanti, che vanno ben al di là della cronaca, che pure al tempo ebbe grandissimo risalto e segnò profondamente Bonatti come uomo, prima ancora che come alpinista. Parteciperà all'incontro il presidente generale del Club Alpino Italiano, Antonio Montani. 

Nella stessa serata, con inizio alle ore 20.45, al Multisala Modena – Sala 3, verrà proiettato Destino Vertical – CAI Eagle Team: Dalle Alpi alla Patagonia, produzione CAI che racconta l’avventura del team sulle pareti più impegnative delle Alpi e della Patagonia.

La tragedia del Frêney

La vicenda della drammatica salita al Pilone Centrale del Frêney ebbe grandissimo risalto all'epoca e fu uno di quei rari casi – in un'epoca ancora non massicciamente “mediatazzata”- in cui una cronaca alpinistica venne seguita sostanzialmente in diretta, per via dei tragici risvolti.

 

Nel luglio del 1961, Walter Bonatti rompe gli indugi e decide di tentare, insieme ad Andrea Oggioni e Roberto Gallieni, la salita dell’ancora inviolato Pilastro Centrale del Frêney. Inviolato sì, ma adocchiato dai più forti alpinisti dell'epoca. Si tratta di una via di altissimo impegno tecnico, fisico e ambientale, ancora oggi un vero banco di prova tra le grandi classiche del versante italiano del Monte Bianco. Insomma, al tempo è quello che a tutti gli effetti può essere definito un vero e proprio “problema”.

 

Bonatti e compagni, nella notte tra il 9 e il 10 luglio, salgono al bivacco della Forche, dove incontrano la cordata francese costituita da Pierre Mazeaud, Pierre Kohlmann, Robert Guillaume e Antoine Vieille. La densità di valore alpinistico in quella baita è enorme, pari alla consapevolezza che non è la competizione la soluzione giusta per affrontare la scalata. I due gruppi decidono di così di unirsi. Il giorno seguente, tuttavia, quando ormai erano giunti ai piedi dell'ultimo pilastro di granito che avrebbe poi permesso loro di raggiungere la cresta sommitale, sopraggiunge un temporale. Mazeaud, che aveva per primo attaccato la parete, è costretto a ripiegare quando mancano appena 150 metri alla vetta.

 

Da quel momento, inizia per gli alpinisti un vero e proprio calvario, una lotta per sopravvivere con tragiche conseguenze. Una scarica elettrica ustiona il viso di Pierre Kohlmann, poi la tempesta costringe al bivacco forzato le cordate ai piedi della Chandelle. Le condizioni meteo non migliorano e Bonatti decide di provare a scendere, con l’obiettivo di raggiungere la Capanna Gamba. Procedendo faticosamente nella neve fresca e in mezzo alla tormenta, gli alpinisti proseguono sul ghiacciaio del Freney, ma Antoine Vieille muore ai Rochers Gruber e Robert Guillaume cade in un crepaccio. Giunti ai piedi del canalino dell’Innominata, ultimo vero ostacolo prima della salvezza rappresentata dalla Capanna Gamba, Bonatti, Gallieni e Kohlmann riescono a salire fino al colle per primi, mentre Andrea Oggioni resta bloccato da un nodo alle corde ghiacciate e Mazeaud rimane con lui. Bonatti e Gallieni riescono a risalire con i soccorritori verso il Colle dell’Innominata, ma trovano già morti Kohlmann e Oggioni, riuscendo a trarre in salvo solo Mazeaud.

Le polemiche

L’eco della tragedia del Frêney è enorme in tutta Europa, facendo scaturire accuse a Walter Bonatti, già finito al centro delle discussioni sulla spedizione italiana al K2. La polemica sui limiti dell'alpinismo infuria. Lo stesso Bonatti, turbato dalla vicenda e demoralizzato dai ripetuti attacchi mediatici e personali perpetuati contro di lui, viene convinto proprio dall'amico Pierre Mazeaud a proseguire l’attività alpinistica.