Pastore maremmano di guardia a un gregge. Foto Wikimedia Commons
Un pastore maremmano abruzzese mentre sorveglia il bestiame
Pastore Maremmano. Wikimedia Commons
“I cani da protezione che proteggono i pascoli non sono aggressivi, sono impegnati a difendere un gregge”. Ricordarselo è fondamentale per convivere in montagna, dove vi sono persone che lavorano con quelle terre.
Invita a frequentare pascoli e alpeggi con la necessaria consapevolezza, il nuovo progetto Guardiani, lanciato nelle Alpi lombarde grazie alla collaborazione tra Parco Nazionale dello Stelvio, il Parco delle Orobie Valtellinesi, il Parco dell’Adamello e la Provincia di Sondrio. Lo fa partendo da una delle grandi sfide contemporanee del territorio montano: la presenza negli stessi ambiti di frequentatori e turisti con aspettative e approcci molto lontani tra loro, chiamati a dialogare con chi, nelle stesse montagne, vive e lavora. In primis pastori e allevatori, figure che utilizzano sempre più spesso cani da protezione del bestiame per tutelare i propri greggi dai grandi predatori, tornati a popolare in maniera consistente la dorsale alpina.
Conoscere queste realtà, conoscere i giusti approcci per confrontarsi con cani di grandi dimensioni potenzialmente pericolosi per l’uomo, diventa un aspetto sempre più importante, tanto da unire i Parchi Nazionali della zona della Valtellina all’interno del progetto Guardiani, pensato per informare e fornire indicazioni utili agli addetti ai lavori come ai turisti.
Il webinar
La prima tappa pubblica si è tenuta il 28 aprile, con un webinar di presentazione del progetto. L’esperta Luisa Vielmi ha ricostruito l’attuale contesto e parlato di come approcciarsi ai cani da guardiania così come ai predatori che possano presentarsi. Il tema centrale è quello della convivenza. Ricordarsi che la montagna è anche un luogo di lavoro e sussistenza, che i cani da protezione hanno un’utilità professionale per difendere greggi e allevamenti è fondamentale.
Se è legittimo poter vivere la montagna in sicurezza, altrettanto doveroso è essere consapevoli di non essere gli unici visitatori, e che per altri il medesimo contesto è alla base della propria professione e della propria vita.
Il comportamento dei cani
I cani da protezione non sono “aggressivi”, ma stanno lavorando per difendere il gregge. Alla vista di figure non conosciute, la loro reazione segue una sequenza ben precisa. Prima il controllo, olfattivo e visivo, dello “straniero”. A seguire, una serie di segnali comunicativi, studiabili attraverso la postura, l’abbaio e il movimento. Infine, l’avvicinamento a quello che potrebbe essere un pericolo per il gregge. Un codice preciso di comunicazione, che unisce il corpo, lo sguardo, il suono oltre agli odori e ai feromoni, “strumenti” che i predatori come il lupo comprendono bene. E che spesso interpretano allontanandosi dal possibile scontro.
Come comportarsi
Un grande tema, umanissimo, è quello della reazione umana. Banale ma fondamentale: occorre mantenere la calma, gesti affrettati e avventati possono provocare una reazione aggressiva.
Gli errori comuni delle persone, ha ricordato la Vielmi, “sono quelli di cercare di toccare il cane, guardarlo fisso negli occhi, correre, urlare e lanciare oggetti. È pericoloso avvicinarsi al gregge e anche solo scattare foto da distanze ridotte, così come cercare di calmare i guardiani con del cibo. Per chi poi è in escursione con un proprio cane, è importante tenerne il controllo, senza lasciarlo libero. Per gli animali di piccole dimensioni, si consiglia di nasconderlo sotto una giacca, o nello zaino”.
L’ideale sarebbe osservare da lontano ma, se ci si avvicina a un gregge protetto, è importante mantenere la calma riducendo le possibilità di contatto, visivo prima che fisico, e di interazione. Allontanarsi lentamente e aggirare il gregge aiuta a non essere percepiti come minaccia.
"Gli errori più comuni? Guardare il cane fisso negli occhi, cercare di toccarlo, correre, offrire cibo" Maria Luisa Vielmi
La convivenza
Si torna alla convivenza. Chi si trova in montagna deve ricordare che il comportamento del cane da protezione non dipende solo dalle sue caratteristiche genetiche, anzi. “È una creatura che si muove in un ambiente complesso, che ha esperienze, condizioni di salute differenti e un suo vissuto di ‘relazioni’ con gli animali e con l’uomo”.
Ripeterlo non guasta: il cane è uno degli elementi di un luogo di lavoro, non di un’attrazione turistica. Rispettare allevatori e pastori, i loro animali e la fauna selvatica è fondamentale.
L’educazione e l’informazione sono importanti, altrettanto lo è la normativa in materia. Vi sono differenze, anche marcate, tra i diversi regolamenti regionali. Per arrivare a una legge nazionale, è nato il progetto www.caniprotezionebestiame.it, che coinvolge associazioni, esperti, enti e addetti ai lavori.
La posizione del CAI
Il gruppo grandi carnivori del CAI osserva con grande attenzione il mondo della pastorizia e tutti gli attori che vi operano e coopera con impegno e misura. "Il cane da guardiania è dalla notte dei tempi uno degli alleati più efficaci ed affidabili nell'aiutare l'uomo a difendere le proprie greggi dal lupo. Oggi come allora l'utilizzo dei cani risulta altrettanto efficace - spiega Davide Berton, coordinatore del gruppo grandi carnivori-. Va pero' considerato che nella frenesia del mondo d'oggi e nella complessità della questione lupo e grandi carnivori, in un territorio antropizzato e globalizzato come il nostro, è necessario porsi con consapevolezza. Non basta infatti invocare la presenza dei cani per risolvere la questione, soprattutto se lo si fa senza essere protagonisti diretti di questa ‘battaglia’. Bisogna approcciarsi con rispetto e con equilibrio considerando le difficoltà che l'allevatore si trova suo malgrado a vivere”.
“Prima di tutto serve rispetto verso chi ogni giorno deve condurre la propria attività con grandi difficoltà ed incognite” Davide Berton
Un cambio di prospettiva necessario
Le soluzioni facili e immediate ai problemi non esistono ed è necessario sempre che chi frequenta la montagna sappia porsi nella giusta prospettiva. “Gestire, governare e addestrare cani da guardiania porta certamente benefici, ma non è assolutamente una passeggiata. La presunzione di aver letto che funzionano e per questo pontificare che tutto potrebbe risolversi con dei buoni cani non aiuta a stemperare il clima teso e polarizzato che si è creato e che il mondo social purtroppo amplifica. Prima di tutto serve rispetto verso chi ogni giorno deve condurre la propria attività con grandi difficoltà ed incognite. La nostra parte, quella di persone che il mondo rurale e la natura la vivono in modo marginale come frequentatori occasionali la dobbiamo fare con umiltà e intelligenza. La presenza reale nei pascoli del cane da guardiania è una presenza solida ed ingombrante e bisogna sapersi comportare responsabilmente in caso di incontro, bisogna mettersi nella prospettiva che la coesistenza che tanto si invoca necessita di cambiamenti e rinunce anche per chi fa escursioni in ambiente".
L'importanza degli incontri
"Senza conoscenze approfondite delle difficoltà, dei rischi del limite che a volte la situazione genera e senza mettersi in gioco veramente non serve a niente sentenziare -come troppo spesso si legge e si sente- bastano due cani ed il problema è risolto. No, le difficoltà generate dal ritorno dei grandi carnivori si risolvono tutti insieme in un difficile esercizio di pazienza, rinunce e rispetto, ognuno in base al proprio ruolo e contesto in cui ci si trova ad agire. Viva quindi incontri come quelli del webinair, che fanno conoscere nella giusta luce il pastore Maremmano Abruzzese, animale eccezionale ed utile alleato dell'uomo e abbasso il brusio di fondo che inquina la discussione e complica la già difficile situazione".