Idee per arrampicare: Corvara, 'Per Elisa' sulla sud del Sassongher

L'itinerario, aperto con protezioni tradizionali da Matteo Lovat con Jean-Marc Loving, presenta uno sviluppo di 1150 metri, difficoltà fino al VI+. "Quella sequenza di tetti e pareti verticali mi chiamava, nonostante tutti mi dicessero che fosse da matti"

 

Tra novembre 2024 e settembre di quest'anno, Matteo Lovat con Jean-Marc Loving ha aperto sulla parete sud del Sassongher (2.665 metri), sopra Corvara, in alta Val Badia, la via Per Elisa. L'itinerario ha uno sviluppo di 1150 metri (28 tiri) + 150 per la cima, 700 di dislivello, difficoltà fino al VI+ e obbligatorio di VI. Il fattore di rischio non è stato indicato nella relazione "perché si colloca a metà tra R2 e R3. La via alterna roccia buona a ghiaioni - spiega Matteo-. Non è tanto la qualità della roccia in sé...ma il fatto che è necessario avere una buona esperienza per valutarne la compattezza e capire come muoversi". Insomma, una via consigliabile perché "Il Sassogher è di una bellezza evidente: imponente, isolato, è impossibile non rimanere tentati" a patto di avere le skills necessarie per affrontare l'itinerario.

 

"Il Sassogher è di una bellezza evidente: imponente, isolato, è impossibile non rimanere tentati" Matteo Lovat

Una parete quasi intonsa

Sulla sud del Sassongher sono presenti alcune vie. Non troppe in realtà e quella di Lovat interseca solo in un punto la più vecchia tra quelle tracciate. Risale al 1908, ma è stata poco ripetuta per via della qualità della roccia. Lavorando sulle difficoltà però l'alpinista originario di Santa Giustina è riuscito a ricavare un itinerario interessante. "Da quando mi sono trasferito a Corvara e ho alzato gli occhi verso il Sassongher per la prima volta, la sua parete sud è diventata un chiodo fisso. Quella sequenza di tetti e pareti verticali mi chiamava, nonostante tutti mi dicessero che fosse da matti, che la roccia fosse marcia e che non stesse in piedi nulla. La spinta definitiva è arrivata con la notizia più bella: saputo che sarei diventato papà, ho deciso che era il momento di cercare quel passaggio. Ho trovato subito in Jean-Marc Moling un compagno d'avventura fidato e il supporto della mia compagna Chantal, che hanno creduto ciecamente nella mia visione".

Il primo tentativo

A novembre 2024 la cordata ha attaccato la parete, con un'etica chiara: "protezioni il più possibile tradizionali lungo i tiri (chiodi e protezioni veloci) e soste sicure attrezzate a spit, pensate per garantire tranquillità anche a chi deciderà di ripercorrerla in futuro. Smentendo ogni scetticismo, la parete ci regala dei tiri bellissimi su roccia inaspettatamente solida e compatta. Quel giorno, però, le ore volano e la cima resta lontana: rientriamo in doppia, con la testa già proiettata al seguito".

La volta buona

I progetti erano ben definiti in testa, ma ancora una volta la montagna e la vita hanno impartito una lezione di pazienza ai due alpinisti. "Ci sono voluti quasi due anni prima di poter ritornare. Un lungo stop forzato a causa di un infortunio di Jean-Marc ci ha fatto attendere. Sabato 12 settembre 2026 arriva finalmente la finestra perfetta. Partiamo da casa alle 6 del mattino con gli zaini carichi di chiodi. La via si srotola davanti a noi in modo quasi surreale: tiro dopo tiro, seguiamo esattamente la linea che avevo immaginato per anni osservando la parete da ogni angolazione. È un'arrampicata continua, esigente, che cambia pelle tra placche compatte, fessure e passaggi delicati. Come mi ha detto Jean-Marc a metà parete: 'Questa via ha il carattere di tua figlia: è testarda!'. Alle ultime luci della sera, sbuchiamo sulla cresta finale e raggiungiamo la croce di vetta. Ad attenderci, un tramonto mozzafiato e la soddisfazione indescrivibile di aver dato vita a una linea sognata così a lungo. Per una via nata pensando alla famiglia e alla pazienza di attendere il momento giusto, il nome non poteva che essere uno solo: a mia figlia, 'Per Elisa'".

 

“Tiro dopo tiro, seguiamo esattamente la linea che avevo immaginato per anni osservando la parete da ogni angolazione. È un'arrampicata continua, esigente, che cambia pelle tra placche compatte, fessure e passaggi delicati”. 

Lovat è assolutamente soddisfatto del risultato, ma dal momento che sono passati un paio di anni e a dicembre la famiglia si allargherà con un maschietto, sta già pensando a "pareggiare i conti" con una via da dedicare al nuovo arrivato...

Avvicinamento

Per chi volesse ripetere la via, dal paese di Corvara bisogna prendere il sentiero 4A in direzione Col Pradat. Dopo circa 30 minuti, superato un grosso masso sul sentiero e la successiva panchina, abbandonare il sentiero principale per seguire la traccia che si addentra nel bosco. Continuare lungo la traccia (a tratti poco evidente) fino a uscire dalla vegetazione. Proseguire tra mughi e ghiaione, rimanendo sulla sinistra del ghiaione principale (faccia a monte) e puntando direttamente alla parete. Attraversare il ghiaione verso la fine, arrivando quasi alla base della via. La discesa: dalla cima seguire il sentiero numero 7 del Sassongher che riporta a valle verso il punto di partenza.

Materiale

Come detto, le soste sono attrezzate a fix, così come l'ultimo tiro, con 3 spit, dal momento che Lovat aveva finito i chiodi. Per una ripetizione sono consigliate 2 mezze corde da 50 metri, le possibilità di integrare non mancano.