Il bosco, luogo magico
Dino Buzzati © Wikimedia Commons
Dino Buzzati
I segreti del bosco vecchio
Del rapporto di Dino Buzzati con la montagna, le Dolomiti e l'alpinismo si è scritto moltissimo. Eppure, nonostante il tema sia molto affine alle inclinazioni de Lo Scarpone, c'è un aspetto, pure questo evidente a tutti, che personalmente mi intriga molto di più: il confine sfumato tra reale e fantastico dello scrivere di Buzzati, che a ben guardare non è una linea di demarcazione poco evidente, quanto un gioco di mescolanze che diventa corpo, materia di narrazione.
Il bosco, un mondo a parte
E dove questo gioco può realizzarsi al meglio, se non in un bosco, terreno per eccellenza del mistero, delle ombre, dei suoni senza volto. Là, nel fondo, tra gli alberi - ma sono poi davvero solo alberi? - la fantasia può prendere forma intorno a ricordi, leggende, storie di paese e dare vita a una nuova danza di parole e racconti.
Il segreto del bosco vecchio è un romanzo breve, risalente al 1935, in cui una faccenda molto pratica come l'abbattimento di un bosco improduttivo, secondo i canoni dell'economia più spicciola, viene contrastata dalle creature che abitano la foresta. Sebastiano Procolo, colonello in pensione, non avrà vita facile nel cercare di mettere in atto i propri propositi e - nonostante una astuta alleanza con il vento Matteo- dovrà fare i conti con il domino di forze innescato.
Natura e uomo: quale distinzione?
In questo bel romanzo di Buzzati, non è tanto l'irrazionale a prendere il sopravvento, ma una razionalità imprevedibile e personale, legata a singoli interessi che vanno in conflitto. Proprio come nelle nostre reali vite quotidiane, anche i personaggi del libro si animano e agiscono in base a privati interessi, alleanze, simpatie e antipatie sedimentate nell'esperienza personale. E così anche il vento Matteo, dopo essere stato liberato dalla grotta in cui era prigioniero, dovrà fare i conti con un mondo cambiato.
"Non fu quella la maggiore amarezza di Matteo in quei giorni. La sera dopo, svicolando lungo la Valle di Fondo, egli incontrò un altro vento di notevolissima portata.
«Cosa fai tu qui?» chiese Matteo in tono villano.
«Sono il vento della valle, se permetti» fece l'altro «mi chiamo Evaristo».
Dopo la liberazione dalla caverna, Matteo non aveva infatti ancora appreso di essere stato sostituito, in quei vent'anni, nella Valle di Fondo, da un altro vento. Nessuno, neppure le pietre, aveva osato dirgli la verità, per paura della sua ira. Così lo venne a sapere dallo stesso suo rivale.
Conviene notare che di Evaristo tutta la popolazione era nel complesso soddisfatta. Non che fosse l'ideale neppure lui. Ma in quei vent'anni non aveva mai fatto gran rovine e, per quanto un po' pigro, rispondeva quasi sempre agli appelli quando i valligiani, disperati per la siccità, organizzavano processioni propiziatrici. Evaristo allora usciva dall'abituale letargo, e radunava, senza badar gran che alla qualità, un numero di nubi sufficiente ad abbeverare i prati riarsi".
In un tempo che è scandito da secoli di tradizione, il cambiamento è sempre fonte di grande turbamento, ma le novità del mondo vengo digerite con la consueta praticità della vita di montagna. Tanti sono i personaggi che animano Il segreto del bosco vecchio e sarebbe un peccato dirvi altro, tanto più che il romanzo è breve e si lascia consumare più veloce che un fuoco di sterpaglie. Buona lettura!